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mercoledì 13 Novembre 2019

L’Europa post comunista
che rifiuta la solidarietà

Brutta storia che forse è solo una sbandata politica ma che potrebbe essere molto di peggio. Scopriamo che i Paesi post-comunisti, recuperati non troppo tempo fa alla libertà e al benessere dalla solidarietà altrui, ora si isolano tra contrapposti nazionalismi con l’aggiunta di derive xenofobe

Ieri, la marcia dei profughi verso Vienna che ha turbato il mondo. Sempre ieri la Repubblica ceca e la Slovacchia hanno respinto l’ipotesi Eu di quote di rifugiati da ripartire fra tutti i Paesi dell’Unione. E lo hanno fatto senza vergogna. Come l’Ungheria che costruisce mori e spara lacrimogeni contro disperati in transito. Come se, assieme al muro di Berlino, in quei mondi, fosse crollata anche l’idea stessa della solidarietà. Proprio quelli che più ne avevano fruito prima con ‘sconti’ ancora oggi penalizzanti per tutti, sulle regole di ammissione alla Unione europea. E presto si ripeterà con l’Ucraina.

 

 

Orban ferrovia  fb

 

I Paesi post-comunisti non hanno intenzione di farsi carico di un problema epocale, una tragedia continentale e planetaria. E chi ci deve pensare? Gli altri? E quali ‘altri’? ‘Unica risposta -osserva Gian Antonio Stella sul Corsera- spesso, quella del manganello imparata sotto i vecchi regimi? L’Ungheria di Orban e la barriera di filo spinato di 160 chilometri, in parte già costruita, decisa dalla Bulgaria lungo il confine turco. La marchiatura col pennarello troppo simile alle procedure nei lage fatta dai poliziotti cechi. Sussulti e spinte nazionaliste con l’aggiunta di derive xenofobe.

 

Il premier ungherese Viktor Orbán, incassa gli applausi dei nostalgici delle ‘Croci Frecciate’ filo naziste, gridando ai profughi di restare in Turchia, di non invadere -loro musulmani- l’Europa cristiana. Peccato che la Turchia oggi ospita già due milioni di rifugiati da Siria e Iraq in fuga dai miliziani jihadisti. Mentre quelli che premono verso Germania e Svezia, sono 300 mila. Più o meno quanti gli ungheresi che scapparono dopo la repressione del 1956. Molti meno dei polacchi che dopo la caduta del muro si sparpagliarono per il continente contando sulla solidarietà europea.

 

Moralmente un tradimento da Paesi che hanno contato sull’appoggio dell’altra pare d’Europa. Pulsioni politiche preoccupanti. Stella, nell’elenco dei razzismi affioranti ad Oriente, cita la Russia, e fa un elenco. La Polonia, ‘il maggior produttore europeo di oggetti storici e imitazioni del periodo nazista’. O la Bulgaria del partito Ataka. La Boemia, coi razzisti del Děelnická strana (Ds, partito operaio), sciolto dalla Corte Suprema, che diventa Dsss, con l’aggiunta di due ‘ss’. Nazionalisti odiano le rispettive minoranze di confine ma tutti insieme odiano quelli che vengono da fuori.

 

orban filo fb

 

Mesi fa Estonia, Lituania e Lettonia avevano rifiutato di accogliere 700 profughi -‘massimo ne accettiamo 50’-, replicando all’Ue che i profughi andavano aiutati in patria. Se ciò fosse davvero accaduto, Aylan, il bimbo annegato con la mamma e il fratellino non sarebbero fuggiti da Kobane per andare incontro alla morte. Ma, stando alla logica baltica dall’isolamento, per superare la crisi dei profughi andiamo a fare la guerra a Isis in Siria, e poi in Iraq, e in Libia per fermare jiadisti e scafisti assieme? Malafede da miseria politica ‘fascioleghista’ utile solo alla bottega elettorale.

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