martedì 25 giugno 2019

L’Europa non piace più
Colpe e possibili rimedi

L’Europa che non va. # L’antipatico ministro Wolfgang Schaeuble e la politica arrogante. # Federica Mogherini e lady Catherine Ashton che ululano alla luna. #Flussi migratori e la revisione degli accordi di Dublino. #La Gran Bretagna che deve decidere dove stare. #Politica monetaria da reinventare

E’ bastata l’indiscrezione del settimanale Der Spiegel per innescare la solita canea anti europeista italiana: “l’Europa sta pensando ad una nuova tassa”. Non è così. In Italia un ulteriore aumento fiscale non è proponibile: si tratterà, magari, di destinare all’uopo risorse già esistenti. Sembra anzi, quello proposto, un segnale verso il rafforzamento dell’Europa unita. Venuto dal più insospettabile, l’antipatico ed arrogante ministro Wolfgang Schaeuble che, insieme con il nostro Mario Monti, starebbe pensando alla costituzione di un fondo per le emergenze finanziarie da affidare ad un nuovo responsabile europeo, in modo da rispondere tempestivamente ad eventuali crisi. Se ci fosse stato cinque anni fa, la Grecia non avrebbe subito il calvario che ha dovuto subire. La falla sarebbe stata turata tempestivamente e, probabilmente, tutto sarebbe finito lì.

 

germania_europa

 

L’hanno capito anche i tedeschi e, forse, hanno anche preso atto che, con la loro politica arrogante ed autoritaria, non vanno da nessuna parte. Alla ripresa autunnale, qualcuno (l’Italia, perché no?) dovrà farsi carico di indire una conferenza per ridiscutere i termini di questa Europa che, così com’è, non piace più a nessuno. Le istituzioni europee devono avere un ruolo più significativo. In politica estera non possiamo vedere una Federica Mogherini o, prima, una lady Catherine Ashton che, ogni volta, ululano alla luna, senza contribuire a risolvere mai niente. Non ne hanno neanche le prerogative. In tema di difesa, ognuno va per conto suo, come anche per gli approvvigionamenti degli armamenti, con riflessi immaginabili in termini di standardizzazione dei materiali e ripartizione di costi. Non va bene la gestione dei flussi migratori. Il fenomeno è epocale. L’Italia sta pagando un prezzo insostenibile, e bisognerà arrivare presto ad una revisione degli accordi di Dublino. Soprattutto, non va per niente bene la gestione della politica monetaria ed economica. Nonostante il recente rafforzamento del ruolo della BCE abbia in qualche modo dato un impulso alla politica comune, specialmente in materia bancaria.

 

Sì, va bene, risponderanno in molti: e la gestione integrata, su modello federativo, di questa Europa oggi più che mai divisa? Mi sembra che le materie prese in esame portino necessariamente a questa soluzione. Non si può pensare di gestirle se non sotto un cappello unitario e omnicomprensivo. Un percorso lungo, accidentato, non facile. Soprattutto, bisognerà chiedere alla Gran Bretagna cosa intenda fare da grande: se continuare con la sua comoda politica “dei due forni”, coltivando il suo canale privilegiato con gli USA e, nello stesso tempo, parlando con l’Europa. O decidersi, una buona volta, di essere Stato europeo in piena regola. Il referendum annunciato da David Cameron ci dirà.

Bisognerà chiedere alla Francia di accantonare, una buona volta, la sua “grandeur”, perchè tanto non esiste più. Un caso tra tutti: quando si trattò di produrre un nuovo aereo da combattimento come l’Eurofighter, la Francia pensò bene di farsi in solitudine (ed immaginiamo con quali costi) il suo Rafale che ha venduto, praticamente, alla sola Armée de l’Air ed alla Marine Nationale (il negoziato con l’India sembra irto di ostacoli…). Il caccia europeo, invece, è stato venduto in centinaia di esemplari, anche in Austria, in Arabia Saudita e in alcuni Paesi del Golfo. La signora Angela Merkel, a sua volta, immagino abbia imparato che una politica comune richiede dialogo e riflessione, non arroganza e supponenza. Nessuno ha dimenticato il suo sorrisetto di intesa, a suo tempo, con il modesto signor Nicolas Sarkozy in occasione del G 20 di Cannes, nel 2011.

 

L’Europa dei popoli dovrà sostituire l’Europa degli Stati. Questo è stato detto, e così dovrà essere. Questa enunciazione di principi e di buoni propositi dovrà essere attuata, perché la globalizzazione non aspetta. La finanza internazionale è sempre sul piede di guerra, pronta a colpire il più debole ed il più indeciso. Scricchiolii molto sospetti provengono dalla Cina, dopo lo scoppio della bolla finanziaria. E non è finita, nonostante gli interventi a difesa della banca centrale cinese. Gli Stati Uniti non possono sempre andare avanti con la politica espansiva della Federal Reserve che, infatti, presto avrà fine. Lo stesso programma di Quantitative Easing della BCE è a scadenza. L’Europa, in un quadro di maggiore coesione e coordinamento tra gli Stati aderenti, deve preoccuparsi di far ripartire alla grande l’economia reale, il suo sistema produttivo.

Al momento, solo quello tedesco marcia a pieno regime. Deve ricucire i suoi rapporti economici e politici con la Russia di Putin. Accantonando, per quanto possibile, le manovre degli USA (non sappiamo quanto ancora “Paese alleato” in questo caso) che sono, invece, ben contenti se l’embargo artatamente posto in essere dopo la crisi ucraina continua a fare i suoi danni. L’Europa deve stare molto attenta a mantenersi gli investimenti effettuati sul suo territorio e sulle sue aziende dalla Cina. In caso di crisi grave, infatti, gli operatori delle piazze borsistiche orientali potrebbero dover far ricorso ai loro investimenti in Occidente, per reperire rapidamente liquidità e coprire le loro operazioni in Oriente.

 

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Rispetto a tutto questo discorso, Marie Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo e Matteo Salvini la pensano diversamente? Forse sono in mala fede o non sono bene informati. In Grecia, l’ineffabile Varoufakis rischia di finire sotto inchiesta per alto tradimento per avere studiato, si dice, un piano per attuare la famosa Grexit. La Grecia, ed i greci, hanno scelto di restare in Europa, perchè hanno compreso quali gravi pericoli si sarebbero delineati in caso di uscita. Dopo i fatti greci, in Italia molti “no euro” sono letteralmente spariti, a dimostrazione del fatto che gli italiani sono più intelligenti di quello che si vorrebbe far credere. Perché dovrebbe essere diverso per l’Italia, o per altri Paesi? Decenni di politica comune hanno lasciato il loro segno, nel bene e nel male. Il punto di non ritorno è stato ampiamente superato. Il buon senso vuole che si vada avanti con decisione. Modificando, certo, quelle cose che non piacciono a nessuno. Cedendo, ovviamente, parte della sovranità nazionale.

Ed, in Italia, prendendo finalmente atto che molti dei mali nei quali ci dibattiamo non sono colpa dell’Europa, ma di decenni di malgoverno, che hanno depauperato il Paese e reso sempre più difficile e sofferta la vita di moltissimi, troppi, cittadini.

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