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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
L’oro nazista in Polonia
L’oro di Salò a Fortezza

Polonia, ritrovato il treno con l’oro nazista, vero ‘al 99%’ dice un ministro. Ma non si sa cosa ci sia. In tempi di rilanciata caccia ai tesori nazisti, sveliamo i segreti dell’oro italiano che ci fu preso dai nazisti. Finito nelle gallerie profonde della roccaforte di Fortezza, in Alto Adige

I cercatori di tesori sparsi per il continente hanno finalmente ottenuto un successo: forse è solo un punto a favore della loro credibilità, ma stavolta qualcosa c’è. La notizia del ritrovamento del ‘treno dell’oro’, sottratto a vittime dei nazisti e nascosto durante la ritirata nei pressi di Breslavia, è stata confermata ufficialmente dalle autorità polacche, ma non sappiamo ancora nulla di preciso sul tesoro. Il destino – si sa – è beffardo e nulla vieta di immaginare che le casse al momento dell’apertura potrebbero anche essere vuote, o meglio già svuotate. In perfetto ordine, ben costruite ed allineate, ma vuote comunque. Qualcosa del genere era già successo negli anni alla fine del secolo scorso, quando si era cercato il famoso tesoro di Fortezza (in provincia di Bolzano): trovata la galleria dove si pensava fossero stati nascosti i lingotti, si scoprì che era vuota e qualcuno indagò ancora scoprendo che erano già stati portati via subito dopo la fine della guerra.

 

Fortezza, roccaforte asburgica in Alto Adige dove fu nascosto l'oro del tesoro italiano
Fortezza, roccaforte asburgica in Alto Adige dove fu nascosto l’oro del tesoro italiano

 

La vicenda a grandi linee è nota: la Germania impose all’Italia, per l’esattezza alla repubblica di Salò, la consegna dell’oro della riserva nazionale. Con metodi convincenti tra la metà di settembre e i primi di ottobre 1943 i tedeschi ottennero che parte dell’oro fosse trasferita a Milano e da qui al sicuro a Fortezza, all’interno di un forte costruito dall’impero asburgico nella prima metà dell’Ottocento per sbarrare la valle che conduceva al Brennero. Gallerie scavate nella roccia e imponenti bastioni in pietra: ancora oggi – meglio se si percorre la strada statale e non l’autostrada – passare sotto quelle mura solide e imponenti produce una certa impressione. Negli anni della guerra poi, con una guarnigione di SS a vegliare sugli spalti, il luogo era ritenuto molto sicuro.

 

La casse col l'oro italiano recuperate in Germania dagli americani
La casse col l’oro italiano recuperate in Germania dagli americani

 

Fortezza era però un nodo ferroviario intensamente trafficato lungo la ferrovia del Brennero e spesso oggetto di bombardamenti; l’oro italiano quindi non sembrava abbastanza al sicuro e si decise per un ulteriore trasferimento in Germania di parti di esso. Una di queste finì alla Svizzera – che aveva ed ha forzieri molto più sicuri di Fortezza – come garanzia di un prestito. La parte più consistente tuttavia rimase in Italia e fu prelevata dagli americani nella metà di maggio del 1945 e riconsegnata agli italiani. In pochi mesi rientrarono anche le parti trasportate nel lontano Scheswig-Holstein e in Austria e alla fine, consultata la documentazione dei trasporti, risultò che tutto era rientrato alla banca d’Italia. Di qualche cassa, per un peso di varie decine di chili, si era perso ogni traccia, ma si trattava in un certo senso di spiccioli.

 

In Polonia caccia a una parte dell'oro nazista
In Polonia caccia a una parte dell’oro nazista

 

Il clima dell’immediato dopo guerra in provincia di Bolzano era tuttavia piuttosto confuso: mentre le autorità italiane riprendevano la propria sovranità su un territorio che era stato annesso al Reich, per mesi continuarono transitare nelle due direzioni ex prigionieri di guerra, reduci o profughi e anche ex nazisti o spie di ogni tipo. Per un po’ rimase nascosto tra le montagne anche un certo Priebke in attesa, si dice, del biglietto che gli avrebbe consentito l’imbarco da Genova per l’Argentina. Altri testimoni oculari furono pronti a giurare di aver visto in quei giorni perfino Otto Skorzeny, il liberatore di Mussolini sul Gran Sasso e qualcuno perfino il dottor Mengele. Le leggende, nate però in un caos autentico, ebbero il sopravvento e quando arrivò il testimone che raccontava del treno intero murato nella galleria ferroviaria, i tempi erano maturi. Come oggi a Breslavia.

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