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domenica 22 Settembre 2019

Trattati di libero scambio
III guerra mondiale in corso
e nessuno ce l’aveva detto

L’ambizione americana è quella di ridisegnare le regole dell’economia mondiale prima che il mondo s’accorga che non sono più loro il motore del pianeta. Ultima scommessa, i Trattati di ‘libero scambio’ dove si litiga sul primato dei cittadini rispetto ai diritti Usa degli investitori

Forse hanno ragione gli ambientalisti e gli ecologisti a sostenere che il vero fronte di guerra oggi non è quello degli eserciti. Il ‘Trattato di libero scambio’ tra Usa e Ue, ad esempio. Perché imporre la segretezza su un accordo sul commercio europeo e la sua economia? Chi è il vero beneficiario di questo trattato? Quale sarebbe l’impatto per le nostre economie? 

 

TTip rulli compresseur600

 

Libero scambio per chi?

Il ‘Trattato di Libero Scambio Usa-Ue’ non ce l’ha fatta a sopravvivere agli oltre 60 emendamenti presentati e, dopo tre giorni di lavoro, il voto sul Ttip è rinviato sine die per essere forse ripreso in occasione della Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico prevista a fine 2015.

Associazioni ambientaliste e Attac, che accusano il Ttip di volere imporre il primato dei diritti degli investitori su quelli dei cittadini.

Avvolto da un clima di mistero (gli stessi membri possono vedere la bozza ma non divulgarne il contenuto), il Ttip intende allineare gli standard produttivi di Usa a quelli dell’ Ue aumentando i rischi per la salute alimentare e incidere attraverso lobby e multinazionali sulle normative europee.

Secondo studi di alcuni economisti il Ttip causerebbe la perdita di oltre 600 mila posti di lavoro in Europa.

 

 

Dal TTIP al TPP, tutto Trans

Tre giorni dopo, i democratici del Congresso Usa bloccano la ‘Trans Pacific Partnership’ con dodici Stati asiatici negando al Presidente l’autorizzazione per una procedura abbreviata con facoltà di negoziare presentando al Parlamento per un’approvazione rapida un testo non emendabile.

Come nel caso del Ttip, si tratta di Accordi decisi in tutta riservatezza.

Dalle poche notizie circolate pare che siano previsti il potenziamento dei ‘diritti intellettuali’ e dei brevetti e maggiori possibilità per l’industria di sottrarsi a norme ambientali querelando se necessario gli Stati sovrani.

Lo strapotere delle multinazionali spinge molti democratici a togliere il sostegno al loro presidente temendo altra delocalizzazione nei Paesi asiatici.

La preoccupazione trova l’appoggio dei sindacati che chiedono garanzie sull’imposizione di regole internazionali su eventuali firmatari di Paesi emergenti come Messico, Vietnam e Perù.

Secondo la principale confederazione sindacale AFL-CIO, i lavoratori americani avrebbero già perso milioni di posti per precedenti trattati.

 

 

AIIB o SCO il soldo è asiatico

In realtà, non sono le uniche difficoltà per il Presidente USA che a marzo tenta invano di impedire agli alleati di entrare nella ‘Banca di Investimenti per le Infrastrutture Asiatiche’ (Aiib), creata dalla Cina.

Vi hanno invece aderito Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia (membri del G7) e l’Australia.

L’Aiib ha come epicentro la ‘Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione’ (Sco), nata nel 2001 dall’Accordo strategico cino-russo per contrastare la penetrazione Usa in Asia Centrale, e si estende ai settori economico, energetico e culturale.

Ai sei membri fondatori (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), si aggiungono, per ora in veste di “osservatori”, India, Iran, Pakistan, Mongolia e Afghanistan e, come partner di dialogo, Bielorussia, Sri Lanka e Turchia.

Lo Sco comprende un terzo della popolazione mondiale e potrà arrivare al 50% quando ne entreranno a far parte i Paesi ‘osservatori’ poiché dispone di risorse e capacità lavorative tali da farne la maggiore area economica del mondo.

 

 

Se non Oriente è BRICS

Lo Sco è collegato al BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che ha deciso di creare una propria Banca per lo sviluppo e un proprio Fondo di riserva.

Questi organismi finanziari e la Banca Asiatica potrebbero, nel tempo, sostituirsi alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale, che per 70 anni hanno assicurato a USA e Paesi Occidentali l’egemonia nell’economia mondiale attraverso i “Piani di Aggiustamento Strutturale”, imponendo prestiti-capestro ai Paesi indebitati.

I nuovi organismi potrebbero sostituire con altra moneta i dollari negli scambi commerciali togliendo agli Stati Uniti la capacità di scaricare il loro debito su altri Paesi stampando carta moneta utilizzata come valuta internazionale dominante nonostante la convertibilità del dollaro in oro stabilita nel 1944 a Bretton Woods sia finita nel 1971.

 

TTIP bilancia sito

 

Se non vinci coi soldi, allora armi

Se non vinci con l’economia, allora lo strumento per l’egemonia diventa la guerra, come occorso con il conflitto in Ucraina iniziato a Maidan, e seguito dalle sanzioni contro la Russia e dal rafforzamento della Nato.

Da qui la spostamento di Forze militari Usa nella regione Asia/Pacifico in funzione anti-cinese, destinata a concentrare entro il 2020 nella regione il 60% delle Forze navali e aeree della U.S. Navy.

Non è un caso che proprio il 14 giugno gli USA, dopo i mancati Accordi del Ttip e del TTP, dichiarano l’intenzione di schierare in Estonia, Lettonia e Lituania, carri armati, veicoli corazzati d’attacco e artiglieria pesante per fronteggiare nel Baltico la minaccia russa con forze in grado di spostare nel Baltico oltre 5 mila soldati delle truppe scelte dell’US Army.

I piani di difesa coinvolgono anche Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria e prevedono l’utilizzo dell’aeronautica con i C 17 Globmoster e i C 5 Galaxy, nonché il consueto supporto della Gran Bretagna.

 

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