mercoledì 19 giugno 2019

Guerra finanziaria mondiale per orfani da Guerra fredda?

Le guerre coi fucili, sappiamo, sono da sempre la fase più rozza dei conflitti. Ad altri livelli le guerre le causi e le eviti con scelte politiche ed economiche. Quelle che fai con Grecia oppure Ucraina. Quelle che non fai, con Isis. Oggi Antonino Di Stefano vola alto assieme alla nostra paura

La dietrologia, a volte, colpisce nel segno, basta cogliere i segnali giusti. La tesi è che, dopo la caduta del muto di Berlino, gli Stati Uniti e la Nato si sono trovati, improvvisamente, senza un nemico da fronteggiare. Si è aperto, anzi, un fronte economico che ha messo in contatto l’Europa con i Paesi dell’ex Unione Sovietica. L’avvento di Putin in Russia ha rafforzato queste relazioni, irrobustendo l’interscambio ed i rapporti politici. Gli Usa non potevano restare inerti e, non a caso, proprio in questi anni si sono moltiplicati i casi di spionaggio elettronico su Paesi e leader europei: il sistema Echelon, le telefonate di Merkel e di Hollande, per fare alcuni esempi. Il nervosismo, oltre oceano, andava aumentando. Cosa fare?

 

gUERRA FINANZIARI a banconote

 

Un aiuto insperato è venuto dalla crisi finanziaria innescata dal caso Lehman Brothers che, se inizialmente ha coinvolto la finanza anglosassone, si è poi estesa all’Europa. Dopo la batosta iniziale, infatti, Wall Street e la City, si sono guardate intorno. Il modo migliore per recuperare le perdite è stato quello di lanciarsi a capofitto sul debito sovrano dei Paesi più esposti. Principalmente, quelli euromediterranei. Risultato: gli americani, grazie anche alle politiche espansive della federal reserve, hanno superato brillantemente la crisi. In Europa, invece, si continua a soffrire. In questo lavoro, inizialmente gli USA hanno trovato una ottima sponda nella Germania della Merkel.

 

Non so quanto la leader tedesca fosse cosciente (forse ha inteso aiutare il suo traballante sistema bancario), ma ha fatto rapida marcia indietro non appena ha preso atto delle manovre che gli “amici” americani andavano imbastendo sul terreno operativo e tramite la loro diplomazia. Il caso dell’Ucraina è emblematico. Innescare un focolaio di crisi in quel Paese è stato un colpo da manuale. Nessuno, in Europa, voleva l’Ucraina. Una parte degli ucraini (nazionalisti e fascisti dell’ovest) lo vuole e lo fa credere. Putin ha reagito annettendosi la Crimea. E tutto sarebbe finito lì se un ex macellaio di etnia russa non avesse innescato nell’est (Donbass) una rivolta che dura tutt’ora e di cui non si vede sbocco.

 

Insomma, una manna per i generali della Nato che -come ha scritto il mio amico Ennio Remondino- hanno visto in questi fatti la possibilità di resuscitare il vecchio nemico sovietico. Studiano di mandare nei Paesi baltici ed in quelli dell’Europa centro-orientale nuove truppe. Al momento, si parla di una brigata corazzata, dopo avere svolto esercitazioni congiunte con alcuni Paesi ed avere inviato, per un certo periodo, “istruttori” nella città ucraina di Livov. In America tutti soddisfatti. Con le sanzioni imposte alla Russia per i fatti di Ucraina hanno scardinato quei rapporti commerciali che cominciavano ad infastidire seriamente la Casa Bianca. Rapporti che comprendevano anche forniture militari, come le navi da sbarco “Mistral” della Francia o gli elicotteri AW 139 ed i veicoli blindati “Lince” italiani. Nello stesso tempo, la Nato ha ritrovato il suo nemico di sempre (mentre, stranamente, le attività dell’Isis in Medio oriente e Nord Africa vengono trascurate).

 

Alla luce di questi fatti, è fuori luogo che l’Europa cominci a a considerare l’alleato di sempre con qualche sospetto? Non mi sembra. Nelle cancellerie europee se ne parla. E la vicenda greca è arrivata in qualche modo a scompaginare i piani, non tanto di Barack Obama, ma dei circoli conservatori e capitalisti del suo Paese. Che, detto per inciso, anche in queste situazioni trovano il modo di fare affari, come quelli di George Soros che in Ucraina ha comprato, a prezzi da saldo, grandi estensioni di terreni agricoli e buona parte del credito sovrano. Tanto, nel frattempo, l’Unione europea ha finanziato quel Paese con 17 miliardi di euro e l’investimento del finanziere di origine ungherese sta tornando moltiplicato.

 

DollarGrenade

 

Gli americani devono anche affrontare il pericolo cinese: militare ed economico (i cinesi detengono buona parte del debito pubblico americano, a sua volta ingente). Infatti, hanno stretto rapporti militari più forti con alcuni Paesi dell’area ed hanno spostato la parte preponderante della U.S. Navy nel Pacifico. In questo contesto, sarebbe davvero insopportabile assistere supinamente ad un avvicinamento tra Russia ed Europa. Quest’ultima va tenuta, a tutti i costi, nella condizione di alleata subordinata. Non può certo rialzare la testa. Tanto, per far partire nuovamente all’attacco Wall street, le agenzie di rating, lo spionaggio elettronico, le beghe della Cia non ci vuole molto. La debolezza politica dell’Europa e l’enorme debito pubblico di molti Paesi europei renderebbero la seconda guerra finanziaria una autentica passeggiata.

Potrebbe piacerti anche