domenica 26 maggio 2019

Sull’orlo dell’Eurosuicidio
Rissa tra ultra liberismo
e socialismo alla greca

Uno scontro tra sistemi. Il capitalismo assoluto e l’attenzione al sociale. Capitalismo finanziario selvaggio e riequilibrio sociale nel segno dell’equità. In mezzo ci metti pure il papa sudamericano e il suo schierarsi contro la finanza creativa e speculativa. La partita Grecia è planetaria

Il caso della Grecia ha riportato all’attenzione, estremizzandolo, lo scontro tra due diversi sistemi: il capitalismo e il socialismo, non inteso come ideologia, ma come attenzione al sociale, all’essere umano. Tsipras avrebbe questa connotazione, Schauble sarebbe l’alfiere dell’intransigenza capitalistica. Tra i due, giganteggia Papa Francesco che ha auspicato, nella sua umana bontà, un ritorno dell’uomo al centro di ogni attenzione. Posizione eticamente ineccepibile, molto difficile da applicare nella realtà contemporanea. Qualcuno ha cercato dei punti di contatto tra quanto sta succedendo oggi ed i tempi quando prevalsero le teorie del marxismo-leninismo. Il ritorno a quelle realtà è ancora lontano per la società contemporanea, il benessere è ancora diffuso, anche se alcuni segnali non fanno presagire niente di buono.

 

L’egualitarismo marxista, infatti, si affermò in tempi e luoghi nei quali il lavoro era quasi schiavitù: nella Russia degli zar, gli operai ed i contadini erano poco più che servi della gleba, in Gran Bretagna (luogo principale di attività di Karl Marx) le ragazzine lavoravano nelle filande 14 ore al giorno, in Sicilia -mi piace ricordarlo, perché certe cose sono ignote a molti esponenti delle giovani generazioni- i ragazzini di otto anni, i “carusi”, lavoravano nelle miniere di zolfo, in condizioni di asservimento totale ai minatori, dai quali dipendevano in tutto e per tutto. Basta rileggere qualche passo di Giovanni Verga, di Luigi Capuana.

 

APTOPIX Greece Bailout

 

Comunque, questa ideologia è stata superata dalla storia e presumiamo che non tornerà. Nonostante sia diventata fortissima la necessità di un riequilibrio sociale nel segno dell’equità. Oggi, la società occidentale, e non solo quella, è impostata sul capitalismo e non si vede all’orizzonte alcuna proposta praticabile ed alternativa. Ho più volte scritto sui ‘social’ che, se qualcuno propone e riesce a far funzionare, un sistema più umano ed equilibrato, merita sicuramente il premio Nobel.

 

Stanti così le cose, l’unica proposta che mi sento di avanzare è di apportare dei correttivi a questo capitalismo finanziario ormai selvaggio, che con le sue estremizzazioni spesso mette in crisi l’economia reale del mondo. E, di conseguenza, le vite, il lavoro, la salute ed il benessere dei singoli cittadini. La finanza, come si è configurata in questi ultimi decenni, è diventata un meccanismo davvero terribile. Anche il cinema lo ha descritto più volte. Il risultato più evidente è l’arricchimento spropositato di pochi e la povertà sempre più diffusa per la moltitudine.

 

 

Le nuove tecnologie, le tecniche operative, hanno radicalmente trasformato il modo di fare finanza. I programmi computerizzati, le compravendite ad altissima velocità, consentono di fare cose, e di conseguire guadagni o perdite, davvero colossali. Le tecniche di copertura del rischio, che molti conoscono come ‘derivati’ o ‘finanza creativa’, consentono di moltiplicare a dismisura, con minima base reale, le risorse finanziare necessarie per impostare operazioni su vasta scala. Il risultato è che, così facendo, vengono estremizzate le tendenze dei mercati, in un senso o nell’altro.

 

Si formano ‘bolle speculative’ che crollano all’improvviso (è successo proprio in questi giorni nelle borse cinesi) , distruggono ricchezza, rischiano di far fallire certe banche, coinvolgono l’economia di interi Paesi. L’uomo comune potrebbe pensare: ma a noi cosa importa? Importa moltissimo, perché l’economia finanziaria, nel bene o nel male, supporta l’economia reale. I due sistemi dovrebbe interagire e sostenersi a vicenda.

 

German Finance Minister Wolfgang Schaeuble
German Finance Minister Wolfgang Schaeuble

 

Un esempio: per la valutazione delle aziende quotate in borsa si dovrebbe guardare ai cosiddetti ‘fondamentali’, la solidità del patrimonio e la capacità di produrre reddito, ma nessuno sembra più farci caso. L’esempio di questa dipendenza lo abbiamo avuto con la crisi del 2007 che ancora perdura e che si è aggravata non appena il fenomeno si è allargato ai debiti statali, per alcuni Paesi veramente mostruosi. Cosa si può fare? Dovremmo appellarci al buon senso degli uomini, ma è evidente che, di fronte al denaro ed al guadagno, non c’è argomento che tenga. Nè possono provvedere i singoli Stati.

 

Nel mondo globalizzato metti le regole in un Paese, in un mercato, e ‘i soliti furbi’ trovano il modo di superarle, andando magari in un altro posto più accogliente. L’unica soluzione sarebbe una convenzione mondiale sulla finanza, una Onu dei mercati, che delinei regole precise di autolimitazione, valide ‘erga omnes’. Tutti gli Stati dovrebbero introdurle nella loro legislazione, osservarle e farle osservare. Speranza, inutile, vana, probabilmente impossibile da applicare nella realtà. Apparentemente non c’è, quindi, soluzione: le parole di Papa Francesco, l’unico vero socialista rimasto sulla terra, rischiano di restare un condivisibile auspicio. Però, come tutte le cose nella nostra vita, mai dire mai…

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