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venerdì 20 Settembre 2019

Cuba Usa oltre il passato
ma senza dimenticare

Riapre l’ambasciata Usa a Cuba. Kerry: ‘Non più nemici, ma vicini’. Gli Stati Uniti e Cuba ‘non sono prigionieri della storia’, ha detto il segretario di Stato Kerry che ha ringraziato Raul Castro, Barack Obama e Papa Francesco. La bandiera consegnata dai tre marines che l’ammainarono 54 anni fa

Torna a sventolare la bandiera americana su Cuba per la prima volta dal 1961. “Gli Stati Uniti e Cuba non sono più nemici o rivali, ma vicini” dichiara il segretario di Stato Usa John Kerry all’alza bandiera. L’avvio di normali relazioni diplomatiche “non è un favore fatto da un Paese a un altro. Normali relazioni rendono più facile parlarsi. Il parlarsi fa sì che possiamo capirci meglio. Gli Stati Uniti e Cuba non sono prigionieri della storia: Raul Castro e Barack Obama hanno preso decisioni coraggiose”. John Kerry, primo segretario di Stato americano a mettere piede a Cuba dal 1945.

 

La bandiera Usa consegnata dai tre che la ammainarono 54 anni fa ai tre nuovi marines
La bandiera Usa consegnata dai tre che la ammainarono 54 anni fa ai tre nuovi marines

 

Alza bandiera per la riapertura dell’ambasciata americana a L’Avana. Simboli. E la bandiera issata è stata consegnata ai tre marines dai tre militari che l’ammainarono 54 anni fa. ‘Oggi è il giorno per mettere da parte le vecchie barriere”, afferma il segretario di Stato, che subito dopo ha ringraziato papa Francesco per l’importante contributo all’apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni fra Cuba e Stati Uniti. Ed è politica da subito: il segretario di Stato preme su Cuba per le garanzie sui diritti umani su cui, “I cubani devono modellare il loro futuro, meglio serviti da una genuina democrazia”.

 

Accade lo stesso giorno in cui Fidel spegne 89 candeline. Grande accoglienza al segretario di Stato assieme ad un sempre utile esercizio di memoria. Fidel Castro ricorda a Washington il conto per l’embargo di questi decenni contro l’isola comunista, e lo fa senza giri di parole: “Ci dovete molti milioni di dollari”, dice in sostanza il ‘lider maximo’ in un articolo che mette in evidenza quel che pensa degli Usa, a regolare la nuova fase dei rapporti L’Avana-Washington. Memoria sulle politiche Usa neppure così lontane nel tempo, e probabile richiamo interno sulla identità rivoluzionaria cubana.

 

Nel breve articolo, il quasi novantenne Castro non cita esplicitamente il termine “embargo”, così come d’altro lato non fa parola della visita di Kerry o della normalizzazione dei rapporti bilaterali. E’ chiaro però che il tema chiave è proprio il “bloqueo”, economico e non solo, degli Usa con l’isola comunista. E che d’altra parte rappresenta il nodo fondamentale nella nuova tappa del dialogo in corso da dicembre, fase che Cuba e gli Usa affronteranno dopo la riapertura, in programma domani, dell’ ambasciata ‘americana’ all’Avana. Qualche giorno fa, a riaprire è stata l’ambasciata cubana a Washington.

 

Fidel festeggiato da due capi di Stato sudemericani
Fidel festeggiato da due capi di Stato sudemericani

 

Dopo il silenzio degli ultimi mesi, il maggiore dei fratelli Castro ha quindi messo nero su bianco il tema degli “indennizzi”, puntando il dito per ennesima volta contro Washington su più fronti: dalle “bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki” al fatto che “il territorio e le industrie Usa non vennero raggiunti dalla guerra” e che gli Stati Uniti divennero così “il paese più ricco e meglio armato della terra”. Senza dimenticare che “tutto l’oro del mondo andò a finire negli Usa”. Una lettura della storia del secondo ‘900 forse un attimo parziale me non campata in aria. Utile esercizio della memoria.

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