giovedì 18 luglio 2019

Ucraina è guerra continua
ma mai decisiva. Perché?

La tregua nell’est dell’Ucraina più volte violata in questi giorni con scontri e bombardamenti. Il 17 agosto i ribelli filorussi hanno bombardato il paese di Sartan, vicino al porto di Mariupol. Sempre il 17, i bombardamenti dei governativi vicino a Donetsk avrebbero causato almeno tre vittime. Perché

Bombardamenti in tutto l’est del Paese, in particolare la zona che divide Donetsk e Mariupol, il porto che collega il Donbass ribelle e la Crimea, annessa alla Russia dopo il referendum del marzo 2014. Da Analisi Difesa veniamo a sapere di almeno 58 violazioni della risibile tregua in meno di una settimana. Centinaia e centinaia di scambi di colpi d’artiglieria nelle ultime settimane. Più proiettili e più morti sui due fronti. Con l’obiettivo comune, di minacciare e tenere a bada di fatto solo gli osservatori dell’Osce. Il resto è liturgia diplomatica di proteste tento ripetitive quanto inutili.

 

Ucraina bombe bella 800

 

Come se la guerra in Ucraina fosse ormai considerata una malattia cronica con cui il mondo deve rassegnarsi a convivere a lungo. Senza troppo scandalo. Il fai e non dici o il dici ma non mantieni. Inganno sempre. I governativi lamentano di non poter contrattaccare efficacemente per mancanza di attrezzature necessarie. Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono è pronto a fornire all’Ucraina queste armi, ma la Casa Bianca starebbe bloccando le consegne, probabilmente perché in questo momento la Russia pesa di più su fronti bollenti come Siria e Iran. E l’Ucraina crea imbarazzo.

 

L’Ucraina nazionalista con sempre più imbarazzanti cedimenti nazifasciti, che sbraita tanto e conclude poco, è l’immagine che ne deriva, forse uno degli obiettivi della ‘guerriglia’ e di tante provocazioni lungo tutta la linea del fuoco. Sull’altro fronte invece si spinge al massimo, ma non soltanto sulla parte militare. Anzi: il presidente russo Putin preme sui responsabili della costruzione del ponte sullo stretto di Kerch che unirà direttamente la Crimea alla Russia. ‘Asset strategico che deve essere completato entro la fine del 2018’, ha affermato Putin in una riunione a Novorossjisk.

 

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Ulteriori conquiste territoriali non sembrano tra le priorità nella realpolitik russa molto più rigorosa di quella di Kiev. Sedare una guerra che resta permanente ma a velocità variabili, a seconda delle utilità strategiche, non quelle dei popoli ucraini ma delle grandi potenze che li usano. Guerra cronica che serve anche al governo ucraino per non rendere conto dei disastrosi bilanci statali, della corruzione, dei gruppi armati più scomodi e imbarazzanti trattenuti in prima linea dal conflitto. Con nessuno dei due grandi sponsor della fazioni in lotta che pare fidarsi pienamente dei suoi protetti.

 

e. r.

 

 

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