Dalla Libia un nuovo No ad un governo unitario. Beffa mentre Isis cresce

Era un patto frutto di infinite mediazioni e scambio di impegni. La quinta bozza di accordo per la formazione di un governo di unità nazionale, che i delegati della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, il parlamento libico riconosciuto dalla comunità internazionale, avevano votato nei giorni scorsi all’ultimo round dei negoziati di Skhirat, in Marocco. Tutti ad attendere l’approvazione anche dal ‘Congresso generale’ di Tripoli, il parlamento dissidente, prima di dare il via alle celebrazioni di un primo e faticosissimo successo di Bernardino Leon, inviato Onu a capo della missione in Libia

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Invece No. La bozza è stata rigettata dal Congresso Nazionale Generale di Tripoli quando già il diplomatico spagnolo e il suo team speravano di poter passare alla fase successiva delle trattative, con la discussione dei nomi di coloro che sarebbero andati a formare i nuovi organi di governo. Mistero su cosa sia accaduto a motivare un rifiuto beffa. Ma c’è di peggio. Nuri Abu Sahmain, presidente dell’assemblea tripolina e comandante supremo delle forze armate libiche sotto il cappello di Alba Libica, avrebbe approvato un piano di riorganizzazione dell’esercito libico con tanto di inverosimili 11 brigate.

L’ennesimo schiaffo alla mediazione internazionale. Nella realtà, una decisione -quella sull’esercito-solo di apparenza. L’autorità delle milizie di Alba Libica è riconosciuta solo in Tripolitania e in parte del Fezzan. Ciò che resta dell’esercito nazionale, oggi, è alleato alle milizie che operano in Cirenaica sotto l’ala del parlamento di Tobruk. Senza contare lo sfaldamento delle milizie vicine alla coalizione di Alba Libica. Mentre ‘Libyan National Army’ del generale Khalifa Haftar avrebbe dovuto mantenere le sue prerogative nella futura architettura della sicurezza. Questa la grana di ieri.

Miliziani nella radio di Sirte

Miliziani nella radio di Sirte

Ma è lo stesso Leon a rilanciare. ‘La Libia è sul bordo del precipizio, in una situazione di collasso politico economico e politico di cui lo Stato islamico sta approfittando per crescere’. L’avvertimento da Sjirat, alla periferia di Rabat, dove si tengono i negoziati boicottati dal Parlamento di Tripoli. L’inviato ha denunciato il rischio di un collasso finanziario. Nessun stupore per l’annuncio di Tunisi sulla costruzione di 168 chilometri di barriera lungo la frontiera. Secondo Leon il numero di jihadisti attualmente in Libia e la loro penetrazione nel territorio sono a ‘livelli controllabili’. Per ora.

Tags: governo Onu
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