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mercoledì 16 Ottobre 2019

‘Terra Terra’, la libertà
si coltiva nell’orto
Anche quello di Rebibbia

Progetto pilota da portare in altre carceri italiane dove ci sono aziende agricole. Dentro e fuori le sbarre si coltiva il seme della legalità e la speranza per il futuro. Agronomia, zootecnica e botanica si alternano alla poesia, per accompagnare l’uso delle mani a quello della parola giusta

La libertà si coltiva nell’orto, anche quello del carcere di Rebibbia. A Roma un gruppo di docenti della casa circondariale femminile hanno ideato Terra Terra, un progetto pilota per la formazione e la rieducazione delle detenute. Le donne imparano a coltivare la terra e allevare gli animali. Lo scopo è fornirgli strumenti utili da utilizzare anche una volta fuori. Agronomia, zootecnica e botanica si alternano alle lezioni di letteratura e poesia, “perché vogliamo accompagnare l’uso delle mani a quello della parola giusta: Terra Terra, appunto”, ci racconta l’ispiratrice del progetto Giulia Merenda.

 

terra terra

 

“Vogliamo portare questo esempio in altre carceri italiane, dove ci siano aziende agricole come quella di Rebibbia”, spiega ancora Merenda, docente di letteratura in carcere e regista del documentario ispirato a questa esperienza. Protagoniste del film-verità in fase di produzione sono proprio le detenute, che il 27 maggio – al termine della prima fase del progetto – raccolgono il grano coltivato per la prima volta a Rebibbia. Con loro c’è anche don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera, che insieme ad Arsial (Servizio integrato agrometeorologico della Regione Lazio) hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

 

L’iniziativa rafforza il principio costituzionale che il carcere debba essere un luogo di recupero e non una discarica sociale. Non si tratta di false retoriche – il carcere non le ammette –, ma di principio di buon senso prima ancora che giuridico. Se il tempo impiegato dietro le sbarre è stato fruttuoso, allora la libertà guadagnata diventa occasione utile di riscatto nel mondo là fuori. L’accesso ai programmi di rieducazione è fondamentale per restituire alla società persone in grado di convivere con gli altri.

 

rebibbia

 

Gli anni passati nell’inattività, invece, aumentano il senso di frustrazione e rabbia nei confronti di un sistema a cui non ci si è adattati. Ecco perché occasioni come Terra Terra sono importanti per ripartire col giusto senso delle cose, “per voltare pagina e progettare un futuro diverso sia dentro che fuori”, dice Giulia Merenda. Da qui anche l’idea di far realizzare un e-book dalla casa editrice Lantana, che raccoglie oltre ai filmati, i testi scritti dalle donne di Rebibbia e quelli scelti per le letture durante le lezioni. L’idea è costruire un percorso narrativo che leghi il dentro e il fuori delle mura della Casa Circondariale.

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