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lunedì 16 Settembre 2019

Migranti piano Ue all’Onu
Missioni in acque libiche
ma dalla Libia sparano

Una nave cargo turca bombardata mentre si avvicinava al porto di Tobruk e poi attaccata dal cielo. Segnale per l’Ue che si prepara a chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un mandato per combattere i trafficanti e possibilmente distruggere i barconi in acque libiche ‘prima che siano usati’

La nave turca bombardata pare non portasse armi o altro di minaccioso per la Libia. Perché l’attacco? A febbraio il premier riconosciuto della Libia, Abdullah al Thani, aveva deciso di interrompere le relazioni con Ankara per il suo presunto sostegno a gruppi ribelli islamisti attraverso l’invio di armi, cacciando dal Paese le aziende turche. La Turchia aveva richiamato il suo ambasciatore in Libia. Secondo messaggio nell’episodio della nave colpita: ‘questa è casa nostra e non intendiamo cedere parte della nostra sovranità’. Destinatari? Ue e Italia con velleità di comando militare.

 

Il mercantile turco bombardato dalla Libia
Il mercantile turco bombardato dalla Libia

 

Ma andiamo e vedere cosa l’Ue si prepara a ‘vendere’ Al Consiglio di sicurezza Onu sul fronte della immigrazione. Quattro i pilastri su cui si fonda la strategia: 1) aiuto ai Paesi di origine e transito dei migranti, quindi le piste della disperazione prima della Libia; 2) controllo delle frontiere a sud della Libia e nei paesi limitrofi; 3) missioni di sicurezza e difesa contro trafficanti e scafisti; 4) il punto più controverso, l’obbligatorietà della suddivisione dei profughi in base ad un meccanismo di quote. Una parte di responsabilità e scelte attraverso le Nazioni Unite e un’altra, più difficile, in casa Europea.

 

Per gli aiuti ai Paesi terzi e per il controllo delle frontiere, pensati interventi sulle infrastrutture per potenziarle. ‘Non ci sono problemi di soldi’, dicono a Bruxelles, con l’Europa che è primo donatore mondiale e può attingere ad un budget di circa 20 miliardi per cooperazione e sviluppo. Questione politica vera è la destinazione di quei soldi. Sulla questione Onu, questione tempi di discussione e alleanze. Già a favore Francia, Gran Bretagna, Spagna e Lituania, ma restano altri undici membri. La Russia, per fortuna non ha vincolato il suo sì alla questione delle sanzioni, lasciando ben sperare.

 

L'incendio sulla nave turca colpita
L’incendio sulla nave turca colpita

 

Il punto più controverso, la redistribuzione dei migranti, con quote obbligatorie da stabilire in base alla ricchezza del Paese, al tasso di disoccupazione, ai numeri degli asili già concessi. Articolo 78.3 del Trattato di Lisbona, finora mai applicato: ‘Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di Paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati’, recita il testo. E se non è emergenza questa dei migranti…

 

Per Bruxelles la valutazione d’emergenza già esiste: ‘sono i numeri a dirlo’. Centinaia di migliaia di richieste (130mila sbarchi in Italia nell’ultimo anno e oltre 200mila richieste di asilo previste in Europa) sono ‘sicuramente un’emergenza’, per l’esecutivo Ue. Nella bozza che circola, i numeri dei rifugiati da ricollocare non sono ancora specificati. Si va da 5000 a 20mila, e su quei numeri sarà battaglia. Primo passo, la creazione di un ‘sistema di risposta di emergenza’ con una redistribuzione che tenga conto di pil nazionale, popolazione, disoccupazione e migranti già accolti. Già da luglio si spera.

 

migranti 2015 600

 

Entro il 2015, la seconda fase: un sistema definitivo e obbligatorio di ‘attivazione automatica’ della ripartizione in caso di crisi. Come terzo passo, ci si occuperà dell’accoglienza di chi non è in Europa e ha diritto all’asilo: la bozza parla di 20 mila persone subito. Infine si lavorerà sulla riforma del Regolamento di Dublino, per scardinare il principio secondo cui i migranti salvati devono essere accolti dal porto più vicino, cioè dall’Italia. Nel 2014 gli illegali passati per l’Italia sono stati ufficialmente 170mila. Resta da vedere se gli stati s’accorderanno superando egoismi di molte capitali.

 

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