domenica 25 Agosto 2019

Oggi Sì o No. Domani?
Grecia tra attesa e paura

Da stamane dunque la conta popolare in Grecia, formalmente su come saldare il debito nazionale, ma anche Sì o No a questa Unione europea a trazione tedesca. I sondaggi dicono di una Grecia spaccata tra il Sì e il No. Ma cosa succederà in caso di vittoria del ‘Nai’, e cosa se vincerà l’ ‘Oxi’?

Probabilmente la più breve campagna elettorale nella storia e assieme una delle più sentite anche a livello internazionale. Nella complessità della crisi, messaggi elettorali semplici.Facile per il fronte del Sì, che sulle sua bandierine ha scritto ‘Sì alla Grecia’, ‘Sì all’euro’. Europa è parola volutamente evitata. Il No, sorvola sul rifiuto del ‘cosa’ e insiste sul perché: ‘Dignità’, ‘ricatti’, persino ‘terrorismo’ l’ultima esagerazione di Varoufakis. Sondaggi sul pareggio, quali gli scenari possibili se vince il Sì o se vince il No? Lo schema che vi proponiamo lo riporta l’Ansa e coincide con molte autorevoli analisi.

 

Greece Bailout

 

VITTORIA DEL SÌ

Il governo Tsipras ha convocato il referendum e ha chiesto ai greci di votare No. In caso di vittoria del Sì, il primo ministro dovrebbe credibilmente dimettersi, come ha lui stesso lasciato intendere, per non trovarsi a dover firmare accordi che ha rifiutato in precedenza. Il Paese potrebbe dunque andare ad elezioni anticipate, probabilmente a settembre. Ma, visto che la crisi finanziaria della Grecia è giunta a un punto critico, il presidente della repubblica, Prokopis Pavlopoulos, potrebbe chiedere ai partiti di formare un governo di emergenza e unità nazionale che negozi con i creditori.

 

Non è semplice. I partiti che si sono detti disponibili -Nuova Democrazia, Pasok e To Potami- hanno 106 deputati dei 151 voti necessari e avrebbero quindi bisogno del sostegno di almeno una parte di Syriza e dei Greci Indipendenti, ora al governo. Per la guida di un esecutivo ‘tecnico’ i nomi del governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras, del sindaco d’Atene Giorgos Kaminis, e persino dell’ex premier conservatore Kostas Karamanlis. Viste le difficoltà e i tempi stretti, Tsipras potrebbe anche restare al suo posto, avviare negoziati con i creditori, per poi indire nuove elezioni.

 

Greece Bailout

 

VITTORIA DEL NO

Il premier ha detto che il No rafforzerà la posizione greca al tavolo negoziale. Questa affermazione è stata confutata da molti protagonisti europei della trattativa, dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, e altri. Più una bouttade elettorale che una considerazione credibile. Comunque Tsipras ha promesso che riprenderà immediatamente i colloqui con i creditori, più o meno facili che potranno esere. Ma molti in Europa ritengono che il negoziato sarà più difficile, visto che il No respingerebbe l’intero pacchetto di accordi, compresi i punti su cui si era ormai vicini a un’intesa.

 

Il No, prevedono molti osservatori da Bruxelles, porterebbe Atene a un isolamento nell’eurozona. Senza aiuti immediati, la Grecia andrebbe in default sui pagamenti alla Bce e la crisi precipiterebbe: le banche, in assenza di sostegno dalla Banca centrale europea, andrebbero al collasso. Anche in quel caso, Tsipras potrebbe dimettersi e lasciare il passo all’unità nazionale. Questo esecutivo, vista la crisi di liquidità, dovrebbe probabilmente introdurre una ‘Dracma’ parallela, o dei certificati detti IOU (Pagherò), avviando il meccanismo della Grexit, l’uscita di Atene dall’euro e quindi dall’Unione.

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