martedì 18 giugno 2019

Tribunale del Mare e Marò
respinte le richieste italiane

Il tribunale internazionale del diritto del Mare di Amburgo, ha respinto le richieste italiane sui due Marò, Girone e Latorre, e lascia i due fucilieri di marina imputati sotto la giurisdizione indiana che deve ancora decidere del semplice capo di imputazione a tre anni e mezzo dai fatti. Problemi per l’Italia

La sentenza alle 11 esatte, quando il giudice Vladimir Golitsyn, presidente del Tribunale, legge il suo “Ordine sul caso Lexie”. Una sfilza infinita di premesse, riferimenti a leggi e convenzioni internazionali, articoli e commi e sentenza precedenti, le osservazioni contrapposte di Italia e India, dopo infiniti 38 minuti di ‘considering’, la sentenza che stiamo ancora cercando di decrittare in tutti i suoi molti dettagli.

 

Il tribunale di Amburgo non assumerà nessuna misura temporanea sui maro’ in attesa della conclusione dell’iter giudiziario. Lo ha deciso oggi con una sentenza che ha diviso i giudici, 15 a sei.

 

Contentino all’Italia, i due Paesi devono sospendere ogni iniziativa giudiziaria in essere e non intraprenderne di nuove che possano aggravare la disputa.

 

Entro il 28 settembre Roma e New Delhi dovranno presentare un rapporto di ottemperanza sulle misure previste.

 

L’Italia aveva chiesto al Tribunale di consentire il rientro di Salvatore Girone dall’India e la permanenza di Massimiliano Latorre in Italia come misura temporanea.

 

 

Salvatore Girone costretto a New Delhi, nell'Ambasciata d'Italia
Salvatore Girone costretto a New Delhi, nell’Ambasciata d’Italia

 

 

I PUNTI CHIARI E I DUBBI SULL’INTRICATA VICENDA

 

1. Io non so cosa sia esattamente accaduto quella maledetta notte del 15 febbraio di 3 anni e mezzo fa sulla petroliera Enrica Lexie, e nessuno lo sa esattamente. Forse neppure i sei fucilieri di marina imbarcati per un improvvido disorganizzato favore fatto dall’allora ministro alla difesa La Russa agli armatori minacciati da attacchi di pirateria.

 

2. Non lo so io, ma non lo sanno neppure polizia e magistratura indiana che vorrebbero giudicare i due presunto colpevoli. Non lo sa neppure la magistratura italiana che -una volta tanto- avrebbe dovuto emettere subito quegli troppo spesso inutili ‘avvisi di garanzia’, magari ‘fermando’ i due -pure in cella se volete- quando furono in Italia.

 

3. Avremmo avuto una bagarre tra magistrature sulle reciproche competenze, su acque internazionali o territoriali indiane, me non sarebbe diventato uno scontro di prestigi offesi tra Stati ora difficile da dirimere. Ma rimaniamo a cosa sarebbe accaduto. Forse non lo sanno neppure i fucilieri imputati, ammettendo fossero loro due quella notte.

 

4. Io, ad esempio, non so quali fossero le regole di ingaggio e quale la catena di comando. Per capirci, nell’ipotesi di un attacco pirata, come ritenuto fosse lo strano peschereccio, gli ordini li dava Girone, più alto in grado, o il comandante della nave? Io, magistrato italiano, o io autorità militare, lo avrei ascoltato il comandante. Subito subito.

 

5. Io giornalista, da allora mi chiedo chi ci fosse al comando della imprecisata sala navale che in Italia ascolta e coordina e -se del caso ordina- a tutto il naviglio nazionale in qualsiasi mare. Vorrei conoscere il nome di chi ha deciso che la Lexie, in acque internazionali al momento dell’incidente, dovesse tornare in India, e come la scelta fu motivata.

 

6. Io giornalista il nome di quell’ammiraglio l’ho ottenuto (come, è segreto professionale), ma deve essere lo Stato a spezzare la catena delle omertà anche in divisa. Non è colpa sua? Bene, ma fate chiarezza. Gestione comunicativa folle e a perdere, dietro la più stupida interpretazione possibile del segreto istruttorio e/o militare (a salvare chi?).

 

7. Spiegare o cercare risposte -ad esempio- sullo strano peschereccio che avevo più marinai che pescato a bordo. Ricordare i ripetuti allarme pirati quella notte e in quel mare lanciati da altre navi. Dare documento degli avvertimenti radio, luminosi e sonori ignorati. Spiegare come una raffica sparata in aria, per un movimento d’onda possa colpire in basso.

 

8. Comprensibile assieme la reazione di molti lettori di Remocontro non particolarmente vicini alle divise. Ma non si tratta di eccessiva attenzione per i due Marò, che comunque certo non volevano uccidere. Il problema vero è di giustizia e dignità. Non puoi tu, Stato sovrano, ipotizzare il reato di pirateria nei confronti di chi, in nome di un altro Stato, la combatteva.

 

9. L’India ha giocato pesante ed ha giocato sporco. Prima sulle acque internazionali, per la voglia di dare un segnale di forza al mondo, purtroppo trovando di fronte troppa accondiscendenza italiana. Poi la vergogna indicibile di un capo di imputazione che ancora ancora manca dopo 3 anni e mezzo. Non da Stato di diritto ma da Paese vergogna, e va detto.

 

e. r.

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