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sabato 18 Gennaio 2020

Le spie, le forze speciali e il terzo servizio segreto

Chiariamo subito che le spie vere non sono James Bond e neppure debbono esserlo. E che quando servono capacità militari ci sono appunto apparati idonei. Problema formale, le tutele alle forze speciali in azioni legate all’intelligence. Ma c’è chi vuole di più: un terzo servizio segreto, solo militare

Notizia con l’inganno di mezza estate: dal ‘chi se ne frega’ alla trappola. Le commissioni Esteri e Difesa del Senato approvano un emendamento del senatore del Pd Nicola Latorre, su ‘intelligence di contrasto in situazioni di crisi o di emergenza all’estero’. Tradotto: in situazioni di emergenza, tipo il rapimento di connazionali, ‘si consente l’impiego dei reparti speciali delle forze armate all’estero in missioni di intelligence, a integrare le risorse operative dei Servizi Segreti, essenzialmente l’Aise’. Elementi delle Forze Speciali in distacco godrebbero delle stesse garanzie degli agenti dei Servizi.

Operazioni speciali sito

Questioni tipo la clausola di non punibilità per gli eventuali reati commessi durante la missione e la possibilità per l’esecutivo di opporre il Segreto di Stato alle eventuali indagini della magistratura. Pare facile. Tra le voci contrarie quella di un altro senatore Pd, Felice Casson che sull’uso distorto del Segreto di Stato ha inciampato più volte da magistrato. Secondo la legge sui Servizi del 2007, le funzioni assegnate ad Aisi e Aise e coordinate dal Dis non possono essere svolte da altri. Missioni di ‘intelligence di contrasto’ (quali?), col rischio di possibili interferenze tra gerarchie militari e civili.

Un buco legislativo reale e qualche volpe sotto diverse ascelle. L’impiego delle Forze Speciali a sostegno dell’intelligence è prassi comune anche nei Paesi che dispongono di strutture di tipo militare nei servizi. Negli Usa, oltre alla Special Activities Division della Cia c’è lo Special Operations Group, responsabile delle operazioni clandestine. In Francia le unità del COS, il Commandement del Opérations Spéciales, agiscono con elementi del Service Action della Dgse, la direzione generale per la sicurezza esterna. Lo ‘E Squadron’ britannico agisce col Sis, il Secret Service noto come MI6.

L’emendamento Latorre non propone strutture operative di intelligence parallele; il caso Gladio e la sua ‘settima divisione’ condizionano i giudizi recenti. E pesa l’inciampo storico italiano sui servizi segreti legato all’uso come polizia politica nel periodo fascista e della successiva guerra fredda con l’Ufficio Affari riservati e Sid, e la loro troppo lenta decontaminazioni. Per fortuna l’attualità è altra. Ma Luciano Piacentini, un passato tra incursori e parà e poi nei servizi segreti, su Analisi Difesa scrive della voglia di un terzo Servizio di Intelligence, quello militare, oltre ad Aise e Aisi. Testuale.

“Dotare il Ministro della Difesa di uno strumento intelligence direttamente dipendente [.] simile ai corrispondenti Servizi britannici (MI6, MI5 e Defence Intelligence), costituendo l’Agenzia di Intelligence militare e trasferendo l’Aise alle dipendenze del Ministro degli Affari Esteri, fermo restante l’Aisi alle dipendenze del Ministro dell’interno [pre riforma, quando era Sisde] ed il DIS [il coordinamento] alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei Ministri o dell’Autorità Delegata”. Un improbabile ritorno al passato con nuove caselle di ambite carriere per feluche e stellette.

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Una storia poco trasparente per i modi con cui, nella stessa sede parlamentare, vengono perseguiti obiettivi senza mai dichiararli chiaramente. Col rischio di diventare anche noi giornalisti parte strumentale soltanto nell’affrontarne il racconto con maggiore o minore malizia. Ma noi restiamo ancorati al ruolo di ‘diplomazia parallela’ come azione principale dei Servizi. Esempio: sicuramente qualcuno dell’Aise sta trattando per ottenere la liberazione dei 4 ostaggi italiani in Libia. Pagheremo ma, grazie al segreto, il ministro Gentiloni potrà raccontare in Parlamento che l’Italia non paga riscatti. E farci ridere.

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