Privacy Policy In Siria follia assoluta da cui tutti fuggiremmo -
domenica 8 Dicembre 2019

In Siria follia assoluta
da cui tutti fuggiremmo

L’esodo inarrestabile di profughi delle guerre, soprattutto dalla Siria. Fuga di un popolo. I barili incendiari lanciati dalle forze governative sui civili hanno provocato la morte di 117 persone, in gran parte donne e bambini. Il regime feroce e perdente di Assad. Cosa si prepara per Damasco

Tra i crimini del regime sanguinario di Damasco e quelli dei jihadisti del gruppo Stato islamico, non poteva essere che la fuga di un intero popolo anche a rischio di percorsi assurdi e di pericoli assoluti. Di fatto, la situazione in Siria ha raggiunto un livello tale di barbarie incrociate da impedirne la fine non violenta. Con una prevedibile ulteriore escalation di violenze e barbarie incrociate. Secondo gli analisti, omicidi, torture, stupri e la distruzione di intere città proseguiranno ancora a lungo, ma al contempo la situazione è meno bloccata di quanto non fosse all’inizio dell’estate, per più motivi.

 

Una trincea di carcasse di autobus a difendere da cecchini e granate, come fu a Sarajevo
Una trincea di carcasse di autobus a difendere da cecchini e granate, come fu a Sarajevo

 

Ormai appare incontestabile che il regime Assad sia arrivato al capolinea, incrinato dalle sconfitte militari, ora tenuto a distanza dall’Iran (uno dei risultati dell’accordo sul nucleare di Theran), e in piena bancarotta finanziaria. Il regime risulta talmente screditato anche per il comportamento del suo leader, ormai screditato e contestato all’interno della stessa minoranza alawita, quella da cui proviene la famiglia Assad. Ma il dato fondamentale sembra l’ormai certa presa di distanze di Mosca. La Russia pare aver capito che Assad non può vincere e che serve un compromesso a breve.

 

Il segnale di svolta a metà agosto nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, quando la Russia si è accodata alle altre grandi potenze per chiedere una soluzione politica del conflitto. Un altro segno del cambiamento al Cremlino è il moltiplicarsi dei contatti tra Mosca e i paesi sunniti, tutti ostili al regime di Assad. La Russia si sta avvicinando al mondo sunnita perché è consapevole che dopo la conclusione dell’accordo sul nucleare l’Iran si aprirà ai paesi occidentali. E siamo così alla terza trasformazione di scenario che sembra destinata a segnare la fine degli Assad.

 

C’è chi spera e lavora per un accordo di pace tra Usa, Russia, Iran e Arabia Saudita. Per molti unica via per la pace in Siria. Ne discutono ai margini dei comandi Nato e del Consiglio di Sicurezza Onu. E la priorità condivisa tra componenti ostili tra loro e con interessi divergenti, è comunque evitare che la Siria cada definitivamente in mano alle milizie jihadiste salafite, rappresentate da Jabhat Al Nusra e Stato Islamico, che al momento sono le due armate che tengono nelle loro mani le sorti del Paese, dopo lunga una serie di successi militari che hanno spaventato sia ad occidente sia ad oriente.

 

Gli ordigni più incredibili per uccidere di più
Gli ordigni più incredibili per uccidere di più

 

Nessuna coalizione scenderà in campo per salvare il regime di Damasco e il suo presidente. Ma a livello internazionale, qualcuno aveva pensato per Assad ad una ‘soluzione’ come fu con Saddam Hussein in Iraq e Muammar Gheddafi in Libia. Ma proprio i risultati su quei fronti impongono la ricerca di altre soluzioni. Oltre l’esistente oggi in campo, di un Paese diviso tra i territori alawiti del clan di Assad -Damasco, Latakia e la costa siriana- e le aree dove comandano Al Nusra e Stato Islamico, magari con Aleppo capitale alternativa. Una Libia bis come incubo finale per i siriani e il mondo.

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