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venerdì 20 Settembre 2019

Hiroshima 70 anni dopo mentre il Giappone riarma

Un Giappone inquieto per l’anniversario in cui il mondo chiede con più forza la pace necessaria ad evitare la possibile fine collettiva a colpi di ordigni nucleari. Ma 70 anni dopo l’olocausto atomico, il premier giapponese Shinzo Abe ha come in programma il riarmo dell’ex impero del Sol Levante

Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8,15 locali, l’Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica ‘Little Boy’ sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ ordigno ‘Fat Man’ su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100 000 a 200 000 in un lampo, mentre non sono valutabili le vittime successive da radiazioni, ritenute vicine al milione. Da allora si discute e ci si divide sulle ragioni Statunitensi dell’uso dell’arma atomica: arma assoluta per accelerare la fine della guerra, folle sperimentazione degli effetti sull’uomo, dimostrazione di potenza verso la Guerra fredda che già si stava profilando. A favore della tesi dell’esperimento sull’uomo, il fatto che i due ordigni usati erano completamente differenti tra loro: due modi di concepire l’arma totale, una all’uranio 235, l’altra al plutonio 239, da verificare negli effetti devastanti.

 

La bomba atomica su Nagasaki
La bomba atomica su Nagasaki

Un Giappone Imperiale ed aggressivo, 70 anni fa ebbe il coraggio di rinunciare al diritto di belligeranza fondata proprio sulle ceneri di Hiroshima e Nagasaki. A settembre, un parlamento dominato dal partito conservatore e nazionalista di Shinzo Abe, deciderà la modifica costituzionale che prevede la possibilità di ‘Difesa collettiva’. La storia purtroppo insegna che ogni guerra è sempre a ‘difesa’ di qualcosa. In Giappone 70 anni dopo si impone la dura Realpolitik del “si vis pacem para bellum”, invenzione di chi le guerre le sapeva preparare per garantire la pace romana.

Hiroshima
Hiroshima

Abe personaggio discutibile come le sue scelte, ma le mosse pratiche rincorrono l’evoluzione della situazione internazionale. Attorno al Giappone di Hiroshima e Nagasaki c’è la crescita della Cina (ormai potenza economica superiore a Tokio) e del suo budget militare. La Corea del Nord che si nuclearizza. L’alleato americano che, contraddicendo la stessa storia, ora chiede un ruolo più ampio del Giappone nella Difesa in cambio dell’impegno statunitense a difendere anche le isole Senkaku rivendicate da Pechino. Contro questa rincorsa alle ‘buone regioni’ si battono ora i pacifisti a Tokio.

Hiroshima
Hiroshima

Da questa contrapposizione nasce anche un diverso racconto interno della tragedia delle due città colpite dalle atomiche americane. Il nazionalismo che fa di Hiroshima e Nagasaki il lavacro del precedente imperialismo. Dopo quello, conti pari con la storia. Per altri, le città-martiri non coprono le tragedie causate dalla precedente logica militarista. Occhi puntati adesso sull’anniversario della fine della guerra, il 15 di agosto, per vedere se Abe rinnoverà le scuse per le invasioni aggressive del passato. Vale per la Cina e per molti Paesi del Pacifico, dovrebbe valere anche per Pearl Harbor.

L'equipaggio americano che sgancerà la prima bomba atomica
L’equipaggio americano che sgancerà la prima bomba atomica

Ma le ricorrenze si inseguono. Prossimo il rinvio a giudizio dei vertici Tepco per il disastro di Fukushima. E dal 10 agosto potrà essere riattivata la centrale atomica di Sendai col ritorno del Giappone al nucleare civile. E non è soltanto una questione energetica. Qualcuno l’ha chiamata che ‘deterrenza implicita’ -invenzione dialettica e linguistica- ad indicare la possibilità eventuale di costruirsi la bomba atomica, e questo pare essere visto in certi ambienti come fondamentale, e ciò impedisce al Giappone di rinunciare al nucleare civile. 70esimo anniversario cupo per Hiroshima e il mondo.

 

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