Il G8 mutilato alla fine parla principalmente dell’escluso, la Russia, che per gli Stati Uniti è adesso ‘il nemico’. Si doveva discutere della Guerra in Ucraina, della crisi del debito greco, di terrorismo internazionale, e del riscaldamento globale. Ma dal castello di Schloss Elmau, in Baviera, si è andato poco lontano da Kiev e dalla onerosissima crisi Ucraina. In assenza di una controparte con cui discutere, i leader del G8 -1 non hanno fatto altro che attenersi alla strategia imposta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che aveva già in tasca il sì della cancelliera Angela Merkel.
Gli USA non intendono indietreggiare di fronte a Mosca e di fatto hanno chiesto all’Europa altri sacrifici economici per altre sanzioni a Mosca. L’UE, si è allineata. Il presidente del consiglio europeo, il polacco Donald Tusk (di un paese direttamente coinvolto nelle tensioni con Mosca), ha sostenuto che l’eventuale aumento delle sanzioni alla Russia potrebbe essere approvato a Bruxelles già entro la fine di giugno. A sostenere le posizioni più filo americane anche il britannico Cameron, nonostante le gravi perdite economiche provocate dallo stop nei rapporti economici con la Russia.
Ma oltre le cronache degli applausi, è proprio questo il punto che sembra destinato a causare le prime crepe nel blocco anti-Russia. L’impatto economico si sta facendo sentire. Domanda che molti si pongono, è a cosa potrà portare un aumento delle sanzioni e il peggioramento della situazione in Ucraina. La Russia è convinta che queste minacce di inasprimento delle sanzioni abbiano poco a che fare con la crisi in Ucraina e siano mirate a ostacolare i nuovi piani energetici del Cremlino con Cina, Turchia e Iran per sviluppare un mercato parallelo e alternativo dell’attuale per petrolio e gas.
La guerra in Ucraina come un pretesto per tenere alto il livello dello scontro tra i blocchi. Questo mentre gli osservatori OSCE da mesi denunciano la sistematica violazione del cessate il fuoco da parte tanto dell’esercito di Kiev quanto dei ribelli filorussi del Donbass. Il resto dei guai del mondo, Iraq, Siria, Nord Africa e Nigeria, lasciati quasi da parte. In Baviera anche gli incontri col premier iracheno, col presidente nigeriano e col presidente tunisino per fare il punto sull’avanzata dello Stato Islamico e sulla espansione Isis in Libia. Ma ad Obama interessa soprattutto Mosca, passando per Kiev.