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venerdì 20 Settembre 2019

Guerra in Afghanistan
Con l’ accordo Usa Iran
cambiano i protagonisti

Il 14 luglio, contemporaneamente all’annuncio dell’accordo a Vienna sul nucleare iraniano, un messaggio del mullah Omar, leader dei Taleban in Afghanistan, annuncia l’incontro ufficiale con gli emissari del Governo di Kabul, in Pakistan. E non è stato un caso. Potrebbe anche accadere che…

I signori della guerra

Le guerre, quando finiscono, o almeno cessano ufficialmente di esistere, il caso del ritiro americano dall’Afghanistan, lasciano sempre dietro di loro una scia di morti ma anche di orfanelli, non quelli vittime di guerra, ma i molti che nella guerra avevano la loro ragion d’essere, basavano il loro potere, ancoravano i loro interessi.

Tra loro, i Taliban del Mullah Omar. Con il venire meno dei finanziamenti di Arabia Saudita e Qatar, le 4 Shure del movimento si trovano in sofferenza finanziaria.

Situazione che registra il ritiro di molti capi militari, impossibilitati a mantenere i miliziani, attratti dal richiamo dell’ “Islamic State” di al-Baghdadi.

 

AFGHANISTAN-LANDSLIDE

 

Isis concorrenza sleale

La recente decisione di Afghanistan e Pakistan di coordinare una politica comune per contrastare i Taleban e le loro reti sui due fronti dove sino a ieri operavano trovando comodo rifugio ha fatto il resto.

Quasi costretta la decisione dei Taleban di affidarsi ai finanziamenti iraniani a cui attingono la Shura di Mashad, e altre.

I Taleban guardano con preoccupazione al crescente ruolo dello Stato Islamico, soprattutto ai supporti in termini di logistica, addestramento, armamento che verrebbero assicurati da anni a IS che ormai ha solide basi in Iraq, Siria, Libia, Egitto e reti nella fascia Sahelo-sahariana (AQIM), in Nigeria (Boko Haram), Somalia (al-Shabaab).

 

afghanistan asini sito

 

Centrasia da ridisegnare

Ancorati a una visione nazionalista, i Taleban poco dopo le elezioni presidenziali dell’aprile 2015 presentano al neo-Presidente Ghani una proposta negoziale sulla base di due condizioni: condivisione del potere nel futuro Governo e una modifica della Costituzione.

Il Presidente, disponibile sulla prima condizione, rigetta chiaramente la seconda, temendo una deriva integralista della Sharia.

Comunque, si tratta, e non solo tra afghani.

Negli Usa il Congresso americano inizia l’esame dell’Accordo di Vienna sul nucleare iraniano.

Contemporaneamente, nel lontano Centrasia, dopo un lungo silenzio Abu Omar riprende da leader il filo negoziale inimmaginabile ieri, durante la Presidenza Karzai.

 

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