sabato 20 luglio 2019

Grecia: caos e follia
Lo scontro politico
litigando sui soldi

Un gran pasticcio in cui nessuno sembra più in grado di districarsi, a prescindere dalle diverse posizioni di partenza. Il debito e le inflessibilità di alcuni creditori, l’orgoglio ferito e le arroganze sciocche. Ma quando tutti sembrano voler recuperare, nessuno sa come sia possibile farlo

La Grecia diventa la prima economia avanzata a ‘saltare’ un pagamento al Fondo Monetario nei suoi 71 anni di storia. In base alla regole del Fmi, il mancato pagamento di 1,6 miliardi di euro da parte della Grecia avrà alcuni effetti immediati. Atene non potrà più ottenere finanziamenti dal Fondo fino a quando non avrà risanato la sua posizione. Il mancato pagamento potrebbe provocare persino la sua espulsione dall’istituto. La Grecia, va ricordato, è entrata nel Fondo nel 1945 ed è stato uno dei suoi fondatori.

 

atene attesa 800

 

Un bell’esercizio di intelligente fantapolitica iniziato su Limes da parte di Giorgio Arfaras: immaginare la Grecia in un mondo senza euro e senza Unione Europea. Senza l’Euro il debito gigantesco di oggi non ci sarebbe stato. Ragione semplice e brutale: chi mai averebbe prestato soldi in cambio di Dracme? Una moneta che nessuno avrebbe voluto se non dietro interessi proibitivi. Senza denaro da fuori, la spesa pubblica sarebbe stata finanziata solo con l’emissione di obbligazioni che pochi, anche tra i greci, avrebbero voluto, e soprattutto stampando carta moneta.

 

E come fu nella ‘Italia da bere’ anni ’80, avrebbe alimentato l’inflazione mostro. Moneta debole vuol dure freno alle importazioni di beni. Pochi soldi, pochi beni per cui indebitarsi. La Grecia paese povero, avrebbe continuato a vendere turismo e la sua collocazione geografica strategica in ambito Nato. Invece è stata l’Atene nell’euro e nell’Ue. La moneta comune annulla il problema del cambio. Si investe in Grecia comprando il suo debito pubblico in euro, ed euro si ricevono alla scadenza dell’obbligazione. Annullato il rischio cambio, il rendimento delle obbligazioni scende, e molto.

 

 

Quando scoppia la crisi americana del 2008, il pil greco si sgonfia da 165 a 125, quello italiano cala da 130 a 115, quello tedesco sale da 130 a 135. Siamo al disegno dell’oggi. In Grecia cresce il debito pubblico ma non si creano le condizioni per onorarlo. Quesito: possibile che dall’estero nessuno si sia accorto di niente e che si sia arrivati a trattare di una massa di denaro sproporzionata alla forza economica della Grecia? Eppure il sistema bancario europeo era esposto verso la Grecia per 100 miliardi di euro nel 2005, diventati 300 prima della crisi del 2008. Oggi sono ‘solo’ 50.

 

Nessuno dica che la Grecia non ha pagato per i suoi sprechi passati. Nel 2009 c’erano ben 907.251 dipendenti pubblici. A fine 2014 erano 651.717. Un severo 25% in meno difficilmente sostenibile in qualsiasi Paese. Cura da cavallo, ma il deficit pubblico è passato dal 15% del 2009 al 2,5% l’anno scorso. E qui scatta la favole della cicala e della formica. La Grecia si fa dolorosamente formica ma la crescita non arriva. L’80% del debito pubblico è in mano alla Trojka e costa solo il 2%, la metà di quello italiano. Ma l’economia greca, povera di suo, si è contratta talmente che i debiti risultano insostenibili.

 

atene attesa uomo 800

 

Tra le tifoserie opposte pro o anti Grecia, si parla molto di ‘sovranità nazionale e democrazia’. Il caso concreto della vicenda pensionistica. Sbilanciamento tra entrate ed uscite di 3 miliardi anno, il 15% delle entrate statali. Senza il contributo dello Stato le pensioni sarebbero dimezzate. Ma le pensioni compensano altre carenze. I nonni mantengono i nipoti disoccupati, e in Italia lo sappiamo bene. L’Europa vorrebbe un sistema che distribuisca solo pensioni e che non assolva altri compiti: come nelle economie con base industriale forte e Stato sociale diffuso. La Germania in Grecia.

 

Servirebbe l’intelligenza politica del debitore e del creditore assieme. Per Atene, cogliere l’occasione di modernizzare il paese esercitando la sovranità nell’ottenere condizioni morbide per riformare il sistema. Per il creditore l’intelligenza politica del concedere condizioni morbide. Anche perché, se la Grecia diventerà insolvente, fra Germania e Francia andrebbero persi circa 150 miliardi di euro. Che cosa racconterebbero a quel punto Merkel e Hollande ai loro elettori? Che hanno prestato una montagna di denaro a un paese che era ultra-esposto con le banche estere, paese che poi è fallito?

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