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venerdì 20 Settembre 2019

Turchia, guerra ai confini
bombe su Siria Iraq e curdi
Verso elezioni patriottiche

La Turchia continua a bombardare in Siria e colpisce anche il Pkk nel nord Iraq, spezzando una tregua che durava dal 2013. Sospetti sulla intenzioni di Erdogan verso elezioni politiche anticipate in un clima patriottico di emergenza a lui favorevole. Rivelazioni sull’accordo segreto Turchia Usa

Nel terzo giorno di attacchi dei caccia di Ankara che hanno preso di mira i combattenti curdi nelle roccaforti sulle montagne di Qandil, segnando un cambio di strategia che rischia di cancellare in un colpo solo anni di faticosissimo e sofferto processo di pace nel Kurdistan turco. “Erdogan vuole trascinarci in guerra. Così il cessate il fuoco non ha più senso”, denuncia il Pkk, che nelle ultime 24 ore ha colpito a sua volta, sequestrando 15 operai di una centrale elettrica e 1 poliziotto nel sud-est della Turchia. Un clima tornato di colpo agli anni della guerriglia con oltre 40mila morti dal 1984.

 

F-16Turco sito

 

Oltre ai raid aerei – in tutto 22 in Iraq e 9 in Siria, compresi quelli della coalizione internazionale – l’artiglieria turca ha colpito postazioni di Isis e Pkk. Ed emergono anche dati della contropartita offerta da Washington per la concessione della base strategica di Incirlik. La Turchia avrà una ‘Free Isisi zone’, un’area in territorio siriano da ripulire dai miliziani jihadisti e soprattutto dai curdi siriani che li combattono come accaduto a Kobane. Una fascia larga 90 km e profonda fino a 50 al confine con la Siria, da Marea sino a Jarablus, nord di Aleppo, per impedire l’avanzata dei curdo-siriani del Pyd.

 

No-fly-zone BUONA

 

Tensioni che si aggiungono a quelle interne: tra ieri e oggi sono stati 590 gli arresti in tutto il Paese: presunti jihadisti (prima dov’erano?), sospetti terroristi del Pkk e formazioni di estrema sinistra. Blitz che hanno scatenato proteste e scontri in varie province del sud-est oltre che ad Ankara e Istanbul, dove aggressori non identificati hanno sparato nel pomeriggio a tre poliziotti nel quartiere di Okmeydani, ferendo anche un passante. Nella morsa repressiva che sembra mirata politicamente , è arrivata anche la censura a una decina tra i principali siti di informazione vicini ai ribelli curdi.

 

Erdoganfratze_thumb sito

 

Difficoltà di funzionamento sono state segnalate anche per Facebook e Twitter, probabilmente a causa dei controlli serrati sugli utenti. Una stretta che ha riportato la Turchia, ancora senza governo dopo il voto del 7 giugno, sotto il pieno controllo del presidente Erdogan. Nel mirino è finita gran parte dell’opposizione interna: tra gli arrestati anche membri del partito filo curdo Hdp, decisivo nel negare a Erdogan di continuare a governare da solo. Manifestazione per la pace vietata a Istanbul. Nessun governo di coalizione e probabile voto anticipato in clima patriottico a vantaggio di Erdogan.

 

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