venerdì 23 Agosto 2019

La brutta Ungheria
della destra xenofoba

L’ungherese che dice no ai migranti. Viktor Orbàn, il primo ministro di Budapest emblema di quel pezzo d’Europa -‘Blocco dell’Est’- che si sta opponendo all’accoglimento dei profughi dimentica di quanto, in anni non tanto lontani, aveva ricevuto da un’Europa persino troppo generosa con loro

Un’Ungheria che sbanda inesorabilmente a destra, in una deriva xenofoba che sta contagiando tutto il blocco ‘post sovietico’ dell’Europa orientale, isolandolo sempre più dai Paesi fondatori dell’Unione a Occidente. La svolta, il 1 gennaio 2012, quando la nuova e Costituzione è entrata in vigore. I segnali della svolta autoritaria c’erano tutti: la nuova costituzione ha ristretto la separazione dei poteri dello Stato, inserito una legge elettorale antipartiti, escluso i matrimoni omosessuali, aumentato i poteri di polizia. Ed eliminato la dicitura Repubblica accanto alla parola Ungheria.

 

Jobbik elmetto

 

E tutto, ricostruisce Luicano Tirinnanzi su LookOut, è stato opera del premier Viktor Orbàn, il leader del partito nazional populista Fidesz e dominus della politica del Paese da quasi vent’anni. Con una maggioranza assoluta in parlamento, Orbàn è riuscito a completare il suo disegno nel 2013, facendo approvare un pacchetto di emendamenti alla Costituzione. Nel 2014, ulteriore crescita elettorale della destra estremista e xenofoba: i conservatori del partito Fidesz hanno raggiunto la maggioranza di due terzi, e la destra xenofoba e antisemita del partito Jobbik ha il 20% dei voti.

 

Ma chi è Viktor Orbàn? Nato il 31 maggio 1963 nel piccolo villaggio ungherese di Alcsútdoboz, Viktor Orbàn si è formato come avvocato all’università di Budapest e successivamente ha studiato storia della filosofia politica liberale inglese a Oxford. Fondatore di Fidesz, la sua carriera politica comincia con la caduta del muro di Berlino. Diviene primo ministro nel 1998, riconfermato nel 2002, è tornato alla guida dell’Ungheria dal 2010, quando Fidesz e gli alleati cristiano-democratici hanno riconquistato la maggioranza assoluta. Nel dicembre 2011, la nuova legge elettorale controversa.

 

Orbàn non è nuovo a scontri con l’UE, anche se fino alla svolta del 2013 aveva sempre fatto un passo indietro di fronte alle pressioni di Bruxelles. Decisamente controcorrente anche il rapporto di Orban con Mosca. L’Ungheria aveva approvato una legge ‘filorussa’ che puntava ad accelerare la costruzione del gasdotto South Stream. Vincoli burocratici Ue che Orban aveva cercato di superare con regole semplificate la costruzione del gasdotto, ignorando i richiami della Commissione. Alla fine l’Unione è riuscita a mandare a monte il gasdotto South Stream che doveva evitare l’Ucraina.

 

Jobbik sfilata sito

 

Amico di Mosca nemico dei migranti. Nel 2014 il governo Orbàn ha firmato un accordo da 10 miliardi di euro con la Russia per due nuovi reattori alla centrale nucleare di Paks. Sulla politica anti rifugiati, parlano le prove di forza inutili che l’Ungheria esibisce a giorni alterni, rispetto al flusso di disperati che vogliono soltanto attraversare il territorio. Orban caccia il ministro della difesa per non aver finito il muro al confine con la Serbia. E la sua polizia usa spray urticante contro i migranti più decisi. Pensare che gli ungheresi in fuga, profughi nel 1956, furono molti più dei siriani di oggi.

 

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