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domenica 8 Dicembre 2019

Soros, l’Ucraina, l’Europa: crei le crisi poi le risolvi a tuo vantaggio

Il personaggio è noto e decisamente discusso. George Soros, forte della sua montagna di miliardi ha deciso da tempo di raddrizzare il mondo secondo la sua visione dei diritti e della democrazia. Gioca sporco, se serve, e lo ha fatto sovente. Per l’Ucraina lo ha candidamente ammesso, vantandosene.

Ucraina ed Europa, che fare?

Soros e le crisi fatte in casa, titolo “Ucraina ed Europa, che fare?”
È la domanda retorica che si pone George Soros per offrire la sua saggezza al mondo
Il saggio di George Soros, sarà pubblicato dalla New York Review of Books l’8 Ottobre, ma è già disponibile on-line sulla New York Review of Books dal 16 settembre. Subito ripreso dal Corriere della Sera.
In realtà, sugli interessi del magnate multimiliardario sull’Ucraina già ne avevano raccontato su Remocontro del primo agosto 2014.

Soros aveva rivelato a Fareed Zakaria della CNN di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che ha contribuito al colpo di Stato contro il presidente Viktor Ianukovitch e all’insediamento di un governo sostenuto dagli Stati Uniti.
L’intervista è da manuale del buon giornalismo: “molte persone sostengono che lei, durante le rivoluzioni del 1989 ha finanziato un sacco di attività di gruppi dissidenti della società civile in Europa orientale, in Polonia, nella Repubblica ceca. Sta facendo cose simili anche in Ucraina?”
“Ho creato una fondazione in Ucraina già prima che il paese diventasse indipendente dalla Russia”.

Dai tempi della fallita
“Rivoluzione arancione”

E’ noto che George Soros ha lavorato in collaborazione con l’USAID, la National Endowment for Democracy, l’International Republican Institute, il National Democratic Institute for International Affairs e la Freedom House per sostenere e far scoppiare rivoluzioni non cruente nell’Esteuropa e in Asia centrale ex sovietica.
Ancora un assaggio della vecchia intervista.
L’accusa agli ucraini di essere anti-semiti, fascisti antisemiti. “Lei è di origine ebraica. Ha rilevato antisemitismo in Ucraina?”. Soros ci gira attorno: «Well, anti-semitisms means collector of the DNA of that part of the world». “È nel Dna di quella parte del mondo”, concede, per difendere gli imbarazzanti ma utili alleati anti russi.

La ‘nuova Ucraina’ di Soros

Ma passiamo all’oggi. Decisamente prolisso il magnate, per cui si impone una sintesi radicale, speriamo più onesta di molte sue intenzioni.
Secondo Soros l’Ue sta affrontando in questo momento almeno 5 crisi diverse: 4 interne, vale a dire l’euro, la Grecia, i migranti e il referendum britannico sul rimanere o meno nell’Ue, ed una esterna, quella che lui definisce «l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina».
Subito, una asserzione senza argomentazione di sostegno.
L’Europa cincischia sulle crisi che nel frattempo di aggravano, ma certo non si possono essere affrontate tutte assieme. Occorre un ordine di priorità.

Per Soros, «l’Ucraina merita priorità assoluta». La ‘nuova Ucraina’ raccontata dal magnate è molto simile alla favola.
«La nuova Ucraina si ispira allo spirito della Rivolta di Piazza Maidan nel febbraio 2014 e cerca di riformare radicalmente il paese». Lo spirito delle formazioni mercenarie neonaziste organizzate con tattiche paramilitari?
Soros sorvola o sbandiera sue interferenze per trasformarle in meriti: «Ho una profonda conoscenza della nuova Ucraina sia grazie alla mia Fondazione che al mio diretto coinvolgimento nel paese. All’inizio dell’anno ho sviluppato quella che ho chiamato “Una strategia vincente per l’Ucraina” e l’ho distribuita tra le autorità europee».

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Più dell’Onu e meglio di Obama

Dagli a Putin, ma così come già sta facendo l’Europa non basta. La Russia che si sente vittima di una aggressione dà ancora più sostegno a Putin. E allora che fare? Allentare le sanzioni? Il contrario: pestare di più la Russia e versare ancora di più nel pozzo profondo che è la ‘nuova Ucraina’.
Ecco la «strategia vincente» di Soros, per far diventare l’Ucraina «Un paese interessante ai fini degli investimenti», e qui esce fuori il miliardario speculatore globale, con qualche credibilità in più rispetto all’esportatore di democrazia che dice di essere. Parla di petrolio, e poi di riforme politiche, di lotta alla corruzione, per un Paese che non funziona. Non salva molto della sua nuova Ucraina attuale.
Eppure, un’Ucraina virtuosa e benestante ‘destabilizzerebbe’ la Russia di Putin. Descritta peggio del diavolo.

