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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Erano gli ‘Euromissili’
e Mosca era sovietica

Gli ‘Euromissili’ americani, Cruise e Pershing 2, contro gli SS-20 sovietici. Allora era Guerra Fredda più volte vicina a diventare incandescente. Allora c’era ancora l’Unione Sovietica e negli Stati Uniti comandava il suo acerrimo nemico Reagan. A Mosca c’era Gorbaciov. Oggi analogie contrarie

Gli ‘Euromissili’ americani Cruise e Pershing 2 contro gli SS-20 sovietici. Missili nucleari americani a medio raggio (da 1000 a 5000 chilometri di gittata) di cui nel 1979 si decise l’installazione in risposta -fu detto allora- all’ammodernamento dell’arsenale nucleare sovietico che prevedeva la sostituzione dei vecchi SS-4 e SS-5 con nuovi SS-20 a testata multipla.

Il piano Nato prevedeva l’installazione di un centinaio di Pershing 2 e di più di quattrocento Cruise in diverse basi americane in Gran Bretagna, Italia e Germania occidentale.

L’installazione iniziò nel 1983, in mezzo a forti proteste dei movimenti pacifisti europei, provocando una dura reazione sovietica: per protesta furono abbandonate le trattative in corso a Ginevra, i cosiddetti negoziati Start, la ‘Strategic Arms Reduction Talks’ sulla riduzione delle armi strategiche offensive.

 

Gorby Reagan bella 800

 

Solo nel 1985 -mentre le proteste in vari paesi occidentali continuavano- iniziarono altri negoziati, Inf, Intermediate Nuclear Force, che si sarebbero conclusi positivamente nel 1987 con la sigla di un accordo tra Reagan e Gorbaciov a Washington. Si stabilì l’accordo sulla base del principio della cosiddetta ‘riduzione simmetrica’ con rigidi protocolli di controllo reciproco.

Nel frattempo erano anche ripresi i negoziati Start per dimezzare del numero delle testate e un primo accordo era già stato definito a Reykjavik nel 1986 sempre tra Reagan e Gorbaciov. Sarebbe seguito lo Start 1 (Bush e Gorbaciov) nel 1991 e lo Start 2 (Bush ed Eltsin) nel 1993. Nel decennio successivo sarebbero stati eliminati i missili intercontinentali SS-18 e SS-19 sovietici, e i Pershing 2 americani e il numero totale delle testate fu ridotto a un quarto di quelle allora esistenti.

 

Leoni jpg 800

 

Fuori delle trattative rimasero però le cosiddette ‘Strategic Defense Initiative’ Usa, nota come ‘scudo spaziale’ o ‘guerre stellari’, e i bombardieri strategici B 1. Nell’ottobre 1986 a Reykjavik, di fronte alle contestazioni russe sulla nuova difesa strategica, Reagan -pur di mantenerla- si dichiarò disposto a condividerne alcuni aspetti con l’Unione Sovietica.

Gorbaciov si limitò ad osservare che gli americani non avevano mai rivelato neppure gli aspetti tecnologici sull’estrazione petrolifera o di semplici macchine utensili. Il contenzioso rimaneva irrisolto, tuttavia la vecchia Mad, la ‘Mutual Assured Destruction’, l’equilibrio del terrore basato sulla minaccia di reciproca distruzione, andava in pensione portando via con se migliaia di testate nucleari.

 

Gorby vignetta reagan-gorbachev.bw sito

 

Su questi avvenimenti si è discusso molto e probabilmente si continuerà a farlo a lungo: per alcuni storici si trattò della sconfitta politica dell’Unione Sovietica, prologo della sua dissoluzione. Non era stata una sconfitta in termini militari, perché era mancato lo scontro sul campo, ma la sola minaccia della supremazia militare americana ne aveva piegato la volontà. Per altri invece si trattò in ogni caso di una vittoria della diplomazia in un contesto di transizione, molto difficile e instabile.

In effetti il risultato principale fu che all’inizio degli anni Novanta la diarchia mondiale era finita ed emergeva una sola ed unica ‘iperpotenza’ globale, sia pure in un quadro internazionale di piccole conflittualità difficili da controllare. Il passaggio interno del potere da Gorbaciov ad Eltsin, che avrebbe annaspato ancora a lungo nella confusione, avrebbe completato il quadro della dissoluzione dell’Urss.

 

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