Privacy Policy GATTO RANDAGIO Atene appena sotto l'Olimpo tra gli umani e altri randagi -
sabato 14 Dicembre 2019

GATTO RANDAGIO
Atene appena sotto l’Olimpo
tra gli umani e altri randagi

Atene, città dell’uomo che vive. ‘Assedio dei palazzi, le polveri dell’aria, il caos di automobili e i rumori, e il disordine. Bellissima dunque per tutta l’umanità che vi brulica’. Poetando la randagia Francesca de Carolis rincorre a sua volta Atene, e non per i debiti da far pagare a Tsipras

Guardando le immagini che arrivano da Atene, e seguendo il fiume di commenti, di parole, di previsioni… nel frullare di scene che alla fine non distingui più, e a furia di ripetersi sembrano sempre le stesse, un’immagine ho riconosciuto fra le altre: la porta aperta di una chiesa, mentre una donna esce sul sagrato… e ritorna il ricordo del finire di un dicembre, più di sei anni fa, in cui quella porta avevo varcato anch’io, randagiando per Atene, per sfuggire al peso dei nostri stanchi obblighi del Natale. Rileggendo, gli appunti di allora, quasi parabola di queste ore…

E’ accaduto che ho subito riconosciuto strade di casa. Ad Atene. Città dell’uomo, che vive. Trovata subito bellissima, nonostante il primo impatto sia l’assedio dei palazzi, a tratti soffocanti, le polveri dell’aria, che rubano il respiro, e il caos di automobili e i rumori, e il disordine… Bellissima, dunque. Per via di tutta l’umanità che vi brulica. Che non è lì sempre e solo per programmare, lustrarsi, vestirsi d’ipocrisie e buone maniere. Che è lì per vivere, piuttosto, la vita della terra ai piedi del divino. Che non è poi tanto lontano. Basta alzare gli occhi. Lassù. A venti minuti di cammino…

 

L'Olimpo degli dei
L’Olimpo degli dei

 

Sentendomi dunque a casa, se già la prima notte si era affacciato alla mente il pensiero di qualche amico che da tempo non c’è più. Ricordo insistente e violento, che ho provato ad allontanare in fretta, perché non volevo, che stupida!, che la tristezza neppure sfiorasse un giorno che si era annunciato luminoso, con il colore delle arance sul tavolo della prima colazione. Ma loro erano rimasti lì. Acquattati nella testa, come lama a incidere minute ferite sotto la pelle. E così quella sottile inopportuna tristezza, quei volti lontani nel tempo, vicini nell’anima, mi hanno accompagnato lungo tutto il sentiero che porta all’Acropoli, fino alla cima della rupe. Per capire, infine, che non poteva che essere così.

Certo, che stupida. Come potevo mai pretendere di allontanarli, quei miei cari fantasmi, mentre ero io che mi stavo, risoluta, avvicinando a loro. Ora che sentivo che davvero questo luogo è stato casa degli dei, e ancora adesso era possibile, allungando appena la mano, arrivare a sfiorarne l’anima.

Tracciati di pietra, colonne proiettate verso l’infinito, cenni di scalinate, portali aperti sul vuoto… quel che resta del tempio d’Atena, a vederlo a due passi, trasmette un senso di imponenza, potenza e bellezza ancora intatto, che nessuna foto, nessun documentario potrà mai restituire. Città di aria e pietra che basta chiudere gli occhi per vedere rivivere nel tempo della sua gloria. Peccato che, riaperti gli occhi, resti l’offesa del vuoto dei frontoni, delle statue, dei fregi, delle sculture, e il loro ricordo che rimbalza dalle bare di vetro dei musei di altri paesi. Ma tutte le rapine, delle ere e degli uomini, non possono rubare lo spazio del cielo dove regna il divino.

 

 

Athenes Caryatides
Athenes Caryatides

 

E sul limite che a sinistra affaccia sulla città, sono ancora lì a togliere il fiato i profili delle cariatidi dell’Eretteo. Sono solo copie. Eppure, mi è difficile immaginare figure che possano essere più eleganti e nobili. Volti sereni. Sorridenti, anche della vista della valle, che è quella delle foreste di un tempo, ma è anche la sconfinata calca di costruzioni che come colata di gesso ora l’inonda, sommersa dalle voci della folla infinita di esseri umani che la popolano.

Quassù anche cani. Quanti. Guardiani. Bastardi custodi inquieti del campo. Trotterellano avanti e indietro, avanti e indietro. Tollerano quasi ignorandolo, con la rassegnazione umida delle bestie abbandonate, il vagolare dei visitatori, come sapessero che leveranno il fastidio a breve. Ma ecco, c’è stato qualcosa, un richiamo, che solo lui, quel cane dal manto chiaro, ha sentito. Allora scatta verso il parapetto e comincia ad abbaiare, abbaiare, abbaiare alla valle. Lanciando disperato un segnale a qualcuno che lui solo sa. Sentendo, forse lui sì, anche nel sole, le voci che torneranno a popolare la notte.

 

olimpo_DEI AFFRESCO 800

 

Ed è stato il richiamo di note che ci ha guidati, la notte della vigilia (era Natale, appunto), fin nella chiesa del centro, rito ortodosso naturalmente. Il canto è intonato da un gruppo di sacerdoti. E com’è fiero, ma com’è bello e imponente l’uomo che li guida! Sarà il copricapo scuro, la barba, i lunghi capelli stretti in un nodo, quello sguardo nero di fuoco…

Il canto è lungo, continuo, ripetitivo. Modula gli alti, i bassi, soprattutto i bassi, che, profondi, prendono allo stomaco. Alla ricerca, sembra, della frequenza della voce del mondo, su cui infine andare a sintonizzarsi. Tutto e tutti rimangono imbrigliati, nella prigione ipnotica del ritorno incessante delle strofe.

 

Natale bizantino

 

Solo qualcosa, qualcuno, appena appena rompe l’equilibrio armonico della scena. A tratti, brevi ma continui, si sposta fra la gente, un povero ladro, a caccia di borsette. Magro e un po’ goffo. Si apposta dietro le persone e aspetta attimi di distrazione. Sembra che tutti, o quasi, si sappia, e si finga di non vedere. Perché anche lui possa fare in qualche modo festa. Chissà se poi ce l’ha fatta ad arraffare qualcosa per il suo pranzo di Natale.

Atene, già così piena di mendicanti, e cani perduti nelle strade… E distingui nella folla i volti dei migranti: neri neri del cuore dell’Africa, un po’ meno quelli delle coste, molto Sud America, molti zingari… Insomma, tutti lì a cercare di vivere la vita.

Atene. Rimane nel cuore. Come tutte le cose che ti lasciano straziato un pezzetto d’anima. E forse per questo, stiamo qui a guardare, facendo il tifo per lei …

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