venerdì 26 aprile 2019

C’ERA UNA VOLTA
Follie persiane dello Scià nell’ Iran pre Ayatollah

Ottobre 1971 in Iran, a Persepoli, le celebrazioni per i duemilacinquecento anni dell’impero persiano. Sfarzo e cattivo gusto, inizio delle fine per Reza Palhavi, sovrano assoluto e tiranno. La ricostruzione dell’evento, valanga di soldi e spreco per una politica di potenza senza un nuovo Ciro

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Follie Persiane. Una politica di potenza non s’improvvisa dal nulla perché occorrono i mezzi e bisogna saperli impiegare. Poiché però di solito una politica di potenza ha soprattutto una storia alle spalle, ecco il lato più difficile e improvvisare diventa quasi impossibile, perché una tradizione non si inventa: o c’è o non c’è. Nell’ottobre del 1971 in Iran, a Persepoli nei pressi della città di Shiraz, si tennero le celebrazioni per i duemilacinquecento anni dell’impero persiano. L’obiettivo politico – oltre che dubbio dal punto di vista della continuità storica – era di un’ambizione a dir poco sfrenata e dopo poco tempo la solenne celebrazione finì per ritorcersi contro chi l’aveva organizzata. Le polemiche sullo sfarzo e sul cattivo gusto inondarono le pagine dei giornali occidentali e offesero profondamente una parte della popolazione persiana dando fiato all’opposizione soprattutto religiosa e cominciando a erodere il potere del sovrano assoluto.

 

Persepolis sito

 

Secondo alcuni cronisti la preparazione degli eventi era durata almeno una decina d’anni. Come simbolo era stato scelto il celebre ‘cilindro di Ciro’, un blocco di argilla a forma cilindrica – oggi conservato al British Museum di Londra – con una iscrizione in caratteri cuneiformi che legittimava la conquista di Babilonia da parte di Ciro II di Persia avvenuta, secondo la tradizione, il 12 ottobre del 539 a.C. Il testo consisteva nell’impegno di Ciro a rispettare la popolazione della città e non modificarne usi e costumi. Ritenuto oggi un documento di straordinaria importanza per la storia dei diritti concessi da un sovrano ai sudditi, nessuno all’epoca osservò che il governo dello shah, apprestandosi alla solenne celebrazione della nascita di un antico impero ricordandone la magnanimità, utilizzava invece come strumento del proprio potere la famigerata Savak, la polizia segreta forse più crudele mai esistita.

 

IRAN SHAH OF IRAN

 

Furono invitati almeno un centinaio di sovrani regnanti, capi di stato e di governo: una trentina ospitati nella lussuosa tendopoli progettata da un architetto francese che si era ispirato ai campi dei tornei di Francesco I di Francia ed Enrico VIII d’Inghilterra, due sovrani che hanno dato un importante contributo all’Europa moderna, ma il cui legame con la Persia si stenta ancora oggi a capire. La tendopoli poi era stata costruita praticamente sul sito archeologico intorno alla tomba di Ciro e – per fare posto alla pista di un eliporto – era stato semplicemente rimosso un colonnato. Dopo due giorni di festose accoglienze delle delegazioni ufficiali, seguì la parata militare in cui sfilarono migliaia di soldati dell’esercito con uniformi ‘storiche’ su misura (mesi prima era stato ordinato che si facessero crescere la barba) durò parecchie ore ed altrettanto il sontuoso banchetto in cui – non senza una certa stridente contraddizione per un paese musulmano – champagne, bordeaux e cognac di annate pregiate scorsero letteralmente a fiumi.

 

Ruhollah Khomeini

 

Eccezionali anche le misure di sicurezza: la Savak aveva ‘fermato’ preventivamente un migliaio di sospetti e di molti di essi si persero semplicemente le tracce. Nonostante ciò in un documento riservato del Foreign Office britannico, reso noto nel 2002, alla regina Elisabetta fu sconsigliato di recarsi di persona in quanto il tutto era stato definito «undignified and insecure». Ancora oggi si ignora il costo di tutta questa organizzazione e anche il ministro di corte ammise candidamente che comunque si era superato il tetto dei ventidue milioni di dollari del 1971 e un consuntivo esatto non era possibile: Khomeini, all’epoca probabilmente ignaro di cosa gli avrebbe riservato il futuro, definì l’evento ‘il festival del diavolo’.

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