lunedì 19 Agosto 2019

C’ERA UNA VOLTA
1956, quando gli ungheresi
furono profughi in fuga

Il dramma ungherese del 1956. L’esodo verso l’Austria per tutto il mese di novembre. A Eisenstadt, nella sola giornata del 4 arrivarono alla stazione ferroviaria oltre cinquemila ungheresi. Piccola avanguardia rispetto ai 200mila ungheresi che trovarono rifugio in Europa dalla guerra in casa

Le date sanguinose della rivolta ungherese vanno dal 23 ottobre al 4 novembre 1956, ma già dal maggio precedente era iniziato un piccolo esodo dall’Ungheria verso l’Austria perché, leggermente mutato il clima politico interno, erano stati semplicemente rimossi alcuni posti di controllo e ridotto il numero delle guardie di frontiera. Poco o nulla in realtà, ma sufficiente a far filtrare attraverso la cortina di ferro parecchie centinaia di persone e a far attivare da parte della Croce rossa austriaca del Burgenland, la piccola regione al confine ungherese, un minimo di strutture con un certo anticipo nonostante l’ondata di novembre fosse in quel momento imprevedibile. Mano a mano che gli avvenimenti di Budapest andavano verso la loro tragica conclusione, la sola Croce rossa austriaca aveva già predisposto campi ad Eisenstadt e Kaisersteinbruch dove prestavano la loro opera numerosi volontari.

 

Ungaren_fluechten confine 400

 

Il primo segnale dell’esodo che sarebbe durato per tutto il mese di novembre, con altri episodi fino a gennaio 1957, avvenne ad Eisenstadt, cittadina famosa fino a quel momento solo per il musicista Franz Joseph Haydn. Nella sola giornata del 4 arrivarono alla stazione ferroviaria oltre cinquemila ungheresi. Tra essi i numerosissimi feriti che furono subito trasportati a Vienna. Si trattava di una piccola avanguardia, perché – quando si tirarono le somme – una stima realistica totale dei profughi riparati in Austria si aggirava intorno alle duecentomila unità. Nei mesi successivi il nuovo governo ungherese appoggiato dai sovietici pubblicò una statistica sui «controrivoluzionari espatriati illegalmente» nel mese di novembre stimandone il numero intorno ai centoventimila: anche se non fornisce la controprova esatta, il dato conferma comunque l’altissimo numero di espatriati in poco tempo e in condizioni affatto normali.

 

hungarian refuges fb

 

L’agenzia delle Nazioni Unite UNHCR – costituita nel 1951 dopo le drammatiche esperienze della Seconda Guerra mondiale – subì la prima grande prova dalla sua fondazione e fornì un altro dato elaborato però solo dopo un biennio: circa centottantamila casi conosciuti, transitati nella stragrande maggioranza attraverso l’Austria. Altri dati anche se non perfettamente concordanti sono tuttavia eloquenti: basti pensare che nella tranquilla Svizzera che accolse altri rifugiati, nell’agosto 1957, a dieci mesi dall’inizio della crisi, il numero di quelli in attesa di una soluzione o di un altro visto, era di circa diecimila. Anche confrontando i dati con attenzione, i numeri restano indubbiamente spaventosi e soprattutto concentrati in un solo mese, prima cioè che le frontiere tornassero ad essere impenetrabili.

 

HUNGARIVALIGE FB

 

Ovvio che la vicenda col tempo fu anche mitizzata e – non senza una certa retorica – si parlò delle ‘braccia aperte dell’Austria’. Resta il fatto che il giovane segretario di stato austriaco Bruno Kreisky già dal 16 novembre ammonì che l’Austria avrebbe incontrato enormi difficoltà nell’affrontare da sola l’emergenza e sarebbero state necessarie un’ampia mobilitazione interna e la collaborazione agli stati europei non direttamente coinvolti. Con rapidità fu allora istituito un comitato nazionale per l’Ungheria e bandita una raccolta di fondi che ebbe uno straordinario successo. Meno aiuti vennero invece dall’estero. Tra mito e realtà dall’esperienza austriaca di quasi sessant’anni addietro, emersero dunque quasi tutti gli aspetti dei quali si dovrebbe tenere conto in una complessa e vasta emergenza umanitaria, compresa la volontà politica di agire o meno.

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