domenica 18 Agosto 2019

Molto peggio di Atene
la minaccia finanziaria
che arriva da Shanghai

La notizia è di quelle che fai fatica a trovare. ‘È esplosa la bolla finanziaria cinese’, racconta Nicolò Cavalli, ricercatore e giornalista su ‘Internazionale’. Cose da Sole24ore, uno pensa. Da metà giugno ad oggi bruciati 2400 miliardi di dollari, l’intera borsa di Parigi. Peggio che Atene

Dunque, mentre l’occidente drammatizza la crisi finanziaria greca, il mondo scopre che che s’è di colpo ammalato un vero gigante. Parlando di soldi, qualcosa che fa sembrare il debito greco una manciata di spiccioli. Cronaca: giovedì nero per la borsa di Shanghai, il più importante mercato finanziario cinese, e la finanza globale si risveglia con un altro fronte d’instabilità oltre al caos greco. Alla fine delle contrattazioni, lo ‘Shanghai composite index’, ha perso il 3,5 per cento dopo aver toccato perdite superiori al 6 per cento scendendo per la prima volta da due mesi sotto i 4000 punti.

 

China Financial Markets

 

E che notizia è? Tutto un problema di proporzioni, come sempre accade in Cina. Esempio, la Borsa di Shenzhen, la seconda borsa cinese, con più di 1.400 aziende. Dal 12 giugno a oggi, l’indice ha perso il 24 per cento del suo valore, una cifra pari a 2.400 miliardi di dollari, l’equivalente all’intera borsa di Parigi. Il tonfo dopo una corsa senza precedenti da quando la Cina ha aperto le sue borse alle contrattazioni, una crescita ininterrotta durata 935 giorni che ha condotto l’indice di Shanghai a rialzi fino al 150 per cento, pari a 6.500 miliardi di dollari, nel solo anno precedente al 12 giugno.

 

Il gigantismo cinese assieme ad un dato culturale che distigue i popoli di qual Paese-continente. Spinti dall’euforia, il maggio scorso sono stati aperti 12 milioni di nuovi conto-titoli, una cifra più alta dell’intera popolazione greca. Oggi sono 90 milioni i cinesi che giocano in borsa, tre milioni in più degli iscritti al Partito comunista cinese, che nel 2014 erano 87,8 milioni. L’Asian Financial Review ha notato che, al termine di questo rialzo, un titolo mediano sulle piazze cinesi era valutato 85 volte i guadagni attesi dall’azienda, contro una media del 21,2 registrata a Wall street lo scorso 30 giugno.

 

Shang toro

 

il mercato finanziario aveva divorziato dalla realtà. Giorni fa la Banca mondiale aveva avvisato il governo cinese sulla necessità di riformare il settore finanziario, definendolo distorto. Minaccia di ‘volatilità finanziaria’, avevano spiegato dal Fondo Monetario Internazionale della discussa Lagarde. Il governo di Pechino è intervenuto più volte per tamponare le perdite, ma i mercati, per ora, non hanno reagito come sperato. Nei prossimi giorni la risposta se siamo di fronte a uno dei più grandi crack della storia finanziaria recente o a una correzione temporanea, e se c’è un rischio di contagio.

 

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