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mercoledì 23 Ottobre 2019

Vi ricordate la Palestina?
Il silenzio del mondo
e le porcate in casa

Fine maggio a Ginevra la Federazione calcio palestinese grazia quella israeliana col ritiro della richiesta di sospendere dalla FIFA per violazione dei diritti dei calciatori, arresti, ecc. Poco dopo il nazionale palestinese Maraabah è fermato al Ponte di Allenby per ‘motivi di sicurezza’

Non solo guerra. Il 29 maggio a Ginevra lo scontro fra le Federazioni israeliana e palestinese di calcio che si conclude con l’inatteso ritiro della richiesta palestinese di sospendere Israele dalla FIFA per le violazione dei diritti dei calciatori, sottoposti ad arresti, ferimenti, uccisioni

Il rappresentante palestinese, Jibril Rajoub, negozia con il suo omologo israeliano, Ofer Eini, il ritiro della richiesta in cambio di un “Comitato congiunto” che valuti le pesanti restrizioni imposte ai suoi calciatori.

L’Assemblea vota e approva a larga maggioranza la retromarcia di Rajoub.

Decisione assunta da Rajoub dopo la disponibilità a risolvere il problema assicurata dal premier israeliano Netanyahu durante l’incontro con il capo della FIFA.

 

La nazionale di calcio palestinese
La nazionale di calcio palestinese

 

In realtà, il giorno successivo il nazionale palestinese Sameh Maraabah viene fermato e detenuto al Ponte di Allenby “per motivi di sicurezza”.

Il comportamento di Rajoub è aspramente criticato al suo rientro in Cisgiordania e non solo.

Al suo arrivo all’aeroporto Queen Alia di Amman, Rajoub è dichiarato “persona non grata” dalle autorità giordane che ne hanno impedito l’ingresso nel Paese.

Il provvedimento è adottato perché durante e dopo le votazioni per l’elezione del Presidente della FIFA chiusa con la rielezione del contestato Sepp Blatter in danno del suo rivale, il principe Alì di Giordania, Rajoub era stato ripreso dalle telecamere mentre si congratulava con Blatter.

A fronte dell’ira dei giordani, rimane in silenzio Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, smarcandosi da una decisione sicuramente concordata.

 

Per comprendere l’accaduto occorre verificarne i motivi anche perché era ben noto il generale consenso fra i membri delle Federazioni alla richiesta palestinese, tanto da suscitare la preoccupazione dei leader israeliani, a cominciare dal Presidente Reuven Rivlin, che aveva definito l’eventuale esclusione dalla FIFA “una minaccia strategica”.

Di fatto, Rajoub, è noto per lo zelo con il quale, da capo dell’Intelligence in Cisgiordania, operava con Israele nel settore della sicurezza.

Ma è complessivamente l’ANP in più occasioni e su diversi temi certo più significativi del calcio delude le aspettative della popolazione.

 

Citando agli episodi più recenti, nel 2008 l’ANP ostacola la richiesta all’ONU di una Risoluzione proposta dal Qatar per la rimozione del blocco a Gaza.

L’anno seguente, l’ANP lascia cadere la Risoluzione preparata dall’ “Human Rights Council” per trasmettere il Rapporto del Giudice Richard Goldstone sui crimini di guerra commessi a Gaza da Israele al Consiglio di Sicurezza ONU.

Inoltre, dopo aver più volte rinviato la presentazione della richiesta al Consiglio di Sicurezza ONU per il riconoscimento dello Stato di Palestina entro il 2016 nei confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est capitale e il ritorno dei profughi, il Presidente Abbas ne ordina la trasmissione il 30 dicembre, appena in tempo di consentire all’inaffidabile Nigeria di far mancare il 9° voto necessario per l’approvazione.

 

La Nigeria, membro a rotazione del C.d.S. ONU, sarebbe stata sostituita, altri Paesi favorevoli allo Stato Palestinese avrebbero fatto parte del Consesso e la Risoluzione sarebbe stata approvata.

In realtà, l’ANP e gran parte della leadership di FATAH, di cui Rajoub è esponente, sono troppo dipendenti da Israele e dai Paesi Occidentali donatori per difendere sino in fondo gli interessi nazionali.

Ma è dal fronte internazionale che arrivano segnali più inquietanti.

Nel 48° anniversario della Guerra dei 6 giorni (4 -10 giugno 1967), a Washington il generale saudita Anwar Majed Eshki, e l’ex generale israeliano Shimon Shapira comunicano nuove relazioni consolidate fra i due Paesi e il loro coordinamento anti-Iran.

Aggiungono di avere scoperto di avere di fronte le stesse sfide e le stesse risposte dallo Yemen alla Siria e all’Iraq.

 

PALESTINA IMPRONTA 600

 

Il generale saudita espone anche un piano in 7 punti per il Medio Oriente, fra cui la creazione di un “Kurdistan indipendente” formato dai tre territori ora in Iraq, Turchia e Iran.

Ostentatamente non si parla più di Palestina.

E’ ipotizzabile che in queste alleanze a geometria variabile, Israele trovi come interlocutore non più l’ANP ma il più affidabile ed efficace Consiglio di Cooperazione del Golfo.

CCG non nuovo a queste imprese perché fu proprio saudita la proposta presentata al Vertice arabo di Beirut nel marzo 2002 su uno scambio “terra per la pace”, indicando il ritiro di Israele sul confine del 1967 in cambio della normalizzazione con il mondo arabo.

Ma oggi la proposta non sarebbe la stessa, per il mutato quadro geo-strategico e la debolezza dall’ANP.

 

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