domenica 21 luglio 2019

A Cipro, isola di Venere
greci e turchi fanno pace

Non molti ricordano che l’isola di Cipro è divisa in due parti da oltre 40 anni: Cipro ufficiale nell’ Unione europea, parte greca dell’isola, e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, non riconosciuta ma esistente con antiche ragioni. Ora segnali importanti di riavvicinamento delle due comunità

orse non molti ricordano che l’isola di Cipro, ‘isola di Venere’, come amano raccontarsi per fare poesia e vendere turismo, è divisa in due parti da oltre 40 anni, dal 1974 quando, a un sanguinoso colpo di stato sostenuto dal regime militare di Atene per riunire l’isola con la ‘madre patria’, seguì l’invasione della Turchia per proteggere la minoranza turcocipriota. Alla fine la Turchia ha preso possesso del terzo settentrionale dell’isola, la Repubblica Turca di Cipro del Nord. I grecociprioti che vivevano in quella parte sono fuggiti a sud e i turcociprioti della parte sud si sono spostati a nord.

 

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Replay di ‘pulizia etnica’ concordata o quasi tra Grecia e Turchia che potrebbe presto muoversi in senso contrario. Ma rimaniamo alla storia prima dell’attualità. Alla fine di quel tragico 1974, c’erano due Cipro: la Repubblica di Cipro, riconosciuta all’Onu e quasi esclusivamente di lingua greca, e la Repubblica turca di Cipro nord, riconosciuta unicamente dalla Turchia. Quarantun anni dopo, Cipro è ancora divisa, ma forse -qualcuno sostiene- non per molto. Già prima del 2010, l’allora Presidente della Cipro turca, Ali Talat, ci aveva parlato con insistenza di riunificazione e di ingresso nell’Ue.

 

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Ora è Gwynne Dyer, giornalista canadese che vive a Londra, su Internazionale a rilanciare. Con la trovata del formaggio cipriota tradizionale, halloumi, come lo chiamano nella parte di lingua greca della Repubblica di Cipro, o hellim, come lo chiamano nella Repubblica turca di Cipro nord. Molto buono alla griglia. Ora per all’halloumi/hellim Cipro ha chiesto all’Ue la ‘denominazione di origine protetta’. Domanda congiunta dei due governi rivali. Un piccolo miracolo su cui ragionare. Hanno aiutato i diversi problemi piombati su Cipro della due ‘madrepatrie’ e non molto graditi sull’isola.

 

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I turcociprioti, con Erdogan e la presenza di un governo islamico conservatore in Turchia, hanno dovuto affrontare l’islamizzazione strisciante della loro società, tradizionalmente laica, e non gradiscono. I grecociprioti, che se la sono passata meglio dei vicini turchi dopo la divisione, hanno pagato pegno alla crisi greca e alle follie delle loro banche negli anni del boom, costretti prima di Atene un dolorosissimo piano di salvataggio. I turcociprioti hanno buoni motivi per arrivare a una Cipro riunificata e federale. Ai grecociprioti il togliersi i trentamila soldati turchi dall’isola, piace.

 

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Gwynne Dyer narra che Mustafa Akıncı, eletto presidente del Trnc ad aprile e ha subito chiesto di avviare delle trattative per la riunificazione con il suo collega, il presidente Nicos Anastasiades, che ha subito accettato. Sette incontri personali tra i due presidenti, e una serata condivisa di musica cipriota eseguita dal complesso greco-turco Kyprogenia alla torre di Otello a Famagosta. Entrambi i leader capiscono che è impensabile tornare indietro al 1974, ma entrambi sanno che nessuna delle due comunità si sentirebbe sicura nella parte ‘altra’ anche se avvenisse dentro uno stato unitario.

 

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Ed ecco l’idea di una repubblica federale con due stati. Fine al lungo isolamento dei turcociprioti e ampliamento delle opportunità economiche delle due comunità. L’esercito turco se ne tornerebbe a casa, il filo spinato e le trincee della “linea verde” scomparirebbero e Nicosia, l’ultima capitale divisa del mondo, tornerebbe a essere un’unica città. Una riunificazione molto simile era già stata negoziata tra il 2003 e il 2004, con l’aiuto dell’Unione europea e la benedizione delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, ma fu respinta con referendum dai grecociprioti, più numerosi e allora più ricchi.

 

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