• 24 Febbraio 2020

No della Grecia. E adesso?
Intanto Varoufakis lascia

COS’È ACCADUTO

Neppure il tempo di una ubriacatura notturna per festeggiare la vittoria o per consolarsi della sconfitta ed è già il tempo del dopo referendum. Che faranno la banche greche stamane, e non solo loro? E gli stramaledetti ‘Mercati’ dopo che in Grecia ha vinto il «no». E come ha vinto. Distinguo, timori, paura dell’ignoto e inquietudine diffusa spazzati via da un risultato inequivocabile. La gente, sopraffatta per sei anni di sacrifici e privata anche della speranza, ha scelto l’orgoglio e la fierezza, nonostante le molte ed evidenti incongruenze dal leader di Syriza Alexis Tsipras, e del suo governo.

 

Tsipras e il suo ministro delle finanze Varoufakis hanno giocato ambiguamente sul significato del voto, oscillante tra il no ai creditori e il no all’euro, come se le due cose fossero distinguibili sino in fondo. Ben sapendo tutti che la stragrande maggioranza dei greci non vuole abbandonare la moneta unica e, tantomeno, vuole uscire dalla Ue. Ora, come nel gioco dell’Oca si torna da capo. Il, che fare? Le banche riapriranno, e tornerà una liquidità sostenibile? Il problema è che adesso la prima risposta la devono dare i greci, spiegando all’Europa le forme della solidarietà che chiedono.

 

Svolta epocale, quella di Atene, la chiama qualcuno. Svolta tutta da studiare. Ha perso certo la linea dell’intransigenza della Germania, meglio, l’intransigenza applicata alla tedesca. Ha perso la spinta formalmente scorretta di molte istituzioni europee a votare Sì, a partire da Junker e altri tifosi troppo attivi in casa altrui. A rendere perdente quel sì che pure aveva le sue ragioni, la presenza in casa di alcuni responsabili della crisi che ha piegato la Grecia togliendole un quarto della sua ricchezza e le speranze. Ora i ‘sentieri inesplorati’ citati da Draghi. La partita vera comincia adesso.

 

Referendum in Greece

 

I CONTI DA FARE

Tsipras ha invocato «un’Europa della solidarietà».  La Grecia che vuole sedersi di nuovo al tavolo delle trattative cosa chiede, dilazioni nei pagamenti e nei sacrifici richiesti, o sconti sul debito e perché alla Grecia? Dal 2010 a oggi l’impegno finanziario nei due programmi di salvataggio per aiutare Atene è stato di 354 miliardi. La prima tranche di aiuti di cinque anni: 110 miliardi anni in cambio di un programma di austerità molto pesante. È il primo salvataggio nell’eurozona. Gli Stati si impegnano con prestiti bilaterali: alla fine sono 53 miliardi più 20 miliardi dal Fmi. Ma non basta.

 

Nel 2012 secondo aiuto col fondo salva Stati e fa la sua comparsa la troika: i creditori internazionali, Ue, Bce e Fmi, che litigano col governo greco sulle misure da adottare in cambio dei nuovi aiuti. Nasce per controllare i progressi nelle riforme per sbloccare le varie tranche. Nel 2012 viene ‘ristrutturato’ il debito greco in mano agli investitori privati: circa il 97% dei privati che avevano titoli di Stato greci per 197 miliardi subiscono un taglio del 53,5% del valore nominale del bond, che corrisponde a una riduzione complessiva del debito di Atene per circa 107 miliardi. E altri regalucci

 

L’esposizione verso la Grecia sembra essere questa: 53 miliardi di prestiti bilaterali, 130,9 miliardi sborsati dal fondo ‘salva Stati’ che ne aveva messi sul tavolo 143,6, 35 miliardi del Fmi più 135 miliardi della Bce. Salvare la Grecia ci è costato in tutto circa 354 miliardi, e alla sola Italia 36 miliardi. Soldi veri con veri interrogativi a seguire. Altri gli Stati nell’Unione con situazioni di debito gravi e dolorose per le popolazioni. Lo sappiamo in Italia, lo sanno anche in Spagna, Irlanda, Portogallo. Che i sacrifici stanno ancora facendoli. Ora le Grecia deve spiegare qualcosa agli altri popoli.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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