lunedì 19 Agosto 2019

Sugli F35 sapore di beffa
Per Sel la Pinotti mente
Quei numeri ballerini

L’accusa alla ministro della difesa Pinotti è di aver mentito sui cacciabombardieri F35 e al governo di aver preso in giro il Parlamento. Nessun dimezzamento della spesa globale degli F35 come invece la Camera dei Deputati aveva chiesto nel settembre 2014, con una mozione a prima firma Pd

“Sono da sempre contrario” (Berlusconi). “Soldi buttati via” (Renzi). “Una spesa da rivedere e limitare” (Bersani). La Pinotti da sottosegretario nel 2013 ne voleva al massimo 15. Nel 2014 da ministro cambia idea: “I 90 caccia? Nè confermati, né disdetti”. Risultato? Entro il 2020 l’Italia comprerà i primi 38, e poi se ne riparlerà ancora. Ma quanti? Numeri ‘stealt’, invisibili.

 

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Che Roberta Pinotti sia una delle ministre di più facile inciampo è forse vero, ma pare difficile che si faccia cogliere con ‘le dita nella marmellata’, nel mentire al Parlamento. Eppure le accuse che arrivano da Sinistra ecologia e libertà, lo stesso partito della presidente della Camera Boldrini, sono piuttosto pesanti. “Il Parlamento ha potuto finalmente leggere il Documento Programmatico della Difesa dove si scrive che per gli F35 la spesa prevista è ancora di 10 miliardi e che con queste risorse il programma sarà completato il 2027. Quindi nessun dimezzamento della spesa globale”.

 

Si parte dunque da quella mozione parlamentare del 2014 che impegna il governo a tagliare a metà l’iperbolico progetto F-35. “Dopo l’approvazione di quella mozione- ricorda il capogruppo di Sel, Scotto- ci hanno detto in questi mesi che avremmo dovuto pazientare e attendere l’uscita del Libro Bianco della Difesa, cosa avvenuta qualche settimana fa, dove però sugli F35 non c’è nemmeno una riga. Ci hanno detto poi che avevamo capito male e che avremmo dovuto leggere il Documento Programmatico Difesa, dove però il programma F35 viene confermato nella sua spesa globale”.

 

Detta così, appare davvero che qualcosa non funzioni. La sgradevole percezione dell’occultato, delle procedure che non amano la trasparenza. Sel è dura: “La sostanza è semplice: il governo, benchè il Documento Programmatico parli di ‘rispetto delle mozioni’, ha clamorosamente preso in giro gli italiani, non ha mantenuto gli impegni, ha imbrogliato il Parlamento. Il ministro della Difesa ha mentito. Per questo Sel annuncia che nei prossimi giorni raccoglierà le firme per formalizzare e depositare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Roberta Pinotti”. Altro inciampo di volo.

 

Dal Ministero la risposta pare affidata ai generali, stando almeno al linguaggio usato. Sfrondata dal burocratese, si sostiene che “azioni” e “comunicazioni” del ministro in materia “sono sempre state improntate alla massima trasparenza, correttezza d’informazione e onestà d’intenti”. Poi il ripasso del già detto: Nel Dpp, ricorda il ministero, “sono contenute due precise scelte che il governo ritiene giusto fare: la prima, di breve-medio periodo, limiterà fino al 2020 le acquisizioni di velivoli JSF a quelli strettamente necessari a sostituire le capacità che saranno perse nei prossimi anni”. Quanti?

 

Non si sa. “Tale numero, oggi ipotizzato fino a un massimo di 38 velivoli (e l’eventuale minimo?), si pone in grande riduzione sia rispetto ai 101 originariamente previsti per questo lasso di tempo, sia alle diverse ipotesi che erano state fatte nel corso degli ultimi anni”. Ma attenzione alla fase due. “Nel medio-lungo termine, si prevede una rimodulazione della pianificazione (si rifanno i conti di quanti F35 comprare?) dell’intero programma per generare, fino al 2026, ulteriore efficientamento della spesa”. Linguaggio demenziale da ‘efficientare’, in nome di Dante. E del diritto nostro a capire.

 

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Azzardiamo una traduzione nostra. Da qui sino al 2020, arriveranno dalla Lockheed Martin ben 38 Joint Strike Fighter-F3 certamente già concordati. Molto meno rispetto ai 101 originariamente previsti in tempi di vacche grasse, ma in tutto il mondo si tagli rispetto a costi che stanno divenendo insopportabili. Ma ci sarà tempo per recuperare, nella seconda fase, di medio-lungo termine, fino al 2026, per il famoso ‘efficientamento della spesa’. Ma già si mettono le mani avanti: conti da fare non solo in uscita, ed ecco gli indefiniti ‘ritorni industriali’ calcolati in 1,6 miliardi di dollari. Bah.

 

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