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mercoledì 16 Ottobre 2019

Rotta balcanica e mafie
sulle tracce di Solimano

Profughi, esplode la rotta balcanica. L’Ue l’ha sottovalutata e le mafie prosperano. Cooperazione tra polizie interrotta da anni, e fondi tagliati. Collaborazione invece tra organizzazioni criminali locali e ‘subappalto’ di esseri umani. L’assedio di Vienna 1529 del Sultano Solimano il Magnifico

Porta d’Europa. La rotta balcanica è una vecchia porta d’ingresso all’Europa. 500 anni fa su quella rotta giunse alla porte di Vienna, per prendersela, il Sultano Solimano il Magnifico. Da quel 1529, per altri 150 anni furono incursioni e battaglie con l’Ungheria fatta in parte ottomana. Per memoria più recente, basta tornare alla prima guerra mondiale, all’Impero asburgico d’Austria Ungheria, e a Budapest porta di Vienna lungo il Danubio. La storia alla fine si ripete. Già da tempo si poteva comprendere che sarebbe diventata il corridoio dei profughi in fuga dalla guerra. Bastavano occhi e testa.

 

Solimano fb

 

Primavera araba. Usare la testa tra il 2010-11, con l’inizio dei tumulti della Primavera Araba, quando era facile prevedere che la rotta balcanica di tradizione criminale, droga e contrabbando, sarebbe stata utile. Soprattutto per la più forte mafia balcanica, quella albanese kosovara, etnica e a clan. Organizzazioni criminali balcaniche stimolate da cellule di mafie nei Paesi di provenienza dei profughi. Nel Paese d’origine si indirizzano i migranti verso la Grecia e si subappalta alla mafia balcanica la rotta terrestre. Le organizzazioni indicano la rotta e organizzano utili punti di raccolta.

 

Stati deboli. Le tensioni interne ad alcuni paesi balcanici (Macedonia, Grecia, Ungheria o Bulgaria) e l’assenza di controlli forti dei singoli stati come avviene invece in Europa occidentale rendono la rotta balcanica relativamente più semplice di altre per i trafficanti di esseri umani. La costruzione del muro alla frontiera ungherese sembra aver spinto molti a mettersi in marcia di corsa, sfruttando i valichi ancora aperti. Ma a muro ultimato, le organizzazioni criminali cercheranno nuove rotte alternative, in Bulgaria, Croazia o Romania, per aggirare il fermo ungherese e giungere nel nord Europa.

 

Macedonia. Difronte a un aumento esponenziale del numero di migranti che attraversano il confine con la Grecia (passati da 500 a circa 3 mila al giorno secondo il ministro degli Esteri macedone Nikola Popovski), la Macedonia aveva inizialmente optato per la linea dura. Il 20 agosto il governo aveva infatti dichiarato lo stato d’emergenza ai suoi confini meridionali e schierato l’esercito per fermare i migranti. Dopo alcuni giorni di duri scontri, l’esecutivo ha cambiato strategia riaprendo le frontiere e mettendo a disposizione molti treni per trasportare i migranti alla frontiera con la Serbia.

 

Migranti ungheria sbarre 800

 

 Bulgaria. Temendo che la costruzione del muro al confine serbo-ungherese possa costringere i migranti a intraprendere nuove rotte, la Bulgaria ha disposto l’invio di alcuni blindati ai valichi di frontiera con la Macedonia. Finora il paese non è stato particolarmente interessato dal flusso di migranti, principalmente perché, pur essendo membro dell’Ue, non fa parte dell’area Schengen. Va inoltre ricordato che per impedire l’afflusso di migranti nel suo territorio, il paese ha già deciso di ampliare i lavori di costruzione di un proprio muro al confine con la Turchia. Una rotta periferica.

 

Serbia. Oltre 100 mila nel corso dell’anno i migranti che hanno già attraversato la Serbia diretti in Ungheria (23 mila nelle ultime due settimane) mentre altri 4 mila hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo a Belgrado. Sebbene non sia nell’Ue e date le dimensioni territoriali e di popolazione (già accoglie centinaia di migliaia di profughi dalle guerre balcaniche), la Serbia ha affrontato con decisione l’emergenza aprendo nuovi centri di accoglienza dove i profughi possono ottenere un permesso temporaneo di soggiorno per proseguire verso l’Ungheria. A Belgrado situazione difficile.

 

Ungheria. L’Ungheria è l’ultima tappa ‘balcanica’ per le mete Austria, Germania, Svezia, Francia e altri paesi del nord Europa. Dall’inizio dell’anno, l’Ungheria ha registrato circa 100mila richieste d’asilo, più del doppio del 2014, e le 2mila del 2012. Ad agosto cifre aumentate bruscamente con punte di 1.500 al giorno. Si stanno concludendo i lavori per la costruzione del muro al confine con la Serbia, voluto dal premier Orban nonostante le critiche delle istituzioni Ue. Ma filo spinato lungo 175 chilometri e gli oltre 2 mila poliziotti al confine con la Serbia non riescono a contenere la spinta.

 

La polizia di frontiera macedone presidia la linea ferroviaria e

 

Germania. Il 21 agosto l’Ufficio federale tedesco per migranti e rifugiati ha deciso di sospendere le regole di Dublino nei confronti dei cittadini siriani. Ai migranti in arrivo dalla Siria non sarà più chiesto quale sia lo Stato membro dell’Unione europea da cui sono entrati e dove Berlino potrebbe, secondo i regolamenti comunitari, rimpatriarli. Annullati i rimpatri già in programma. L’Ue plaude alla svolta tedesca chiedendo anche ad altri paesi di fare altrettanto, ma in Germania aumentano gli episodi d’intolleranza verso i migranti con incendi alle strutture in allestimento per accogliere i profughi.

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