mercoledì 19 giugno 2019

Armi Usa nei Paesi baltici
nuova sfida al Cremlino
costi quello che costi?

Qualcuno è così matto che vuole lo scontro armato con Mosca? Il Pentagono intende inviare uomini e mezzi lungo i confini che separano la Russia dall’Europa. Una strategia destinata a inasprire le tensioni tra l’Alleanza Atlantica e il Cremlino. Qual’è la logica dell’azzardo occidentale e Nato?

La prima notizia l’ha data il New York Times il 13 giugno: il Pentagono sarebbe pronto a inviare 5.000 soldati, carri armati e altre armi pesanti nei Paesi Baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) e dell’Est Europa (Polonia, Romania, Bulgaria e -se lo volesse- Ungheria) per rispondere a quella che viene definita ‘l’aggressione militare’ della Russia in Ucraina. All’inizio una rivelazione senza riscontri da prendere con le molle. Ora arrivano le prime conferme da parte delle diplomazie degli Stati interessati e da altri canali giornalistici sul fronte opposto a darsi conferma l’uno con l’altro.

 

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Secondo Russia Today, i governi di Polonia e Lettonia avrebbero già concordato con Washington di ospitare permanentemente truppe e mezzi americani al confine con la Russia. In quelle aree ci sarebbero già depositi per contenere armi e attrezzature militari Usa. Il governo di Varsavia ci sta pensando e ha promesso che deciderà a breve, vale a dire al vertice della NATO del 24 e 25 giugno. Se l’appoggio dei Paesi Baltici e della Polonia è certo, gli Usa hanno difficoltà a far allineare alla loro posizione l’Ungheria, in disaccordo con le sanzioni Ue e vicina a Mosca sul piano economico.

 

Il Pentagono presenterà il piano al prossimo summit della Nato, fra non espressi scetticismi europei. Quindi nuove tensioni lungo i confini tra Russia e dall’Europa dell’Est. Lookout fa rilevare come il quantitativo di uomini e mezzi che il Pentagono ha intenzione di inviare nell’area equivarrebbe alle misure adottate in Kuwait dopo l’invasione da parte dell’Iraq nel 1990. Ora nel Baltico è in corso l’esercitazione militare Nato ‘Baltops’: 50 tra navi, sottomarini e intercettatori inviati da 17 Paesi, membri Nato più gli alleati Svezia, Finlandia e Georgia, con un impiego totale di 5.600 soldati.

 

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Ovviamente questo imponente assembramento di mezzi militari ai confini, non è gradito da Mosca. Il capo delle operazioni dell’esercito russo, il generale Andrey Kartapolov, ha detto che nel 2014 le attività Nato nell’area sono cresciute dell’80%. In particolare, incrementate le operazioni dei caccia dell’aviazione americana, a cui la Russia ha risposto con incursioni dei suoi Tupolev-95. Frizioni e scambi di accuse all’ordine del giorno. L’11 giugno un velivolo di sorveglianza russo ha sorvolato 4 navi da guerra dell’Alleanza Atlantica a un’altitudine di 150 metri. Fino a che non accadrà il fattaccio.

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