Privacy Policy Grecia sprecona o Europa taccagna? Tra Socrate e la Merkel -
giovedì 12 Dicembre 2019

Grecia sprecona
o Europa taccagna?
Tra Socrate e la Merkel

Un ‘dettaglio’ che pare sfuggire a osservatori e analisti impegnati sul fronte del debito greco: che prezzo stiamo chiedendo di pagare ai cittadini greci? Ammettendo sia anche in parte colpa loro, sono oneri sostenibili o sfiorano la crisi umanitaria? L’Europa a scegliere tra Socrate e la Merkel

‘La colpa fu’ forse servirà ad evitare errori simili per il futuro ma non serve oggi, salvo fornire alibi ad azioni che non si vuol dire di aver voluto portare alle estreme conseguenze. Stiamo parlando del fallimento dello Stato Grecia, della sua uscita dall’Euro e della crisi economica che travolgerebbe in modo ancora più severo la popolazione greca. E questi sono i conti che stanno pagando loro, i greci. Dalla crisi dei mutui sub-prime e l’inizio della recessione, la Grecia ha perso il 38% del PIL, con la disoccupazione al 25,7% (Spagna 23%, Italia 12,4%, Germania al 4,7%), quella giovanile al 50,1%.

 

Socrate, il padre fondatore dell'etica o filosofia morale.
Socrate, il padre fondatore dell’etica e della filosofia morale.

 

Ma è tutta e solo colpa della Grecia? L’austerità, forme tempi attraverso cui è stata imposta dalla Troika a tutti i Paesi con un debito pubblico elevato e un deficit pubblico eccessivo, è ritenuta un errore da quasi tutti gli economisti. Il problema della ‘soglia critica’ nel rapporto debito pubblico-PIL. Se fai stringere troppo la cinghia per recuperare il debito l’economia precipita, è la lezione che nessuno a Bruxelles e soprattutto a Berlino sembra aver capito sino in fondo. Il problema e ancora quello della mancata ‘ristrutturazione del debito’ (una sconto sui debiti) che Washington suggeriva.

 

E il mancato sconto sul debito pubblico greco, qui l’assurdo, è costato all’eurozona una montagna di euro, 320 miliardi, di cui 190 dai Paesi membri e 43 dall’Italia, aggravando il problema invece di risolverlo. Secondo analisti seri, la severità alla tedesca avrebbe distrutto l’economia ellenica e reso esplosivo il debito pubblico -il 180% del PIL- senza neppure riuscire a contenere il deficit pubblico che viaggia attorno al 4%. Eppure il bilancio dello stato al netto della spesa per interessi sul debito pubblico, è stato positivo per 2,9 miliardi nel 2014. Più entrate e meno spese, ma non basta ancora.

 

A giugno la Grecia dovrebbe versare una rata di 1,5 miliardi al Fondo Monetario e avrà bisogno dei soliti 2,5 miliardi di euro per pagare stipendi, pensioni, assistenza sociale e altri servizi. Ma i soldi non ci sono. Nel ruolo di gnomo cattivo con qualche somiglianza, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che non concede un centesimo neppure in punto i morte, mentre il premier greco Alexis Tsipras cerca di spiegare che non si possono fare ulteriori tagli sul salario minimo, pensioni e mercato del lavoro. Quindi sull’orlo del baratro dell’uscita della Grecia dall’Eurozona.

 

Nessuno sa cosa potrà accadere anche se il ministro del Tesoro americano Jack Lew teme l’avvio di un’incontrollabile reazione a catena. Senza memoria storica a Bruxelles e a Berlino. Il precedente nella Conferenza di Pace di Versailles del 1919. Allora come oggi, i vincitori della prima guerra mondiale, in realtà la Francia guidata da Georges Clemenceau, imposero alla Germania sconfitta un fardello di riparazioni: indennizzi in valuta, cessioni territoriali, cessione di navigli e di milioni di tonnellate di carbone assolutamente insostenibili. E in Germania arrivò Hitler a saldare quei conti.

 

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Allora l’economista Keynes, chiamò Versailles ‘la pace cartaginese’, e scrisse che i sacrifici imposti al popolo tedesco avrebbero avuto il solo esito di spingerlo alla disperazione e verso avventure non democratiche. Keynes sosteneva la cancellazione reciproca dei debiti di guerra, a partire dagli USA che vantavano crediti per oltre 10 miliardi di dollari: quello che sarebbe stato il Piano Marshall nel 1947. Speriamo che i ministri delle Finanze del G7, riuniti a Dresda, abbiamo memoria. Aiutati dalla città che li ospita, rasa completamente al suolo dai bombardamenti alleati nel 1945.

 

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