Privacy Policy GATTO RANDAGIO Case: sangue carne e anima di chi le ha volute e abitate -
martedì 10 Dicembre 2019

GATTO RANDAGIO
Case: sangue carne e anima
di chi le ha volute e abitate

Anche le mura sono fatte del sangue e della carne. Sono sangue e carne e anima di chi le ha costruite, e uccidere una casa, massacrare una città, è volontà di ucciderne la memoria, massacrare e annientare, anche, l’essenza dell’uomo che le ha volute e abitate.. Non c’è sfregio più grande

Guardando, le immagini di Sana’a. Gli antichissimi palazzi della Città Vecchia, sbriciolati sotto le bombe della coalizione araba, gli arabeschi millenari finiti in un nulla di polvere… Immagini che colpiscono diritto al cuore perché forse tutti noi, di questo convulso mondo, vorremmo almeno che sia salva la bellezza, anche in quello che di bello l’uomo ha costruito.

Ma c’è un pensiero, a margine, che riaffiora ogni volta davanti alle immagini di quel che resta dopo la furia di quell’atto di grande vigliaccheria ( non mi è mai riuscito di pensare diversamente) che è un bombardamento. Qualsiasi bombardamento su qualsiasi città. Un dolore immenso per le case, i palazzi, le strade, le mura, belli o brutti, ricchi o poveri che siano stati… Ma non crediate che pensi che le persone siano meno importanti delle mura. Penso, piuttosto, che siano la stessa cosa. Perché anche le mura sono fatte del sangue e della carne. Sono sangue e carne e anima di chi le ha costruite, e uccidere una casa, massacrare una città, è volontà di ucciderne, anche, la memoria, massacrare e annientare, anche, l’essenza dell’uomo che le ha volute e abitate.. Non c’è sfregio più grande, mi viene sempre da pensare.

 

Yemen Berlin buono

 

È cosa che ho avuto chiara la prima volta a Berlino, davanti alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, la Chiesa commemorativa dell’Imperatore Guglielmo, che chiunque sia andato a Berlino penso abbia ben presente, lì, al centro della piazza, con il tetto che non c’è più, le mura squarciate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Chiesa mai più ricostruita.

Un dolore immenso per quel tetto scoperchiato e per quella luce che, alzando gli occhi, scopri improvvisa sulla tua testa, ti ferisce e ti fa sentire nudo. Nudo e indifeso da qualsiasi cosa possa piombare dall’alto. “Già, dall’alto si vede bene e dall’alto si colpisce facilmente” spiegava Giulio Douhet, generale che della guerra aerea fu teorico. Ti viene quasi voglia di cercare in giro frammenti, e riassestarli, uno sopra l’altro, uno sopra l’altro, per coprire l’oscenità di quello squarcio sul cielo. E richiudere una volta per tutte la ferita di quelle mura, per non sentirne più il lamento che da qualche parte, se fate attenzione, ancora arriva…

 

Yemen Dresda jpg distrutta

 

La chiesa non è stata mai più ricostruita, a testimonianza degli orrori della guerra, rimando all’immane devastazione che si abbatté sulle città tedesche. Ma, neanche troppo a margine, molto fanno riflettere le parole di W.G. Sebald, che fa notare che la ricostruzione che pure dopo avvenne tutto intorno “da un certo punto di vista davvero ammirevole, equivalse per la Germania ad una seconda liquidazione, per tappe successive, della sua storia precedente”. Certo, questa è anche un’altra storia, che ha pure a che fare con memorie e rimozioni…, ma consiglio di andare a rileggere i testi delle lezioni tenute nel 1997 a Zurigo da Sebald, sulle bombe che piovvero sulle città tedesche nella seconda guerra mondiale. 1943 e dintorni. L’atto di terrorismo aereo che fu il bombardamento di Dresda, ad esempio… lo scempio di una città e dell’anima di chi sopravvisse della sua gente ( per chi volesse, sono parte di un volume: Storia naturale della distruzione, edito da Adelphi).

 

Yemen Palmira sito

 

E’ passato un secolo ( più o meno) dall’ “invenzione” del bombardare. E lo sapevate che uno dei primi lanci di bombe dall’alto fu opera di un italiano su un accampamento in Libia? 1911. Una bombetta lanciata sulle “case del deserto”, luogo d’identità altre…

Bombardare… Gesto ormai ineludibile, sembra, come tutte le cose che, ne sei appena sorpreso, e già te le ritrovi a far parte del bagaglio ‘culturale’ che ti imbriglia.

Sana’a, Sarajevo, Bagdad, Berlino… Gaza. Forse molti ricorderete, ha fatto il giro del mondo, l’immagine della ragazzina vestita di verde che cerca e raccoglie libri dalla sua casa distrutta. Attorno a lei solo macerie, dopo l’ennesimo bombardamento israeliano. E piace pensare che quella ragazzina, cercando tra le macerie libri, abbia voluto salvare, con la memoria e la cultura, l’anima del suo mondo, che dal cielo hanno cercato di annientare.

 

Yemen budda afghani 800

 

Berlino, Sarajevo, Bagdad, Gaza, Sana’a … passando per tutte le altre, ognuno scavi nei nomi della sua memoria, dal passato al presente, pensando a possibili “topografie di guerra” che mettano in scena architetture del conflitto. Come garitte. Come cicatrici. Come deserti. Le mille città, devastati scenari delle ultime cento guerre. Un’offesa enorme, come rimediabile?, fatta alle città e all’uomo che con loro muore.

Qualcuno che non ricordo disse che Dio ha fatto il primo giardino, Caino la prima città. Certo, i giardini sono un incanto, ma è nelle città che ritrovo l’uomo. E, se devo essere sincera, non rinuncerei a uno solo dei miei giorni su crocevia d’asfalto e mattoni, per la promessa di un Eden, magari eterno. Pensate la noia…

 

 

Rimanendo, dunque, dalla parte di Caino. Bisognerebbe avere più rispetto delle cose e dell’anima che vi è dentro. Aiuterebbe, credo, a imparare a rispettare un po’ più anche gli uomini. Che nessuno, insomma, tocchi Caino, e le sue città.

Scorrendo, ancora, questa mattina, le immagini degli arabeschi in polvere di Sana’a…

 

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