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venerdì 20 Settembre 2019

L’attentato ieri in Egitto
Se l’Italia era il bersaglio
ora sensatezza e prudenza

Ancora dubbi sull’attentato al Cairo che ha danneggiato il consolato italiano. Bersaglio Italia senza voler uccidere? Servizi segreti prudenti sulla rivendicazione twitter attribuita all’Isis. E l’Italia diventerebbe destinatario di un avvertimento che impone analisi e non affermazioni azzardate

Il problema diventa ora anche linguistico: ‘l’attacco al Consolato del Cairo’ (il Consolato come bersaglio), o ‘l’attentato che ha colpito il Consolato’ (il consolato come ‘effetto collaterale’)? Non è questione linguistica ma sostanziale distinguo per garantire la sicurezza dell’Italia. Dopo le sparate ministeriale di ieri, con Gentiloni che spara certezze e dichiara guerra all’Isis, capire di cosa si è realmente trattato e quale sia l’eventuale messaggio che viene da quell’attentato volutamente non particolarmente cruento, diventa indispensabile. Ben oltre l’effetto stampa e la voglia d’apparire.

 

Danni nel quartiere del Consolato
Danni nel quartiere del Consolato

 

Colpire alle 6,30 del mattino un edificio vuoto con quintali di esplosivo, o il bersaglio era altro, qualcuno che doveva passare da lì, o era ammonimento, dimostrazione della capacità di compiere una strage senza tuttavia realizzarla. Ora qualcuno cerca di attribuire il fatto all’Isis che di solito le stragi non le minaccia ma le fa. Strano. La pista delle responsabilità porta più probabilmente ad altro. Altro mittente (non Isis ma filiazioni integraliste di altro genere, tipo Fratelli Musulmani, e altre zone strategiche oltre l’Egitto, dove l’Italia è presente e protagonista. Prima tra tutte la Libia.

 

Trattative fra il governo legittimo di Tobruk e le milizie islamiche di Tripoli interrotte tre giorni fa. Un negoziato che vede l’Italia come mediatore di fatto che può aver infastidito una fazione della guerra civile libica. Con le sedi diplomatiche italiane chiuse in Libia e il Cairo che si è fatto parte importate nella azione diplomatica per arrivare ad un’intesa Tripoli-Tobruk, diventa molto credibile che una o più milizie libiche abbiano deciso di demolire la facciata del Consolato per suggerire a Roma di stare alla larga, fare un passo indietro, cessare intromissioni nella ‘loro’ guerra.

 

Una strada allagata fuori dal consolato italiano al Cairo
Una strada allagata fuori dal consolato italiano al Cairo

 

Seconda ipotesi, ritenuta credibile dall’intelligence egiziana. L’auto bomba modello saltata in aria, era del tutto simile a quella che due settimane fa uccise il procuratore generale Hesham Barakat. Una traccia che porta ai gruppi estremisti egiziani di matrice jihadista, che vorrebbero trasformare il Cairo in un campo di battaglia per indebolire e rovesciare il presidente Al Sisi. Colpire un obiettivo diplomatico al centro della capitale significa umiliare il Raiss, e assieme dare un avvertimento all’ Italia diventata protagonista di forti rapporti bilaterali già privilegiati con l’Egitto.

 

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