I disastri climatici
sono peggio delle guerre

Terremoti, inondazioni devastanti e tempeste fanno più profughi delle guerre. Nel solo 2014 i disastri climatici hanno costretto oltre 20 milioni di persone in tutto il mondo ad abbandonare le proprie case, entrando nella condizione di migranti forzati. Più di 62 mila sfollati al giorno – una persona al secondo –, sono le stime del Consiglio norvegese per i rifugiati, pubblicate nel rapporto “Global Estimates 2015 – People Displaced by Disaster”.

 

clima interno

 

“Il numero e l’entità delle catastrofi crea una fluttuazione significativa del totale degli sfollati di anno in anno”, dice il Displacement Monitoring Centre del Consiglio (IDMC). Ma la tendenza nel corso dei decenni è in aumento ed è destinata a salire. A meno ché la politica investa in soluzioni a breve e lungo termine per limitare i danni e creare le condizioni per prevenire i disastri. I dati sono impressionanti. I migranti climatici – dice il rapporto – sono oltre 26 milioni e mezzo ogni anno.

 

Chile, Paraguay, Colombia, Haiti, Papua Nuova Guinea, Sudan, Bosnia Erzegovina sono solo alcuni dei Paesi coinvolti. Ma il grosso – circa il 90 per cento degli sfollati – arriva dall’Asia. Cina, India e Pakistan hanno il più alto numero di catastrofi naturali. I tre paesi insieme danno origine alla più grande migrazione del mondo per motivi ambientali. Veri e propri esodi di massa a cui si aggiungono lo Sri Lanka, le Filippine, la Malesia, il Bangladesh, il Giappone e anche gli Stati Uniti.

 

inondazioni interna1

 

Non solo Paesi poveri dunque. Perché le piogge torrenziali, i tornado e i terremoti colpiscono anche il mondo cosiddetto sviluppato. Dove sempre più spesso gli insediamenti urbani seguono più le logiche del profitto che quelle del buon senso. Fare prevenzione, dice il rapporto, costruire rispettando le leggi e i parametri idrogeologici è il modo migliore per non esporre a prevedibili pericoli milioni di persone. Oggi c’è il 60% di probabilità in più di essere costretto a emigrare a causa delle calamità rispetto al 1970, ricorda Alfredo Zamudio, direttore dell’IDMC.

Tags: clima
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