Per impedire il successo di questa nuova Ucraina dei sogni, Putin interpretato da Soros, sarebbe «disposto con un intervento militare di larga portata». Ne sa una più della Cia. Ma peggio. Sempre il diabolico Putin, «pronto a rischiare una guerra di larga scala e perfino nucleare, mentre gli alleati dell’Ucraina sono determinati ad evitare il conflitto militare diretto con la Russia».
La Russia pronta all’olocausto nucleare contro un occidente imbelle, è la sintesi. Peggio di Donald Trump.

Kateryna Yushenko ex firt lady ucraina, militante di formazioni naziste cresciuta negli Stati Uniti
Kateryna Yushenko ex firt lady ucraina, militante di formazioni naziste cresciuta negli Stati Uniti

Un Paese pronto ad esplodere

Soros ha certamente il coraggio delle sue opinioni che esprime senza giraci attorno.
«Gli aiuti all’ Ucraina dovrebbero essere considerati alla stregua di spese per la difesa».
Frase forte. L’Ucraina come strumento, arma del blocco occidentale sul ‘fronte est’. Ed ecco che i 3.4 miliardi di euro UE a favore dell’Ucraina diventano un prestito ‘assolutamente inadeguato’. Meglio lo stanziamento dell’ 1% del bilancio europeo a favore della difesa dell’Ucraina, sempre che l’Europa faccia «tutto ciò che è necessario» a sostegno del successo ucraino. La guerra forse.
L’accordo Minsk-2 del febbraio firmato da Putin, Poroshenko, Hollande e Merkel viene definito una trappola. Colpevoli Hollande e Merkel, «ansiosi di evitare il confronto militare». Il quasi collasso finanziario per i ritardi negli aiuti finanziari del FMI. Svalutazione, mercato nero dei cambi, peggioramento della qualità di vita. Brutta situazione.

Solo colpevoli esterni?

Qualche colpa viene distribuita anche in casa. Gli oligarchi, ad esempio, «più esperti nel difendere i propri interessi di quanto lo fossero i riformisti nel frenarli». Soros cita i tentativi di riformare la polizia, di introdurre trasparenza e appalti. Scarsi risultati «e la popolazione in generale è sempre più scontenta della lentezza delle riforme e del continuo peggioramento della qualità della vita». Possibile punto di rottura «in qualsiasi momento».
E attenti agli accordi di Minsk, a non «spingere troppo il presidente Poroshenko a fare concessioni unilaterali ai separatisti. Come recentemente dimostrato dallo spargimento di sangue di fronte al parlamento ucraino, gli elementi ultranazionalisti sono sul punto di ribellarsi. In breve, la condizione politica ed economica della nuova Ucraina è estremamente precaria».

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Come uscire dal pasticcio 

Si torna al che fare? Ancora Putin e la Russia. «L’Ucraina non è in grado di prevalere militarmente sulla Russia», concede Soros. Il seguito, decisamente più equivoco, impone la citazione testuale.
La nuova Ucraina «dispone di una vasta popolazione e di un esercito di provata efficienza desideroso di difendere l’Unione Europea per il tramite della autodifesa». Poco chiaro. L’Ucraina ultimo baluardo in conto di chi?
E dov’è ‘l’esercito di provata efficienza’?

Quando fa lo stratega, il magnate incespica facilmente.
Ed ecco «I due rami della strategia vincente» aggiornata. Mantenere il conflitto militare sotto controllo e soldi, soldi soldi, cercando di accontentare tutti. Il passaggio logico, in realtà appare è un po’ confuso. Imbonire la cattivissima Russia che, secondo Soros stava preparando la bomba atomica? Strano.
Certezza ripetuta dal magnate, i soldi che devono piovere sull’Ucraina a evitarne il crack finanziario.

Ancora la Merkel decisiva, più generosa che per la Grecia. Ora serve una ‘svolta’ per l’Ucraina sull’esempio degli Stati Uniti. E il presidente Obama che potrebbe persuadere la cancelliera Merkel seguire gli Usa.
Il rischio, minaccia il guru politico-finanziario, «è quello di uno Stato fallito di più di 40 milioni di abitanti, che diventerebbe un’altra fonte di rifugiati politici». Dall’Unione Europea maggiori aiuti per salvare se stessa. Da cosa? Dalla Russia di Putin, innanzitutto, e dagli egoismi antisolidali dello spirito originario dell’Unione.

Finale ‘buonista’ da parte di Soros con l’ultima contraddizione incorporata: quell’appello all’Unione solidale dell’Europa che fu, contro gli egoismi che affiorano oggi.
Egoismi anti solidarietà ed accoglienza dal ‘Blocco dell’est’, o ‘blocco baltico’ se si preferisce, dentro cui l’Ucraina andrebbero naturalmente ad aggiungersi.

 

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