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mercoledì 16 Ottobre 2019

Asia ‘Cuore della terra’
la nuova frontiera Isis

Fu l’inglese Halford Mackinder, inizio ‘900, a inventarsi la teoria geopolitica dell’Heartland, il ‘Cuore della terra’, area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare il pianeta. La ‘Heartland’ era individuata al centro del continente Eurasia. Obiettivo oggi della strategia Isis

Dunque ritorna all’attenzione del mondo la teoria geopolitica dell’inglese Halford John Mackinder che a inizio ‘900 elaborò la teoria geopolitica dell’Heartland, il ‘Cuore della terra’, un’area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare il pianeta. La ‘Heartland’ era individuata al centro del supercontinente Eurasia. Se ne parla per la prima volta nell’articolo “The Geographical Pivot of History” presentato nel 1904 alla Royal Geographical Society. Mackinder sosteneva che in un paese esistessero ‘elementi che durano nel tempo’, da prendere in considerazione per le scelte strategiche.

 

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E, il Cuore del mondo, per Sir Halford Mackinder era l’Eurasia. Oggetto di contesa tra le grandi potenze d’allora e di sempre nell’area: Russia, India, Cina, Gran Bretagna, e più recentemente Stati Uniti. Un sanguinoso ‘Grande gioco’ mai definitivamente vinto da nessuno dei contendenti. Oggi la regione cruciale tra Asia ed Europa, ricca di risorse energetiche, sta diventando la nuova frontiera dello Stato islamico, l’Isis o Daesh, come lo chiamano nel mondo arabo. Timore diffuso in tutti i paesi islamici che finiscono per ‘stan’, governati in genere da regimi e presidenti-patriarchi autoritari

 

Timori diffusi nei un terrorismo d’importazione oggi rappresentato dai militanti dell’Isis. Il centro maggiore d’instabilità regionale ancora l’Afghanistan. Accanto alla tradizionale forza dei talebani e della rete di Haqqani, si profila un attivismo sempre più rumoroso dell’Isis. Il Pentagono, nei giorni scorsi, ha riconosciuto in un rapporto questa presenza, pur affermando che per i jihadisti si tratta di una “fase iniziale d’esplorazione”, nella quale stanno facendo “limitati sforzi di reclutamento”. Ma questo non basta a tranquillizzare sulla variegata potenziale natura del jihadismo centro-asiatico.

 

Tra talebani e Daesh è ostilità aperta. Una lettera del Mullah Akhtar Mohammad Mansoor, numero due dei talebani, al capo dell’Isis Abu Bakr al Baghdad sul sito internet dei talebani: «L’Emirato islamico (cioè i talebani, ndr.) non considera la molteplicità dei ranghi della jihad come benefica né per la jihad, né per i musulmani. La jihad contro gli americani e i loro alleati va condotta sotto una bandiera e una leadership», dice ancora il documento. L’esponente talebano annuncia che «per difendere le sue conquiste, l’Emirato islamico sarà costretto a reagire». Avvertimento pre guerra.

 

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Per le forze Nato in Afghanistan, combattenti jihadisti stanno affluendo nelle fila dell’Isis. Molti ex sostenitori talebani cambiano bandiera e aderiscono allo Stato islamico perché ritenuto più efficace. Secondo il comandante delle forze di frontiera del Tagikistan sarebbero 1.500 gli ex talebani ed ex al Qaida passati nell’Isis nella provincia di Kunduz, al confine afgano. Tutti coinvolti e minacciati, anche gli Stati ex sovietici della Comunità degli stati indipendenti. Il presidente tagiko Rakhmon è chiaro: ‘Il ritorno di combattenti da Medio Oriente e Afghanistan può destabilizzare l’intera regione’.

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