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martedì 19 20 Novembre19

60 cristiani rapiti in Siria
dal monastero di Mar Elian

Siria, ancora odio religioso. L’Isis sequestra 230 civili ad Al Qraryatain, tra loro decine di cristiani. Almeno 60 secondo alcune fonti. I cristiani sequestrati erano ricercati dai miliziani per ‘collaborazionismo con il regime’ ed erano su una lista usata dai miliziani nel rastrellamento

Almeno 60 cristiani, tra cui donne e bambini, tra i 230 civili siriani rapiti dai miliziani dell’Isis dopo la conquista di una cittadina nella provincia di Homs, nella Siria centrale. Lo ha riferisce da Londra l’Osservatorio siriano per i diritti umani, espressione dei ribelli antigovernativi. I jihadisti sono entrati ad al-Qaryatain mercoledì sera. Molti dei cristiani erano sfollati dalla provincia di Aleppo, ha riferito il presidente dell’Osservatorio. I cristiani sequestrati erano ricercati dai miliziani per ‘collaborazionismo con il regime’ ed erano su una lista di nomi usata dai miliziani durante il rastrellamento.

 

Siria chiesa interni

 

Ad al-Qaryatain, nel monastero di Mar Elian (Dar Alyan), a maggio venne rapito il priore, padre Jacques Murad. Stava preparando aiuti per un gruppo di sfollati da Palmira. Secondo l’Osservatorio siriano, alcuni cristiani sarebbero stati prelevati proprio dal monastero. Mar Elian, alla periferia di al-Quaryatayn, è una filiazione del monastero di Deir Mar Musa, rifondato dal gesuita romano Paolo Dall’Oglio, rapito il 29 luglio 2013. Al-Qaryatain si trova al confine dei territori controllati dall’Is nelle campagne di Homs. Prima della guerra c’erano 2000 siro-cattolici, ora sono rimasti 300.

 

Sul fronte militare finisce male il battesimo del fuoco dei ribelli siriani addestrati dagli Stati Uniti. Le prime unità della ‘Divisione 30′ dell’Esercito di liberazione siriano sono entrate in azione all’inizio della settimana, scontrandosi nel Nord con un gruppo di guerriglieri di Al Nusra, emanazione di Al Qaeda. 5 ribelli uccisi e 10 catturati da Al Nusra sul totale dei 54 volontari addestrati dal Pentagono. Il comandante della “Divisione 30”, Ammar al Wawi, addebita il flop agli americani: ‘E’ stata un’imboscata e non ci hanno protetto’. Il Pentagono ribatte, ‘abbiamo dato fuoco di protezione’.

 

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Il governo Usa aveva stanziato fondi per addestrare 1500 ribelli ma la selezione delle reclute è andata a rilento per evitare errori di includere individui compromessi con il regime di Assad o vicini a gruppi jihadisti. Intanto i cacciabombardieri Usa hanno compiuto per la prima volta un raid aereo ‘letale’ sul Nord della Siria decollando da una base nel Sud della Turchia. Problema che investe pure Mosca, che ha a Tartus la più importante base navale nel Mediterraneo. Colloqui  Russia e Stati Uniti, direttamente tra il ministro degli esteri russo Lavrov col segretario di stato Usa John Kerry.

 

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