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venerdì 20 Settembre 2019

L’ISIS inarrestabile
o avversari incapaci ?
Distrazioni statunitensi

Il Califfo dato per morto o invalido svariate volte, torna a farsi sentire: esulta per la conquista di Ramadi e annuncia le prossime mosse dello Stato Islamico. L’esercito iracheno imbelle, ripiega e pensa a usare le milizie sciite iraniane con turbamento in casa sunnita. In Siria non va meglio

La città di Ramadi è di fatto caduta nelle mani delle milizie dell’Isis. Si combatte ancora in alcune zone della città ma pare partita persa per il governo iracheno. Dominare Ramadi significa avere una posizione di forza decisiva e un vantaggio logistico nel minacciare la stessa capitale Baghdad. Da Ramadi passano le linee ferroviarie che raggiungono la Siria e la Turchia, scorre l’Eufrate che irriga tutta la regione. Ramadi è anche il capolinea orientale della ‘Highway 10’, la strada che attraversa il deserto, e raggiunge il Mediterraneo verso Homs in Siria o verso la Giordania. Uno snodo ma anche un simbolo.

 

La fuga dei civili da Ramadi
La fuga dei civili da Ramadi

 

Ramadi è la città della resistenza di Saddam nel 2003, ‘la madre di tutte le battaglie’, la più salata per il contingente americano, con 4.468 soldati morti. Allora. Oggi il rischio della rotta, della fuga disordinata dei soldati di Baghdad. Si materializza l’incubo dei generali iracheni di vedere i propri soldati abbandonare armi e posizioni, come già accaduto lo scorso giugno, quando gli uomini del Califfo hanno occupato tutto il nord del Paese. In ritirata verso la base militare di Khalidiya i soldati iracheni hanno abbandonato mezzi blindati, artiglieria pesante e gran parte del loro equipaggiamento.

 

Una campagna contemporanea dell’Isis in Iraq e Siria, con obiettivi raffinerie e basi militari. Soldi e armi. Le battaglie per la conquista della raffineria di Baiji, la più grande dell’Iraq, ancora contesa, e gli assalti frontali alle città di Ramadi e Falluja in Iraq. Le operazioni in Siria partono dall’alleanza con le milizie di Jabhat Al Nusra, protagonista della conquista di Idlib e si stanno sviluppando nella battaglia sui monti Qalamoun al confine con il Libano, alle incursioni nel campo di Yarmouk, alla periferia di Damasco, e all’attacco di valore soprattutto mediatico al sito archeologico di Palmira.

 

Tutto il mondo preoccupato per Palmira ‘la sposa del deserto’, ma il vero obiettivo dello Stato Islamico era il campo petrolifero di Arak ed el-Heil a est di Palmira, conquistati assieme al villaggio di Arak. Quindi una vittoria militare che adesso consegna il tratto di strada tra Palmira e Deir ez-Zor saldamente in mano all’ISIS, e che può condurre le milizie del califfato fino al crocevia strategico di Homs, a metà strada tra Aleppo e Damasco. Controllo strategico di nuovo territorio e petrolio. Un altro pozzo assoggettato che, almeno nel breve termine, alimenterà ancora le finanze del Califfato.

 

Dati di LookOut, Isis esporta circa 9mila barili di petrolio al giorno a prezzi che vanno dai 25 ai 45 dollari al barile. Il che porta nelle casse del Califfato quotidianamente una cifra compresa tra i 200 e i 400mila dollari, attraverso la vendita del greggio al mercato nero, al governo turco e allo stesso regime siriano. Qualcuno sussurro anche di acquirenti statunitensi, texani in particolare. L’avanzata Isis in Iraq e Siria botta all’aria la cosiddetta ‘nuova strategia Usa’ con l’uccisione di Abu Sayyaf, l’uomo del petrolio, ucciso dalle forze speciali USA che non sono prossime a un maggior impegno.

 

Per Lucio Tirinnanzi, l’uccisione di Abu Sayyaf, ‘è stato un bel colpo del Pentagono, ma pressoché inutile ai fini della guerra’. Forse rallenterà la vendita del petrolio, ma l’Islamic State dimostra di saper fare a meno di molti dei suoi elementi strategici, ‘come se questo strano esercito fosse un’Idra, il mostro mitologico di fronte al quale Ercole, ogni volta che decapitava una delle sue molte teste, ne vedeva ricrescere due’. Lo stesso Abu Bakr Al Baghdadi è stato dato più volte per morto o ferito, sono stati uccisi uomini a lui vicini, ma non è mai seguito alcun sfaldamento dello Stato Islamico.

 

IRAQ UNREST TIKRIT

 

Una Coalizione internazionale che non riesce neppure e rendere efficaci quegli sporadici attacchi aerei, ora dovrà armare le milizie volontarie sciite e coinvolgere forze armate iraniane in supporto all’esercito. Col rischio di portare sostegno popolare delle popolazioni sunnite all’Isis. Il Califfo ora fa lo sbruffone: ‘Dopo la vittoria di Anbar, conquisteremo Baghdad e Kerbala’, quest’ultima città santa sciita. Impossibile Baghdad, simbolica Kerbala, col Califfo che si propone a capo della nuova guerra santa interna all’islam. Tempi di destabilizzazione planetaria lunghissimi, e violenza inusitata.

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