«Fate presto», titolava il Mattino di Napoli all’indomani del terremoto del 1980. E cercate di fare anche bene, aggiungo io. Il riferimento è alla manovra di politica economica che il governo si appresta a varare con la finanziaria del 2016. Ampliare la domanda interna, immettere liquidità a favore di imprese e famiglie, ad un livello più capillare, e di concerto con quanto sta facendo la Bce per il sistema bancario e finanziario. Nel caso in esame, attraverso l’uso della leva fiscale.
A mio parere, i capitoli più urgenti sui quali si dovrebbe intervenire sono: il Mezzogiorno, le imprese, le opere pubbliche, il mercato immobiliare, le banche.
Ma come -si direbbe- l’accento di questo intervento non è sui redditi e sulla capacità di spesa individuale?
Certamente, ma l’obiettivo si dovrà raggiungere in modo più articolato. Non attraverso l’elargizione di somme (gli ottanta euro, per dire), ma stimolando il sistema nel suo complesso.
Un libro dei sogni -si direbbe ancora- vista la limitatezza delle risorse a disposizione. Un libro dei sogni che lo stesso premier ha, però, preso in considerazione attraverso la diffusione del suo crono programma da qui al 2018.
Noi proponiamo l’introduzione di correttivi. Magari distribuendo risorse ed interventi su più capitoli. Forse più limitate, ma in grado di innescare un benefico effetto psicologico, oltre che materiale. Insomma, trovare il modo di incoraggiare la gente a lavorare ed a spendere.
Il Mezzogiorno: si parla di incentivi fiscali. Bene, ma non basta. Già detto, altrove, della necessità di introdurre, in quel territorio, riforme ben più incisive riguardanti il sistema sociale, la politica, la cultura, la sicurezza. Ma in qualche modo bisogna pur cominciare…
Le imprese: ridurre Irap ed Ires, per quanto possibile ed in modo anche marginale, fin dal prossimo anno.
Le opere pubbliche incompiute, poi, e le grandi città che versano in uno stato di degrado dolente per gli occhi e per il cuore, stanno assumendo, anch’esse, connotazioni da emergenza strutturale.
Non è possibile, per dire, che Roma, la capitale, si allaghi ad ogni temporale, o che tanti scheletri in cemento armato facciano bella mostra di sè per tutta la Penisola, esempi di spreco e di abbandono.
Il mercato immobiliare. Il premier parla di eliminazione di Imu e Tasi sulla prima casa. Parliamo di cinque-seimila euro. Ebbene, visto che la coperta è corta, perché non pensare ad una riduzione graduale, che comprenda magari la sola categoria A/2, ed escluda le grandi proprietà ed i redditi più elevati?
I soldi risparmiati potrebbero essere impiegati a ridurre la tassazione sulla compravendita delle seconde case (davvero a livelli assurdi) ed a facilitare nuove forme di business. Per esempio, con il leasing immobiliare che consenta ai cittadini di stipulare contratti di affitto con opzione di acquisto ad una certa data, senza perdere le somme già versate.
Gli immobili rappresentano il cespite più importante della ricchezza degli italiani. E’, attualmente, un mercato potenziale enorme, ma ingessato. Stimolarlo significa riavviare una fetta importantissima dell’economia italiana.
Le banche, infine. Ma come, proprio quelle odiose istituzioni che, secondo il comune pensare, avvelenano il sistema? Sì, proprio quelle che, in realtà, si limitano a fare il proprio lavoro di cerniera importantissima di tutta l’economia.
Non parlo di dare loro soldi che non ci sono, ma di aiutarle a smobilizzare gli enormi crediti deteriorati che detengono in bilancio.
La banca d’Italia parla di circa 350 miliardi di crediti problematici lordi accumulati. Una cifra enorme. Renderla liquida, significa poter liberare risorse importanti da immettere nuovamente nel circuito del credito alle imprese ed alle famiglie. In questo caso, lo Stato dovrà limitarsi solo a favorire la nascita di quella bad bank, la banca “cattiva”, di cui si parla da fin troppo tempo.
Altri lo hanno fatto con successo (la Spagna, per esempio, la cui economia sta viaggiando a ritmi più elevati dei nostri, non a caso). In Italia si traccheggia da almeno tre anni, tra ostacoli di grandi banche che non vi hanno interesse e veti dell’Unione europea che, nel frattempo, ha reso più stringenti le sue regole sugli aiuti di Stato.
L’Italia sta trattando, ma qualcuno ha dichiarato a Bruxelles che i tempi si fanno più lunghi. Ed invece bisogna lavorare per renderli strettissimi. Non è più il caso di tergiversare. Con quali risorse realizzare questo libro dei sogni? Con quelle indicate dallo stesso governo e facendo qualcosa in più. E’ solo questione di volontà politica. L’unico dubbio è se questa volontà esista veramente e se l’attuale, confusa, coalizione sia in grado di realizzarla…