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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Sempre Grecia Germania
quando i conti erano altri

Altra partita di quella tra Tsipras, Troika e severità germaniche. Giovanni Punzo ha scelto il duro e discusso capo partigiano Aris Velouchiotis, seconda guerra mondiale, per raccontarci le durezze della guerra di resistenza contro i nazisti divenuta poi guerra civile. Passato ma non troppo

In tempi di debito greco e di referendum anti ‘troika’ imposto da Tsipras, la partita storica tra Grecia a Germania nella guerra mondiale diventa appuntamento d’obbligo per ‘C’era una volta’. Tre battute a sintesi. Se il Germania c’era Hitler e in Italia Mussolini, il Grecia c’era la dittatura di Metaxas.

Ma Italia e Germania avevano deciso di prendersi la Grecia. Nel 1941 il Paese è sotto il controllo di Italia, Germania e Bulgaria. Ad Atene c’è il governo collaborazionista del generale Tsolakoglou. E fu lotta partigiana sino alla cacciata degli occupanti nell’ottobre del ’44, per trasformarsi poi in guerra civile tra formazioni comuniste a anticomuniste, sino all’estate del 1949.

In mezzo ci sta il racconto di Giovanni Punzo.

 

 

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Giovanni Punzo

 

Athanasios Klaras, nome di battaglia di Aris Velouchiotis, morto nel 1945 a 40 anni, è una delle figure più controverse della resistenza greca durante la Seconda Guerra mondiale. Nato a Lamia, nel cuore della Grecia, da una famiglia borghese, il padre era un noto avvocato, aderì giovanissimo al Partito Comunista e per questo, dagli anni Venti fino allo scoppio della guerra subì arresti, carcere e torture. Allo scoppio della guerra fu ufficiale di complemento poi degradato e trasferito a un reparto di disciplina.

L’occupazione militare da parte di Bulgaria, Germania e Italia, non lo spingono alla rivolta, ma entra nel movimento di resistenza quando viene attaccata l’Unione Sovietica e tutti i partiti comunisti europei cambiano atteggiamento. Lui viene inviato nella Grecia centrale dal Fronte di Liberazione Nazionale per organizzare gruppi partigiani.

 

 

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La sua prima apparizione nota nelle nuovo incarico è del giugno1942, villaggio di Domnitsa, dove si presentò come Aris Velouchiotis, ufficiale d’artiglieria: il nome Aris richiamava volutamente Ares, il dio della guerra, mentre il Velouchi era una montagna del circondario. Aris proclamò la costituzione dell’Elas, l’Esercito popolare di liberazione di ispirazione comunista, cercando di reclutare soprattutto abitanti delle montagne, abituati ad una vita molto dura e applicò sin dall’inizio una disciplina ferrea. Dai quindici combattenti presenti in quei giorni, alla fine della guerra l’Elas ne avrebbe contati più di cinquantamila.

All’Elas si affiancò anche l’Edes, la Lega Nazionale Repubblicana, al comando di Napoleone Zervas, ex combattente delle guerre balcaniche, influenzato dagli inglesi. I due gruppi assieme -in accordo con la missione militare inglese- compirono una grande azione di sabotaggio che 1942 distrusse un viadotto della linea ferroviaria Atene-Salonicco. Risultato, la crisi dei rifornimenti a Rommel impegnato in nord Africa nella battaglia di El Alamein.

 

 

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Era intanto sorta una terza formazione partigiana, la Ekka, Liberazione Nazionale di ispirazione monarchica agli ordini del colonnello Dimitrios Psarros, e sostenuta dai britannici attraverso il Soe, le Operazioni speciali. Nonostante vari accordi, la collaborazione tra le tre forze ed altre minori sorte nel frattempo, nel corso della guerra si era via via deteriorata, ognuuno a perseguire un diverso futuro del Paese.

Prima del completo ritiro delle forze dell’Asse dalla Grecia nell’ottobre 1944, formazioni comuniste avevano attaccato reparti dell’Ekka. Il loro capo, Dimitrios Psarros, catturato, era stato decapitato e i resti esposti in pubblico. Dopo l’insurrezione di Atene contro il governo monarchico nel dicembre ’44, Aris Velouchiotis, a capo dell’Elas, aveva cercato di far insorgere la Grecia centrale ma per quella scelta non condivisa era stato espulso dal partito comunista guidato da Nikos Zachariadis con l’accusa di tradimento.

All’isolamento militare della zona in cui cercava di operare si aggiunse anche quello politico e, nel giugno 1945, Veluchiotis fu catturato dai cosiddetti Battaglioni di sicurezza in cui militavano numerosi ex collaborazionisti. Anche la sua testa e quella del luogotenente Javellas rimasero appese a un lampione nella piazza di Trikala per qualche giorno.

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