giovedì 18 luglio 2019

Italia India dure sui Marò
ed è solo l’inizio partita

Tante, troppe prudenze e ipocrisie diplomatiche per oltre tre anni e ora si finisce a schiaffi in faccia, scambiati con astio. L’Italia dice all’India che ha un sistema giudiziario da quarto mondo e l’India ribatte che noi siamo un Paese di peracottari truffaldini. In mezzo, ostaggi, i due sfortunati fucilieri

Una volta tanto senza fronzoli ed orpelli: 1) dopo più di 3 anni dai fatti i Marò non sono ancora stati incriminati di alcun reato dalla giustizia indiana. 2) L’India dimostra di disprezzare il giusto processo ritenendoli già colpevoli. 3) Girone è ‘ostaggio’ dell’India, mentre la salute di Latorre è a rischio, se fosse costretto a tornarvi. 4) Delhi viola i diritti fondamentali dei marò e dell’Italia. Manca solo la dichiarazione di guerra. L’ambasciatore Francesco Azzarello non fa il diplomatico quando motiva le ‘Richieste di misure provvisorie’ avanzate dall’Italia al Tribunale di Amburgo.

 

Il presidente del Tribunale del Mare
Il presidente del Tribunale del Mare Vladimir Golitsyn

 

L’India, potenza atomica, replica a muso duro. 1) ‘Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo, a Delhi gode di una vita confortevole’. 2) La salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi consentendogli di tornare a Delhi. 3) Il comportamento dell’Italia è ‘in malafede per non aver mantenuto promesse solenni in passato’. L’India si riferisce al permesso concesso dalla giustizia indiana ai marò di rientrare in Italia per le elezioni 2013. Il governo italiano annunciò poi che non sarebbero tornati in India, ma dopo le proteste i due Fucilieri tornarono nei tempi previsti.

 

Il pasticcio in cui sono finiti i due fucilieri di marina e l’Italia con loro è ben lontano dalla una sua conclusione come qualche sciocco aveva inizialmente cantato dopo l’annuncio del ricorso all’ arbitrato. Entro fine mese -tre anni e mezzo dai fatti- la corte di Amburgo deciderà solo se liberare i due Marò dai vincoli della giustizia Indiana nell’attesa che venga deciso a chi compete processarli. Se va bene, Latorre torna in Italia, se va male è Girone che dovrebbe tornare in India. Ma l’arbitrato vero e proprio è altro. Di chi è la competenza a giudicate i due fucilieri di marina e niente altro.

 

Se ne discuterà all’Aja e a lungo con l’India che -date le premesse- certamente non sarà né sollecita né accomodante. Altri due tre anni prima di arrivare a sapere se l’incidente della Lexie, avvenuto in acque internazionali, deve essere giudicato da un tribunale italiano come sostemiamo noi, o da una corte indiana. Possibile che si avvi una qualche forma di procedimento giudiziario nei confronti dei due Marò solo ad una decina di anni dai fatti. Una minaccia indeterminata nelle accuse e nei tempi che diventa peggiore di qualsiasi condanna ipotizzabile da parte del tribunale più iniquo.

 

Torniamo all’oggi per una interessante contestazione giuridica da parte italiana. La vicenda dell’ Arctic Sunrise, la nave rompighiaccio di Greenpeace sequestrata nel settembre del 2013 dalle autorità russe dopo un blitz di protesta su una piattaforma di Gazprom nell’Artico. L’ equipaggio, 28 attivisti tra cui l’italiano Christian D’Alessandro finì in carcere. Allora il Tribunale di Amburgo, prese atto che la detenzione dell’equipaggio in attesa della soluzione alla controversia, avrebbe provocato un danno. ‘Ogni giorno passato in detenzione è irreversibile’, sentenziò allora il tribunale.

 

Enrica_Lexie strettissima

 

Un speranza senza certezza alcuna. L’Itlos, il Tribunale del mare decise allora, in poche settimane, le «misure cautelari» a tutela dell’equipaggio, ordinando a Mosca di liberare gli attivisti e di consentire alle persone coinvolte di lasciare il Paese non appena il Paese ricorrente, l’Olanda allora, l’Italia forse un domani, avesse versato una cauzione. Allora furono di 3,6 milioni di euro. Potrebbe essere una ipotesi, e neppure tra le peggiori. Cauzione ovviamente a perdere nel caso l’arbitrato decidesse per il processo in India, luogo che i due Marò -una volta usciti- dovranno evitare per sempre.

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