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martedì 19 20 Novembre19

Le diverse guerre che
si combattono in Siria

L’hanno lasciata marcire per 4 anni tra massacri indicibili, la guerra in Siria, lontano dall’essere conclusa attira altri protagonisti sollecitati da fuga di popoli e guerre ‘di rimbalzo’, rischia di travolgere il mondo. Francia e GB ex grandi potenze cercano un ruolo dopo il guaio Libia

Le guerre di rimbalzo. La guerra di Siria, o meglio, le guerre in Siria. Una guerra civile, all’inizio, che se via via arricchita di elementi strategici e di conflitti incrociati diventando un potenziale detonatore che minaccia di far esplodere il mondo. E’ stata lasciata marcire per 4 anni tra massacri indicibili, nella incapacità di scegliere una soluzione condivisa dalla maggior parte della comunità internazionale. E la guerra di Siria produce fuga di popoli e guerre ‘di rimbalzo’ tutt’attorno. Ora quella guerra multipla attira altri protagonisti. Francia e Gran Bretagna, ex grandi potenze cercano nuovamente un ruolo dopo il guaio Libia

 

milizie siria ragazzo fb

 

Conversione francese. Il presidente François Hollande ha detto che dall’8 settembre sono partiti voli di ricognizione dell’ aeronautica francese sul territorio siriano per individuare le basi dello Stato islamico. Nonostante faccia parte della coalizione guidata da Washington, finora la Francia non aveva partecipato ai raid aerei contro lo Stato islamico in Siria ritenendo che un simile intervento avrebbe favorito il regime di Bashar al Assad. Ora Hollande scopre che il gruppo jihadista si è troppo rafforzato in Siria e che per indebolirlo bisogna colpire anche lì, oltre che in Iraq. Per ridurre la minaccia di attacchi in Francia.

 

Droni killer GB. Stessi interessi di ‘bottega’ per il Regno Unito. David Cameron, senza fare alcun annuncio pubblico prima di agire, ammette che già dal 21 agosto i droni dell’aeronautica britannica pilotati da una base nel Linconshire, hanno ucciso due cittadini britannici che si erano arruolati tra i jihadisti in Siria. Il raid, nella zona di Raqqa, cuore dello Stato islamico. Uccisi Reyaad Khan, di Cardiff, e Ruhuel Amin, scozzese. Nel settembre del 2014, il parlamento di Londra aveva autorizzato attacchi aerei contro lo Stato islamico solo in Iraq, e prima aveva respinto la richiesta di Cameron di intervenire in Siria.

 

Exit strategy Iran e Russia. Cambio di strategie, o almeno di tattica, anche da Iran e Russia. Teheran e Mosca sono soprattutto impegnati a sostenere il regime di Bashar al Assad. Ora Assad controlla solo il 25 per cento del paese, la parte occidentale, dalla costa fino al sud di Damasco. I gruppi ribelli e jihadisti avanzano e Assad potrebbe rimanere circondato. Per evitarlo, l’Iran invia pasdaran, miliziani sciiti iracheni ed Hezbollah per difendere l’area di Damasco e le strade verso il Libano mentre la Russia protegge la costa dalle sue basi del Mediterraneo ma, partita di Assade persa, Iran e Russia rilanciano la guerra a Isis.

 

Coalizione strabica. La strana ‘Coalizione internazionale’. Occhi strabici. Ognuno guarda ad obiettivi diversi. Stati Uniti, il Bahrein, la Giordania, il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi Uniti. Da fine agosto, anche la Turchia che, fronte opposto di Iran e Russia, sostiene i ribelli e i gruppi islamici tra cui il Fronte al Nusra, legato ad Al Qaeda, contro lo Stato Islamico. Il Qatar fa arrivare jet nelle basi turche, Ankara consente ai droni statunitensi di eseguire attacchi dalle sue basi nel sud della Turchia e Riyadh ha ottenuto da Washington la tecnologia gps per colpire da grande distanza, senza mettere a rischio i piloti.

 

miliziani Assad-Siria-Guerra- fb

 

L’Erdogan doppiezza. Mentre contribuisce alla coalizione internazionale, la Turchia di Erdoğan contraddice sempre se stessa. Contro Assad anche aiutando Isis, contro Isis ora, ma dei male voglia, contro i curdi che combattono Isis. Guerra torca contro i curdi, è la sostanza. Escalation di morti in vista delle elezioni decisive del primo novembre. Reparti militari turchi sono entrati nel Nord dell’Iraq per un’operazione contro i guerriglieri curdi. La decisione di entrare in Iraq segue l’agguato da parte di un commando Pkk contro un convoglio della polizia, e l’uccisione di 13 agenti. 50 jet di Ankara avevano attaccato in Nord Iraq.

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