martedì 25 giugno 2019

Grecia e referendum:
l’alternativa del diavolo
tra crac e crisi di governo

Il referendum, trasformato in trappola, sembra spingere Tsipras alle soluzioni estreme. Ieri ancora negoziato con Bruxelles tra aperture e retromarce: poi il ‘Nein’ della Merkel: ‘prima il referendum’. Eurogruppo e creditori in attesa di che? Forse sapere chi comanderà ancora ad Atene? Malizia

Un noto romanziere di trame geopolitiche s’era inventato ‘L’alternativa del Diavolo’, la mossa in cui ti giochi tutto rischiando il collo. Forse è ciò che ha fatto Tsipras, consapevole o meno. E da Berlino -inutile continuare a insistere con Bruxelles- qualcuno l’ha capito e ha deciso il rilancio. Più o meno, l’accordo sul debito già c’era. Eppure la scelta di lasciare andare la Grecia a un voto sempre più politico, per vedere li interlocutori domani. Nessuno è più sicuro che saranno ancora Tsipras e Varoufakis, neppure in Grecia, dove l’opposizione stracciata dal voto, torna in pista col referendum.

 

Grecia si o no

 

Martedì Alexis Tsipras sembrava aver capito la trappola, ipotizzando di ritirate il referendum. Certe cronache parlano di un ‘quasi accordo’ col presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Grecia pronta ad accettare il piano dei creditori con qualche piccolo cambiamento concordato. Poi, ad essere costretto alla retromarcia, proprio Juncker, troppo ‘generoso’. Era andato oltre il pattuito, l’accusa, come il rinvio dell’intervento sulle pensioni e il mantenimento dello sconto fiscale sulle isole. E da allora l’immobilità in attesa del possibile terremoto che potrà produrre il Sì o il No greco.

 

E dopo? Se si affermerà il ‘sì’, si potrà riprendere il dialogo e cercare di andare avanti nonostante la fiducia ormai incrinata tra le parti. Ma con quale governo greco? La vera incertezza riguarda il futuro politico di Tsipras. Il leader Syriza rischia sia vincendo sia perdendo il suo eurovoto. Nel primo caso dovrebbe vedersela col probabile terremoto economico che verrà dalla uscita più o meno controllata delle Grecia dall’Euro. Nel secondo caso, la scelta popolare di accettare l’accordo per rimanere nell’Euro, Tsipras probabilmente dovrebbe dimettersi per un governo di unità nazionale.

 

grecia-economia JPG

 

Se ad affermarsi fosse il ‘no’, per molti osservatori, il clima si farebbe pesante, ma non deciderebbe automaticamente una ‘Grexit’. E non è detto che uno Tripras più forte lo aiuterebbe nella trattativa. Rischio irrigidimenti contrapposti. E ancora attesa di proposte ‘creative’ per salvare ‘capra e cavoli’. Un piano Marshall perché la Grecia sarebbe sull’orlo del tracollo. Non solo non avrebbe i soldi per pagare il debito, me anche per le pensioni e gli stipendi pubblici. E l’Europa, fatto fuori Tsipras, la Grecia dovrebbe aiutarla comunque. Salvo intenti Ue diversi da quelli ufficialmente dichiarati.

 

Potrebbe piacerti anche