lunedì 17 giugno 2019

Perse Ramadi e Palmira?
Semplici ‘tactical setback’
incidenti tattici per Obama

Tactical setback, contrattempi tattici. L’antico trucco secondo cui la rotta di un esercito diventa una semplice ‘ritirata strategica’. Sarcasmo facile sulla stampa Usa: ‘Se questo è vincere, chissà allora come sarebbe perdere’. Mentre altri a Washington confessano: ‘We don’t have a strategy yet’

A quanto pare, “Non stiamo perdendo. Siamo soltanto all’ottavo mese di una campagna che come ho annunciato durerà per anni”, ci racconta il presidente americano Barack Obama che minimizza la guerra di espansione dello Stato islamico. Per Obama, la caduta della città di Ramadi in Iraq la settimana scorsa e di Palmira in Siria pochi giorni fa, sarebbero soltanto dei “tactical setback”, dei “contrattempi tattici”. Sembra l’antico trucco secondo cui la rotta di un esercito diventa per i suoi generali una semplice ‘ritirata strategica’. Come dire che Caporetto fu un arretramento per portare gli asburgici sul Piave e bastonarli.

 

rAMADI obama

 

Obama racconta la sua storiella da stratega della domenica ad un magazine che pubblica la sintesi nelle stesse ore in cui anche la città siriana di Palmira e i grandi impianti per la produzione di gas nel deserto che le stanno attorno cadevano sotto il controllo dello Stato islamico. Stessa cronaca militare di Ramadi: collasso delle truppe governative (quelle siriane più motivate ma meno numerose di quelle irachene), esecuzioni di massa nelle strade, saccheggio degli arsenali locali. Ma la sfida Isis si espande sino all’Arabia Saudita. Attentato in una moschea sciita come inizio delle sue operazioni nel regno.

 

Il Wall Street Journal, sulla situazione fa del sarcasmo facile: “Se questo è vincere, chissà allora come sarebbe perdere”. Daniele Raineri su Il Foglio, nota che il presidente americano usa con malcelato disprezzo l’aggettivo ‘tattico’, forse perché si contrappone a ‘strategico’, che invece è un aggettivo che nel politichese di Washington ( e non soltanto) ha connotazioni ‘alte’, di grande visione. Chi è tattico è dilettante che gioca a breve e qualche volta può anche vincere delle battaglie ma è destinato a perdere la guerra. Irrisolta la questione delle ultime guerre americane: in Iraq e in Afghanistan fu tattica o strategia?

 

Sembra di capire che, secondo Obama e gli strateghi di Washington, il gruppo di Al Baghdadi al vertice del ‘Califfato’ non ha una strategia all’altezza delle sue ambizioni e capacità militari, si muove giorno per giorno, e anche se vince quasi sempre, starebbe improvvisando. Controprova assente, mentre le stesse accuse appaiono più credibili se rivolte all’Amministrazione Obama. “We don’t have a strategy yet”, non abbiamo ancora una strategia disse il presidente ai giornalisti a fine agosto 2014, quando ormai lo Stato islamico s’era preso una grande parte di Iraq. Un ‘ancora’ decisamente troppo lungo.

 

L’ex segretario alla Difesa di Obama, Robert Gates, martedì scorso in tv: “Non abbiamo una vera strategia. In pratica stiamo facendo questa guerra giorno per giorno”. Le notizie rafforzano questa sensazione. Mercoledì il Pentagono ha annunciato l’invio urgente all’esercito iracheno di missili controcarro, ‘mille, già dalla prossima settimana, per distruggere i camion bomba suicidi che aprono varchi nelle loro difese’ (a Ramadi lo Stato islamico ha usato trenta camion bomba). Giovedì, ricalcolo dell’ultimo minuto, ‘il Pentagono manderà in Iraq duemila missili’. Il giorno per giorno, sperando che i missili non sbaglino strada.

 

Members of the Iraqi army and Shi'ite fighters launch a mortar toward Islamic State militants on the outskirts of the city of Falluja

 

Sempre dalle cronache rilanciate da Analisi Difesa, veniamo a sapere che al Congresso c’è stata un’audizione davanti alla commissione Difesa, in cui esperti e senatori hanno convenuto senza giri di parole che l’America sta perdendo la guerra contro lo Stato islamico. E in quella sede gli esperti ascoltati hanno raccomandato un cambio di strategia sostenendo che la campagna aerea in corso (peraltro non intensissima e certamente non molto efficace contro tecniche di guerriglia) non è sufficiente, e hanno toccato un argomento tabù per l’Amministrazione, l’invio in Iraq di più soldati Numero proposto, quindicimila.

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