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venerdì 20 Settembre 2019

Macedonia e Balcani stanno per riesplodere sulla questione albanese

In Macedonia, una delle sei ex repubbliche jugoslave, azione di guerriglia a Kumanovo, nel sud, ai confini con Serbia e Kosovo. Uccisi 8 agenti e 14 assalitori armati. Il governo di Skopje accusa i ribelli albanesi e l’Uck, l’Esercito di liberazione del Kosovo usato contro la Serbia nel 1999

Probabilmente è il Paese con più nomi al mondo, e tutti contestati: Macedonia, FYROM, e ora una fantomatica ‘Repubblica di Illiria’. Proviamo a capirci visto che da quelle parti riparte una nuova puntata delle guerre balcaniche che qualche sciocco o illuso sosteneva fossero finite. Repubblica di Macedonia nella Jugoslavia, Paese cuscinetto inventato a Yalta per separare Slavi bulgari e serbi, albanesi e greci. Allo sfascio della Jugoslavia, la Grecia impone al nuovo Stato la sigla di ‘Former Yugoslav Republic of Macedonia’ perché la Macedonia geografica del grande Alessandro è terra sua.

Adesso scopriamo che esisterebbe una aspirazione politica con tanto di formazioni armate per dar vita a una fantomatica «Repubblica di Illiria». Albania, Kosovo e un terzo di territorio macedone, più altri spiccioli di popolazione albanese attorno ai vecchi confini. La ‘Grande Albania’ che cambia nome, per intenderci. I fatti, come da sommario: operazione della polizia di Skopje contro uomini armati a Kumanovo, nord della Macedonia al confine con Serbia e Kosovo, che si è conclusa nel primo pomeriggio di domenica con otto poliziotti e 14 presunti terroristi uccisi, e 37 agenti feriti.

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Una vera e propria battaglia, sembrerebbe, durato 30 ore. Gli assalitori, giunti a Kumanovo ai primi di maggio, si nascondevano in case disabitate e edifici diroccati. Le autorità di Skopje accusano le formazioni della guerriglia albanese provenienti dal vicino Kosovo. C’è anche un documento col quale gruppi estremisti dell’indipendentismo albanese, primo l’Esercito di liberazione del Kosovo, l’Uck, protagonista del conflitto armato con la Serbia a fine anni novanta, hanno parlato di ‘offensiva per l’instaurazione della Repubblica di Illiria’. La guerra vera, dicono, comincerà il 12 maggio.

Tensioni da sempre con la comunità albanese che vive, possiede e controlla il territorio macedone ai confini con Albania e Kosovo e la valle serba di Preševo-Medveđa e Bujanovac, di popolazione albanese. Dei due milioni circa di abitanti della Macedonia, il 25% sono di etnia albanese, e una tensione interetnica latente tra le due comunità sfocia spesso in incidenti e provocazioni. Epicentro degli scontri a Kumanovo è stato il quartiere periferico di Divo Naselje, abitato in prevalenza da macedoni di etnia albanese. Va ricordato che la stessa capitale Skopje è abitata da popolazione metà slava e metà albanese.

Il centro storico di Skopje
Il centro storico di Skopje

Il discusso premier macedone Nikola Gruevski, da 9 anni al potere alla guida del partito col nome più lungo al mondo (‘VMRO-DPMNE’, Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone – Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone), al centro di contestazioni di piazza pochi giorni prima per uno scandalo di intercettazioni contro gli avversari politici, ha parlato di ‘Un pericoloso gruppo armato di una quarantina di uomini ben addestrati, che hanno partecipato ad altre operazioni armate nella regione e in Medioriente’. Accusa pesante sulla scia di sospette militanze jihadiste dal Kosovo.

La ministro degli Interni, Gordana Jankulovska, ha aggiunto che più di 20 membri del gruppo armato si sarebbero arresi. Verifica su chi siano e da dove vengono da fare presto, e da arbitri terzi, tipo la delegazione della UE in Macedonia. Il Paese è alle prese con la più profonda crisi politica fin dalla sua indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991. Il governo e l’opposizione si accusano a vicenda di voler destabilizzare il Paese per prendere o mantenere il potere. Molti analisti temono, esperienze passate, che i leaders di entrambe le parti siano pronti a provocare scontri etnici per usarli ai propri fini politici.

MAKEDON

Crisi politica dirompente quella in Macedonia, a spezzare tutti gli equilibri esistenti all’interno delle stesse componenti etniche contrapposte. Crisi tra il governo conservatore e l’opposizione socialista col ‘Watergate macedone’, le intercettazioni illegali che minaccia il regime al potere da quasi 12 anni. Sull’altro fronte, la frattura politico-religiosa all’interno della Comunità islamica, che qui si sovrappone alla parte di popolazione albanese. Conflitti fra clan e vere battaglie di fede e di soldi tra islam kosovaro albanese sostenuto dalla Turchia, e i rivali con aiuti dalle varie petromonarchie arabe.

La comunità musulmana, circa 500.000 persone, il 25% della popolazione macedone, è composta prevalentemente da genti di etnia albanese, ma con minoranze bosniache, torbesh e turche. Contrasti interni nei primi anni ’90, dopo l’indipendenza dalla Jugoslavia, con due fazioni, una capitanata dal Reis Jakup Selimovski, bosniaco, e l’altra guidata da Rexhepi Sulejmani, espressione dei fedeli albanesi. Dal 1992 i segni di una nuova presenza, estranea alla tradizione religiosa locale moderata: quella della corrente wahabita o salafita di tradizione e cultura arabica. E pulsioni jihadiste.

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