mercoledì 17 luglio 2019

L’Italia in mezzo a un mare di bombe

Le navi americane cariche di iprite affondate nel ’43 a Bari, le testate all’arsenico inabissate nel ’44 dai tedeschi a Pesaro. Le armi chimiche inabissate nel Tirreno attorno a Napoli dai liberatori americani nel ’45. Poi gli ordigni Nato all’uranio impoverito del 1999 contro la Jugoslavia

Sono oltre 30mila gli ordigni inabissati nel sud del mare Adriatico, di cui 10mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari. Lo denuncia Legambiente dal 2012. Ordigni che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. Nel mare di fronte a Pesaro sono state inabissate 4.300 bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico, mentre nel golfo di Napoli sono finiti 13mila proiettili e 438 barili di iprite. Poi la guerra del 1999 contro la Jugoslavia. Migliaia di bombe a grappolo vietate dalle convenzioni internazionali. Oltre a bombe e missili all’uranio impoverito.

Bomba chimica della seconda guerra mondiale
Bomba chimica della seconda guerra mondiale

Non si salvano neppure le Riserve naturali. Isola di Pianosa, la più piccola dell’arcipelago delle Tremiti. La Capitaneria di porto di Manfredonia nel 1972 ha vietato ancoraggio, pesca subacquea e la balneazione per una profondità di 500 metri dalla costa nelle acque di Pianosa, i cui fondali sono cosparsi di ordigni della Guerra Mondiale. Diverse origini della minaccia per i fondali della zona di Bari. Nel porto del capoluogo pugliese il 2 dicembre 1943 un bombardamento tedesco affondò una ventina di navi alleate. Molte di queste si inabissarono con nelle stive migliaia di bombe chimiche.

Il dossier di Legambiente è puntiglioso: ogni bomba,’ lunga quasi 120 e del diametro di 20 cm conteneva circa 30 kg di iprite, un gas tossico e vescicante, dal caratteristico odore di aglio’. Ordigni micidiali. Con otto bombe si poteva contaminare completamente oltre un ettaro di terreno. Le operazioni di bonifica furono avviate alla fine della guerra e durarono alcuni anni. Rapporti d’epoca raccontano l’entità del fenomeno. I soli ordigni chimici recuperati -una minima parte rispetto al totale- ammontavano a 15.551 bombe d’aereo e 2.533 casse di munizioni. Ma il più resta in mare.

Divieto di balneazione per bombe
Divieto di balneazione per bombe

Più a Nord, nelle Marche. Lo studio di Legambiente cita 84 tonnellate di testate all’arsenico e 1.316 tonnellate di iprite. Una cartografia frutto di indagini svolte negli anni ’50, che mostra la presenza di ordigni lungo la fascia costiera tra Pesaro e Fano. Si tratta di ordigni affondati nel 1944 dai militari tedeschi attestati lungo la Linea Gotica. Lo studio di Legambiente cita 84 tonnellate di testate all’arsenico e 1.316 tonnellate di iprite provenienti dal deposito di Urbino, finite in mare dove ancora oggi continuano ad essere potenzialmente molto pericolose. Una minaccia diffusa, pare.

Il Portolano dell’Istituto Idrografico della Marina denuncia la presenza di ‘decine di mine, siluri, proiettili o altri ordigni esplosivi’ tra mar Adriatico, Ionio e Tirreno. Solo per il basso Adriatico più di 200 i casi documentati di pescatori intossicati e ustionati dalle esalazioni sprigionatesi da armi chimiche portate a galla con le reti. Per il Golfo di Napoli la situazione è vincolata da documenti americani segreti, con un lungo elenco di spostamenti di armamenti chimici avvenuti sino agli anni Ottanta. Lo studio cita atti resi pubblici durante la presidenza Clinton ma poi nuovamente secretati.

Le più recenti bombe Nato del 1999
Le più recenti bombe Nato del 1999

In un incartamento di 51 pagine del 30 gennaio 1989 a cura di Brankowitz, si legge che alla fine 1945, nel Mar Mediterraneo, isola d’Ischia, sono state affondate quantità non specificate di bombe contenenti fosgene, cloruro di cianuro (cyanogen chloride) e cianuro idrato (hydrogen cyanide). In un documento del 2001 redatto a cura del Poligono americano di Aberdeen, invece, Legambiente denuncia sia stato tracciato l’affondamento di 13mila proiettili di mortaio carichi di iprite e 438 barili ‘nell’area di Napoli’. Follia di guerra allora, risparmio economico oggi sulla salute di tutti noi.

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