giovedì 23 maggio 2019

Mullah Omar fantasma utile
da evocare sull’Afghanistan

É morto, è rimorto, no, è vivo e vegeto. Per pudore nessuno lo ha fatto ancora risorgere. Mullah Omar, il leader supremo dei talebani, sarebbe morto. E da un bel po’. Due o tre anni fa al confine con il Pakistan. Lo dicono i vertici della sicurezza afghana, la spie, ma il mondo giustamente diffida

Nel fatato mondo afghano tutto può essere e nulla è mai certo, salvo la morte. Con almeno una eccezione. La sorte di mullah Omar, il leader supremo dei talebani, che sarebbe morto, e da un bel po’. Due o tre anni fa al vicino al confine con il Pakistan. Lo dicono vertici della sicurezza afghana, la spie, ma il mondo giustamente diffida. Altre fonti lo vogliono in vita a dirigere l’Emirato islamico di Afghanistan. Il sito web dell’Emirato continua a pubblicare suoi messaggi, come quello di una decina di giorni fa in cui appoggia l’ipotesi di un dialogo con i rappresentanti del governo di Kabul.

 

Mullah-Omar color

 

All’inizio dello scorso aprile,i talebani avevano diffuso una lunga e particolareggiata biografia del leader in occasione del 19° anniversario della sua nomina a comandante supremo, per smentire le voci della sua morte. La notizia della possibile morte di Omar giunge nel momento in cui è stato annunciato secondo round di colloqui fra una delegazione talebana e esponenti del governo per venerdì a Islamabad. La possibile apertura di un dialogo di pace e riconciliazione inter-afghano. Coincidenze decisamente sospette, per una delle molte morti ‘utili’ prima sbandierate e poi smentite.

 

Mullah Omar tra realtà e leggenda. Il suo vero nome è Mohammed Omar Mujahid. È nato nel 1959, vicino a Kandahar, nel villaggio di Nodeh. Profilo di pashtun afghano, barba nera e il viso deturpato dalla perdita dell’occhio destro perso per lo scoppio di una granata. Di lui, poche immagini offerte al mondo forse per costruire la leggenda del duro e puro mullah Omar, capo indiscusso dei talebani. E i suoi ‘studenti del Corano’, che seminarono terrore e morte durante gli anni dell’emirato islamico in Afghanistan, lo venerano come un profeta. Su di lui si sono accavallate notizie e storie di ogni tipo.

 

La fratellanza con Osama Bin Laden, compagno di battaglie negli anni duri della guerra all’invasore sovietico. Si dice che il fondatore di Al Qaede abbia dato in sposa ad Omar la sua figlia maggiore e che abbia preso in moglie una delle figlie del mullah. Sulle montagne afghane Omar viene ferito al volto e perde l’occhio. Da allora, copre spesso l’orbita vuota con una benda nera. Grande promotore di se stesso, il mullah un giorno mostra un mantello chiuso in un baule, indicandolo come quello appartenuto al profeta Maometto. Il ‘miracolo’ lo fa numero uno nei 5 anni di potere assoluto talebano.

 

Il vessillo Isis esibito da ex combattenti Taleban
Il vessillo Isis esibito da ex combattenti Taleban

 

Tempi dell’applicazione radicale della sharia, nella memoria del mondo lo scempio culturale dell’ abbattimento delle statue di Budda scavate nella valle di Bamyan. Anche la fuga da Kandahar, nel 2001, quando gli americani invasero l’Aghanistan, si tinse di leggenda: il mullah che beffava gli americani scappando in sella a un motocicletta dall’assedio di Baghran. Sulla scena è poi comparso lo Stato Islamico. Ed esponenti talebani hanno innalzato il vessillo dell’IS contestando la leadership tradizionale. Ad innalzare sospetti sulle ‘fonti di intelligence’ afghana che annunciano la morte di Omar.

 

Il mullah quasi depennato dalla lista dei nemici da abbattere, da leader invisibile diventa così un semplice fantasma. Ma altri in Afghanistan sperano ancora di riuscire ad incassare la taglia di 25 milioni di dollari messa degli Uda sulla testa di mullah Omar.

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