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martedì 15 Ottobre 2019

La guerra al Califfo
che i militari Usa
non amano fare

Secondo il Washington Post i militari Usa sono contrari ad un maggiore impegno contro il Califfato. Analisi dopo la caduta di Ramadi. Questa volta, di fronte ad una sconfitta, i vertici si sono invece opposti all’idea di un maggiore coinvolgimento delle truppe nella lotta contro lo Stato Islamico

Nessun maggiore coinvolgimento delle truppe americane nella lotta contro lo Stato Islamico dicono i militari alla Casa Bianca. Ed ecco la decisione di Barack Obama di continuare ad escludere un ruolo effettivo sul terreno anche per i nuovi 450 consiglieri ed addestratori militari che invierà in Iraq. Pesa il forte e deciso invito alla cautela arrivato dai vertici militari, scettici sul fatto che la forza militare possa veramente fare la differenza in conflitti basati su scontri religiosi, etnici e politici. La ricerca ancora irrisolta di come arrivare ad un ‘game over’ ad ‘un fine partita accettabile.

 

soldatiusa 600

 

‘Fino a che punto dobbiamo continuare?’, ha detto una fonte del Pentagono al Washington Post. Mancano opzioni credibili e vincenti e prevale quindi la riluttanza nel dover fronteggiare eventuali nuove perdite tra i militari americani. Le cosiddette opzioni ‘ad alto rischio’, che vedono i consiglieri militari operativi nelle unità di combattimento irachene con il compito di dirigere da terra i raid aerei Usa. Un piano che comprendeva anche l’utilizzo di Apache, elicotteri d’assalto efficaci nella guerriglia urbana ma anche molto vulnerabili al fuoco nemico da terra. Ma la discussione è aperta.

 

Un maggior impegno americano contro Isis è sostenuto dai repubblicani, compresi molti candidati alla Casa Bianca. Un maggiore coinvolgimento militare è stata caldeggiata anche dal dipartimento di Stato per fornire un aiuto decisivo al primo ministro sciita Haider al-Abadi e al suo governo che, senza rapide vittorie sul campo, rischia di cadere sempre di più sotto l’influenza dell’Iran che si presenta come l’unico alleato dell’Iraq in grado di dare sostegno effettivo nella lotta allo Stato Islamico. Questione da rivolvere, quanto e quale aiuto Usa a Baghdad in alternativa a Teheran.

 

SOLDATI USA iSIS SITO

 

Per il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti, un maggiore impegno Usa non darebbe vantaggi che valgono il rischio di caduti americani. Quindi, ancora e soltanto campagna aerea che starebbe indebolendo l’IS, assieme all’addestramento e alla fornitura di armi anche alle tribù sunnite. Salta quindi il piano di impegnare sul campo i 450 nuovi ‘istruttori militari’ a dare da terra indicazioni agli aerei sui bersagli da colpire. Dietro front repentino del dipartimento di Stato che definiva quel parziale impiego sul campo come essenziale per riconquistare Ramadi a breve.

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